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Il M5S salva Salvini, Degasperi: ''Sacrificato il principio di uguaglianza davanti alla legge'', Maschio: ''Mi prenderò del tempo per riflettere''

I risultati arrivati dalla piattaforma Rousseau sull'autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini non sono stati quelli che gran parte del M5S in Trentino si aspettava. Per il consigliere Degasperi "Non si possono cambiare le regole quando non piacciono e tenere quelle che fanno più comodo". Per Alex Marini: "Sarebbe stato preferibile il ministro Salvini avesse potuto difendere il proprio operato di fronte ad un giudice"

Di Giuseppe Fin - 19 febbraio 2019 - 19:56

TRENTO. Sacrificare dei principi importanti come quello dell'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge a favore di un contratto politico. Si respira sorpresa mista a delusione e rabbia in alcuni rappresentanti del Movimento 5 Stelle del Trentino dopo i risultati arrivati ieri a seguito della votazione sull'autorizzazione o meno a procedere sul “Caso Diciotti” per Matteo Salvini, alcuni ministri del Governo compreso il presidente del Consiglio.

 

Le votazioni si sono chiuse alle 21.30 di ieri. Il mandato è stato quello di non autorizzare a procedere contro Matteo Salvini.

 

“Davo per scontato che vincesse il no – ha affermato quest'oggi il consigliere provinciale Filippo Degasperi - e sono abbastanza sorpreso perché qua stiamo sacrificando sull'altare della ragion di stato neanche delle regole, ma dei principi come quello dell'uguaglianza davanti la legge che sono importantissimi”.

 

Già ieri alcuni esponenti del M5S si erano espressi preoccupati sull'ipotesi che fosse negata l'autorizzazione a procedere visto che rappresenta uno dei pilastri fondativi del movimento.

 

“Una volta – continua Degasperi – nel nostro Movimento eravamo tutti cittadini ma ora ci sono i cittadini e i ministri. I cittadini si arrangiano e invece per i ministri sembra che si debba impedire alla magistratura di fare quello che fa di solito nei confronti di tutti.

 

Una critica, quella del consigliere provinciale del M5S che tocca anche altri cambiamenti che sono avvenuti nel movimento negli ultimi tempi. “Qui abbiamo avuto diversi cambi di regole negli ultimi anni – spiega - abbiamo smantellato un postulato, creato due categorie e ne prendo atto. Un conto è sedersi attorno ad un tavolo e ripensare alla totalità delle regole tutti assieme. E' un ragionamento che ci potrebbe anche stare. Un altro conto, però, è che si cancellino le regole che danno fastidio e si tengono quelle che ci fanno comodo. Di certo oggi c'è qualche persona più disorientata di ieri”.

 

Per il consigliere provinciale Alex Marini tutti i cittadini devono essere considerati uguali di fronte alla legge. “È un risultato che personalmente non mi piace – spiega Marini in merito alla votazione sulla piattaforma Rosseau - ma che rispetto e al quale ritengo i parlamentari del M5S debbano conformarsi. Io mi ero espresso per concedere l’autorizzazione a procedere ma la maggioranza degli attivisti ha scelto di dare indicazione opposta. Le regole sono chiare e si rispettano. Di fondo resto dell’opinione che tutti i cittadini debbano essere considerati uguali di fronte alla legge, e che quindi sarebbe stato preferibile il ministro Salvini avesse potuto difendere il proprio operato di fronte ad un giudice”.

 

Per il neo consigliere provinciale nessun passo indietro. "Ci mancherebbe altro che facessi un passo indietro per una decisione presa dalla base degli iscritti. Per me non era un voto di fiducia sull'operato del Governo e nemmeno una condanna bensì un parere sull'autorizzazione a procedere nei confronti di un Ministro. Vado avanti convinto perché ho tante cose da fare".

 

Il consigliere comunale Andrea Maschio che ieri si era espresso per il “No” e quindi a favore dell'autorizzazione a procedere per Salvini,  a seguito del risultato ha dichiarato: “Ora mi prenderò del tempo per fare le mie dovute considerazioni”.

 

Un risultato, insomma, inaspettato. “Non mi aspettavo – ha affermato Maschio - la vittoria del 'Sì' e davo scontato che prevalesse il 'No' perché credevo che alcuni principi fondanti e fondatori di un pensiero che ha creato il movimento venissero portati avanti senza essere condizionati da doveri di contratto come possono essere quelli dei deputati a Roma che magari hanno pressioni diverse”.

Maschio, spiega, prende “ atto del voto che mette a disagio e in grande difficoltà”.

 

Pur non condividendo i risultati, usa toni più morbidi l'altro consigliere comunale di Trento Paolo Negroni. “Chiaramente non è andata come speravamo – spiega - ma questa è la nostra democrazia e il voto è chiaro. A me sembrava scontato votare “No” perché era uno dei principi fondamentale che ho condiviso fin dall'inizio del movimento”.

 

In questo caso, spiega il consigliere Negroni, “ha prevalso la paura di una spaccatura a livello nazionale e con un governo così fresco che ha appena approvato finanziaria e si è messo in gioco con legge e riforme importanti, si temeva che il contratto venisse interrotto. Ha prevalso la linea governativa”.

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