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Un cittadino scrive in tedesco all'Asl ma si vede rispondere "Meglio in italiano". Zelger (STF): "Violazione del requisito di bilinguismo"

La polemica etnica torna ad entrare nel dibattito pubblico altoatesino alla vigilia del voto di settembre. A denunciare l'ennesimo episodio di violazione del requisito del bilinguismo è ancora una volta la Süd-Tiroler Freheit. Il membro del direttivo Stefan Zelger: "Continueremo a lottare per il nostro diritto fondamentale di usare la nostra lingua madre"

Di Davide Leveghi - 19 agosto 2020 - 19:42

BOLZANO. Avvicinandosi alle elezioni comunali, la politica etnica torna ad alimentare il fuoco del dibattito pubblico altoatesino. Il nuovo episodio che fa discutere arriva anche in questo caso da una denuncia della Süd-Tiroler Freheit, partito della destra sudtirolese da sempre al centro delle tensioni che attraversano la provincia.

 

Secondo la ricostruzione del partito fondato da Eva Klotz, un cittadino sudtirolese tornato dalle vacanze in Croazia si sarebbe visto rispondere per ben due volte che la comunicazione con l'Asl non poteva avvenire in lingua tedesca. “Meglio parlare in italiano”, avrebbe risposto l'azienda medica. Presentatosi per ricevere il test Covid, il signore in questione si è visto dapprima rispondere ad una mail scritta in tedesco nella “favella di Dante” e successivamente, al telefono, avrebbe sentito la frase incriminata.

 

Un'assurdità per la libertà altoatesina”, hanno tuonato da via dei Portici, sede del partito separatista. “Non può essere che un'azienda medica non sia in grado di scrivere una risposta tedesca a una richiesta tedesca – ha commentato il membro della direzione del partito Stefan Zelger – Süd-Tiroler Freheit segnala ogni anno casi di violazione del requisito di bilinguismo. E anche in questo caso il movimento indirizzerà una richiesta al governo italiano in Parlamento”.

 

Continueremo a lottare per il nostro diritto fondamentale di usare la nostra lingua madre – ha concluso – perché se non lo facciamo, nessuno lo farà più”.

 

Il partito non è nuovo a questo tipo di battaglie. Se nel novembre scorso si era attirato le ire dell'Ordine dei medici per alcuni cartelloni shock sulla presenza negli ospedali di dottori provenienti dal resto del Paese (e in deroga all'obbligo di patentino), da anni la forza separatista lotta contro l'arrivo di autisti dal Sud Italia, giunti in provincia per colmare l'assenza di lavoratori del settore.

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