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La polemica etnica non risparmia niente e nessuno. La Süd-Tiroler Freiheit deposita un'interrogazione sugli autisti in Venosta che non parlano tedesco

Assunti per guidare i pullman sostitutivi mentre l'ultimo tratto della ferrovia viene elettrificato, gli autisti sono provenienti in larga parte dal Meridione. Non parlano tedesco e non conoscono la zona, creando disagi agli utenti. Knoll: "E' un problema diffuso, che interessa tutti gli ambiti della società. Le aziende private che danno servizi pubblici bypassano la regola del patentino"

Di Davide Leveghi - 06 ottobre 2019 - 20:26

MALLES VENOSTA/MALS. La polemica etnica in Alto Adige è sempre pronta scoppiare. E quando non è palese, striscia latente. La narrazione della cronaca, pertanto, non può che veicolare una tensione sempre presente, rimbalzata su internet, amplificata tra Innsbruck e Roma. E basta una interrogazione a firma della Süd-Tiroler Freiheit che immediatamente la lettura della vicenda assume tinte anti-italiane nell'interpretazione che ne fa il principale mezzo d'informazione di lingua italiana della provincia: l'Alto Adige.

 

Questa volta, al centro della querelle, ci sarebbero gli autobus temporanei della linea venostana, in vigore nel tratto finale, da Silandro/Schlanders a Malles Venosta/Mals. Gli autisti adoperati dall'azienda vincitrice dell'appalto, infatti, non sarebbero in grado di parlare tedesco, creando un problema non indifferente per turisti e popolazione del luogo, nella valle dove la presenza italiana è più risicata.

 

A depositare un'interrogazione a riguardo è il noto partito fondato da Eva Klotz, per mano dei consiglieri provinciali Sven Knoll e Myriam Atz Tammerle. “C'è un problema diffuso nella nostra provincia – spiega il primo, raggiunto al telefono da ildolomiti.it – di difficoltà a trovare autisti. Non è una questione che interessa la sola Venosta, dove sono stati presi autisti provenienti dal sud-Italia che creano tre problemi: non sanno il tedesco che parla la maggioranza della popolazione, non sanno il tedesco che parla la maggioranza dei turisti e non conoscono il territorio”.

 

Problemi non indifferenti per chi dovrebbe offrire un servizio e aiutare la clientela, e che aprono uno squarcio su problematiche di un sistema autonomistico costruito sul bilinguismo ma non del tutto rodato. Non ultimo il caso del medico tedesco cacciato dall'Ordine di Bolzano per la scarsa competenza in italiano (qui l'articolo).

 

Questioni su cui la responsabilità dei giornali nell'alimentare la tensione o nello scavare il fossato dell'incomprensione sono piuttosto lampanti, pronte ad essere cavalcate dal politico del “fronte” opposto. Specie se questi politici non si caratterizzano certo per la flessibilità.

 

“Sull'Alto Adige si è scritto che questa interrogazione è stata un pretesto per rinfocolare la tensione etnica – dice Knoll – ma è ciò che ha fatto precisamente il giornale. Noi portiamo all'attenzione del Consiglio un problema, e cioè che si trovino autisti che parlino il tedesco e conoscano la zona”.

 

Il servizio è sì temporaneo – continua – ma il danno può esserci lo stesso per il turismo. Non è l'unico settore in cui ci sono assunzioni di persone sprovviste delle competenze linguistiche tedesche. Questo succede anche coi poliziotti, i postini, e così via”.

 

D'altronde, il sistema del patentino, con cui si obbligano i dipendenti pubblici a detenere competenze linguistiche di entrambe le lingue maggiormente parlate in provincia, possiede un vulnus palese laddove a compiere servizi una volta sottostanti al pubblico vi sono dipendenti di società private, che non devono quindi possedere il patentino.

 

Knoll a riguardo è sicuro, e alla domanda se sia una sorta di scappatoia per bypassare il patentino risponde con un perentorio “Sì”. Scindere l'effettivo problema dalla scarsa simpatia verso gli italiani, e i meridionali in particolare, appare complicato. Nell'Alto Adige/Südtirol del bilinguismo, non c'è niente né di bianco né di nero.

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