"Siamo 'Tirolo' da un millennio, usare nome storico non è una provocazione", gli Schützen contro Galateo: "Chi vede un affronto si chieda quanto conosce la storia"
Dopo le dichiarazioni del vicepresidente provinciale Galateo, che ha definito "provocazioni irresponsabili" la scritta 'Tirol' apparsa alle olimpiadi e i manifesti sulle pensiline degli autobus, arriva la risposta degli Schützen: "Imbarazzante nei confronti dell'Austria? È come pensare che la Francia possa offendersi se a Nizza si parla francese: l'identità storica non è un incidente diplomatico”

BOLZANO. "Stiamo parlando di una regione che quasi da un millennio si chiama Tirolo: quando noi Schützen rendiamo visibile questo nome storico non si tratta né di una grave provocazione né di un gesto irresponsabile, ma dell'espressione di una realtà storica e di un'identità culturale. Chi vede in questo un affronto dovrebbe chiedersi quanto sia solida la propria comprensione della storia".
Non usa giri di parole l'associazione degli Schützen per rispondere al vicepresidente della provincia di Bolzano Marco Galateo che nella giornata di ieri aveva preso espresso la propria idea in merito alle recenti iniziative degli Schützen e della Südtiroler Freiheit, dai cartelli con la scritta “Tirol” apparsi durante le Olimpiadi (QUI ARTICOLO) fino ai manifesti “Grüß Gott in Tirol” sulle pensiline degli autobus.
Nello specifico, il presidente provinciale di Fratelli d'Italia le aveva definite come "un fatto grave e irresponsabile", paragonandole ad una vera e propria escalation di provocazioni simboliche che danneggia la convivenza tra i gruppi linguistici costruita in decenni di autonomia (QUI DICHIARAZIONI INTEGRALI) affermando inoltre che "se qualcuno continua a usare associazioni e corpi storici come strumenti di lotta politica, allora sarà legittimo aprire una riflessione seria sul ruolo e sui limiti di chi, di fatto, agisce come un partito politico pur non dichiarandosi tale".
Ed ecco, a stretto giro, la risposta del Südtiroler Schützenbund - attraverso le parole del comandante Christoph Schmid - che si dichiarano "sorpresi" per queste dichiarazioni relative alla scritta "Tirol".
Ad essere sottolineato è come "particolarmente degna di nota" è l'affermazione secondo cui ciò sarebbe imbarazzante nei confronti dell'Austria: "È come pensare che la Francia possa offendersi se a Nizza si parla francese: l'identità storica non è un incidente diplomatico”.
Altrettanto "sconcertante", a detta degli Schützen, è l'accusa secondo cui la Federazione dei tiratori sudtirolesi "agirebbe come un partito politico”.
"Siamo una comunità di tradizioni e valori - prosegue la nota diffusa - con chiare radici storiche e folcloristiche e il fatto che rappresentiamo visibilmente la nostra identità culturale non ci rende affatto un partito. Il simbolismo politico in Alto Adige ha una lunga storia, ma non sempre ha contribuito alla convivenza pacifica".
Ripercorrendo le dichiarazioni di Galateo, l'associazione degli Schützen rimarca come "la cosa più sorprendente" rimanga la tesi secondo cui l'uso del nome storico della nostra provincia "potrebbe minare la convivenza costruita in decenni di dialogo”, in quanto "se la convivenza è così fragile da essere messa in discussione dalla scritta ‘Tirol’, allora il problema non è certo la scritta”.
"Noi siamo fedeli - conclude il comandante provinciale Schmid - alla nostra storia, alla nostra cultura e al nome della nostra provincia. In Tirolo si dice: chi vive in una casa di vetro non dovrebbe lanciare sassi. E a volte basta una sola parola per scatenare un dibattito: Tirolo".












