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Degasperi contro l’ipotesi di ampliamento dello stabilimento: “Dopo 6 anni di tortura i residenti rimangono inascoltati”

Il difficile rapporto fra residenti che fra cattivi odori e rumori non riescono a trovare pace. Nel frattempo l’azienda Edilpavimentazioni avrebbe in programma di ampliare ulteriormente le proprie attività, aggiungendo un nuovo impianto di produzione di asfalto a Quaere

Di Tiziano Grottolo - 29 novembre 2019 - 19:23

LEVICO TERME. La vicenda dell’azienda Zanghellini Asfalti è sicuramente molto travagliata, fin da quando si insediò nella frazione di Quaere nel 1964 e passata attraverso vertenze sindacali, indagini della magistratura e perfino un sequestro. A puntare il dito contro gli “scheletri nell’armadio” ci ha pensato il consigliere del Movimento 5 Stelle Filippo Degasperi che ha recentemente deposito un’interrogazione per affrontare alcuni nodi rimasti irrisolti.

 

Degasperi ricorda che nel 2002 il Comune di Levico Terme e la Provincia concessero all’allora alla Zanghellini Asfalti Spa “una maxi sanatoria in deroga per sedici opere abusive, fra cui impianti e cumuli di materiale, realizzate dal 1965 in poi in zona boschiva – sottolinea – abusi accertati solo in seguito alla denuncia di un privato sporta nel 2001”.

 

 

Fino ad allora infatti, nessuno pareva essersi accorto delle discariche e degli impianti, nonostante questi sorgessero tra case e campi (presenti ben prima dell’insediamento dell’azienda), per di più vicino a un’importante riserva provinciale naturale istituita nel 1992, conosciuta come il biotopo Inghiaie del Wwf.

 

Come se non bastasse nella stessa area vennero attive due discariche denominate nel Piano Comprensoriale Zanghellini 1 (chiusa nel 1997) e Zanghellini 2 (chiusa nel 2005). Nel 2001 per via di un episodio di smaltimento di materiali non conformi all’autorizzazione comportò il sequestro temporaneo dell’area e la rimozione di detti materiali.

 

Anni più tardi, precisamente nel 2013 venne rilasciata una nuova autorizzazione per riprendere le attività seppur con delle limitazioni anche se l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari dichiarò che la vicinanza di singole abitazioni e la presenza, non distante, di una piccola zona residenziale, sono comunque elementi che invitano alla prudenza, rendendo quindi necessario un rigoroso rispetto dei limiti previsti dagli atti autorizzativi (fissati a un limite di emissioni pari a 10 volte il TLV-TWA).

 

Nel corso degli anni la popolazione residente a Quaere ha cominciato a segnalare all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine disagi per via di cattivi odori e forti rumori derivanti da un improvviso cambio e aumento delle lavorazioni presso il vicino stabilimento di produzione conglomerati dell’azienda che nel frattempo ha cambiato nome il Edilpavimentazioni.

 

 

La stessa azienda ha poi acquistato atri capannoni nella stessa area iniziando, nel giugno 2019, a vagliare e insacchettare l’asfalto a freddo. “Il Servizio Autorizzazioni e valutazioni ambientali non ha autorizzato nessun tipo di attività nello stabilimento sopra menzionato e negli scorsi giorni il comune di Levico Terme ha imposto all’azienda tramite apposite ordinanze il ripristino per tettoie non autorizzate”, accusa Degasperi.

 

A questo punto tutti corrono ai ripari e la Pat rilascia nuove autorizzazioni per frantoi e tramogge all’Edilpavimentazioni, fissando al contempo delle prescrizioni, come il fatto che “ogni impianto potrà funzionare solo nel periodo diurno”, oppure che “ogni impianto potrà funzionare solo nel momento in cui tutti gli altri impianti sono spenti (compreso l’impianto per la produzione di conglomerato bituminoso a caldo e a freddo)”.

 

Il consigliere pentastellato però parla di una “situazione paradossale, dal momento che un residente aveva segnalato al Servizio Autorizzazioni e Valutazioni Ambientali della Pat, con tanto di materiale video risalente ad agosto del 2018, tale frantoio evidentemente non autorizzato, ma poi autorizzato a giugno 2019 tramite successiva determina”.

 

I residenti esasperati dalla situazione hanno promosso una raccolta firme (arrivata anche in consiglio comunale) per chiedere verifiche stringenti sul rispetto delle prescrizioni, ma anche la revoca della delibera autorizzativa del 2019 nel caso emergessero inadempienze. Infine i cittadini chiedono anche lo spostamento dell’azienda Edilpavimentazioni in altra area lontano dalle case e il cambio di destinazione di tale area in non produttiva aziendale.

 

“Una volta sollecitata l’amministrazione comunale di Levico Terme ha promosso varie iniziative di controllo da parte della polizia locale nei confronti dell’azienda Edilpavimentazioni – evidenzia Degasperi – controlli che hanno portato all’emissione di verbali amministrativi e multe all’azienda per il mancato rispetto delle prescrizioni”. Sempre secondo quanto riferisce il consigliere pentastellato l’azienda Edilpavimentazioni avrebbe in programma di ampliare ulteriormente le proprie attività, aggiungendo un di un nuovo impianto di produzione di asfalto a Quaere.

 

Alla luce di queste considerazioni interroga la giunta per conoscere se il contesto residenziale sia stato preso in considerazione prima di concedere nuove autorizzazioni e se si intende intervenire sulle criticità fin qui riscontrate. Inoltre se le sanzioni fin qui ricevute da Edilpavimentazioni avranno un peso in sede di valutazione.

 

Infine Degasperi chiede se “dopo 6 anni di incubo e tortura per i residenti di Quaere”, sia ipotizzabile anche per il sito Edilpavimentazioni un percorso simile a quello avviato e portato a compimento per l’impianto di biocompostaggio di Campiello, acquistato con fondi pubblici e di conseguenza chiuso, con gran sollievo per gli abitanti del luogo.

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