Guardie mediche, Fugatti: ''A breve i bandi per assumere''. La Cisl medici ribatte: ''Ancora non hanno capito come funziona la legge, pronti a ricorrere di nuovo''
La tensione resta altissima tra il sindacato di maggioranza dei medici di base e piazza Dante. Il tema è quello delle ex guardie mediche dopo un altro tentativo di scatto in avanti dell'amministrazione provinciale in quel di Ledro. Forte della sentenza del giudice del lavoro in merito al maxi ambulatorio di Trento Sud, la Cisl medici entra ancora duro

TRENTO. E' ancora scontro tra la Cisl medici e la Provincia. La tensione resta altissima tra il sindacato di maggioranza dei medici di base e piazza Dante. Il tema è quello delle ex guardie mediche dopo un altro tentativo di scatto in avanti dell'amministrazione provinciale in quel di Ledro.
Ipotesi confermata e rilanciata nel consiglio provinciale all'ex sede municipale di Tiarno di Sotto. "Stiamo lavorando - ha detto il presidente Maurizio Fugatti - per rispondere ad alcune richieste che ci sono arrivate dall'amministrazione comunale, su alcune la giunta ha già dato delle risposte importanti, basti pensare alla partita del servizio di continuità assistenziale, ex guardia medica, a partire dai due territori di Ledro e Tesino: il bando uscirà a breve, certo sappiamo che trovare nuovi medici, in questo particolare periodo non è facile, ma l'impegno nostro è massimo".
Un tema che resta particolarmente acceso dopo il botta e risposta di fine marzo per la volontà provinciale di potenziare il servizio di continuità assistenziale, le ex guardie mediche appunto. La decisione della giunta è quella di aumentare il numero dei medici, che passerebbero da 108 a 124 con il conseguente abbassamento del rapporto medico-popolazione da 1 a 5 mila residenti a 1 ogni 4.350. Non solo, si prevederebbe la riapertura delle sedi soppresse quattro anni fa (Qui articolo).
Forte della sentenza del giudice del lavoro in merito al maxi ambulatorio di Trento Sud che non è un'aggregazione funzionale territoriale, la Cisl medici entra nuovamente in modo duro rispetto alle ipotesi della Provincia per allargare la base delle ex guardie mediche (Qui articolo).
"Ci eravamo illusi - commenta Nicola Paoli, segretario della Cisl medici - che la sentenza del giudice del lavoro di appena un mese fa avrebbe portato la giunta itinerante a comprendere gli iter: se non si passa attraverso i Comitati aziendali e provinciali non può essere deliberato nulla in materia medicina generale".
Il sindacato non è contrario tout-court al potenziamento del servizio di continuità aziendale, ma è il metodo a finire nel mirino. "In linea di massima - aggiunge il segretario - siamo d'accordo, ma devono spiegarci il piano che intendono portare avanti nel rispetto della legge. Se non si trova un'intesa, i medici non sono tutelati dal punto di vista assicurativo. Senza il nostro via libera non può esserci provvedimento. Ribadiamo per l'ennesima volta che serve un confronto con la parte pubblica, senza il quale la scelta della giunta deve ritenersi illegittimo e solo propagandistico. Siamo pronti a impugnare eventuali delibere".
Il nodo è, soprattutto, la legge. "Il rapporto medico-popolazione 1-5 mila è una norma di rango superiore a qualsiasi determina o delibera provinciale - prosegue Paoli - non si può imporre nulla, come previsto nell'accordo nazionale della medicina in vigore. Un maggior numero di medici di continuità assistenziale nella Provincia contravverrebbe la legge statale: eventuali variazioni non sono mai state concordate in sede di Comitato provinciale della medicina generale tra la maggioranza delle deleghe sindacali e l’assessore competente nella materia".
La Provincia prevede che il costo aggiuntivo a carico del Servizio sanitario provinciale è di 1 milione di euro circa. Oltre alla crescita del numero dei medici convenzionati la decisione permetterebbe la possibilità di riaprire le sedi di continuità assistenziale di Ledro e Pieve Tesino, soppresse nel 2015, in attuazione delle priorità strategiche della nuova giunta provinciale in tema di sanità e di valorizzazione delle esigenze delle popolazioni presenti nelle località periferiche della provincia.
"Il ragionamento - conclude Paoli - deve riguardare tutto il comparto, non solo alcune porzioni: tutti i territori sono uguali. Abbiamo già diffidato l'Azienda sanitaria a non deliberare in materia. Altrimenti, l'unico risultato che otterrebbero sarebbe quello di mandare nelle case dei medici che opererebbero in forma illegittima e non ci resterebbe altro provvedimento che rivolgerci al Tar ancora una volta".
Dopo aver archiviato la mobilitazione della Cisl medici dopo 40 anni di storia, il primo e unico sciopero è quello del 1978 (Qui articolo), e la sentenza sull'Aft di viale Verona, il sindacato è pronto a far valere le proprie ragioni.














