Dai cartelli "Tirol" alle Olimpiadi ai manifesti “Grüß Gott in Tirol” sulle fermate dei bus: Galateo contro Schützen e Südtiroler Freiheit: "Provocazioni irresponsabili"
Il vicepresidente della Provincia Marco Galateo sulle recenti iniziative di Schützen e della Südtiroler Freiheit: "Così si alimenta solo una inutile antipatia verso la nostra provincia"

BOLZANO. Le recenti iniziative degli Schützen e della Südtiroler Freiheit, dai cartelli con la scritta “Tirol” apparsi durante le Olimpiadi (ne avevamo parlato in QUESTO articolo) fino ai manifesti “Grüß Gott in Tirol” sulle pensiline degli autobus (QUI l'articolo), sono finite nel mirino di Marco Galateo.
Il presidente provinciale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Provincia di Bolzano, ha definito queste azioni come “un fatto grave e irresponsabile”, sostenendo che si tratti di una vera e propria escalation di provocazioni simboliche che danneggia la convivenza tra i gruppi linguistici costruita in decenni di autonomia.
“Queste iniziative – spiega Galateo – non danneggiano solo l’immagine del nostro territorio, i suoi cittadini e tutte e tre le comunità linguistiche, ma trasmettono all’esterno un’immagine distorta, conflittuale e ideologizzata della nostra terra, proprio nel momento in cui l’Alto Adige si sta presentando al mondo come esempio di convivenza, apertura e capacità di accoglienza”.
Secondo Galateo il rischio è duplice: “Da un lato si rischia di alimentare un’inutile antipatia verso l’Alto Adige e gli altoatesini nel resto d’Italia, dall’altro si finisce per creare imbarazzo anche nei confronti dei territori e delle istituzioni austriache, che storicamente hanno sempre dimostrato di non voler cavalcare l’odio antitaliano né tensioni identitarie di questo tipo”.
“L’Alto Adige non ha bisogno di bandiere ideologiche né di provocazioni simboliche – conclude Galateo – ma di responsabilità. Se qualcuno continua a usare associazioni e corpi storici come strumenti di lotta politica, allora sarà legittimo aprire una riflessione seria sul ruolo e sui limiti di chi, di fatto, agisce come un partito politico pur non dichiarandosi tale”.












