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In cambio della fiducia, l'Svp ottiene dal governo l'ok per i medici che sanno solo il tedesco. L'Ordine: "Creata un'extraterritorialità rispetto al resto del Paese"

Con un emendamento firmato dai senatori dell'Svp, le commissioni del Senato hanno dato il proprio ok ad una norma con cui il tedesco viene considerato "requisito sufficiente" per l'ammissione all'Ordine e agli albi professionali dei medici in Alto Adige. Il tutto in cambio della fiducia al governo. Insorge la Federazione nazionale. Il presidente Filippo Anelli: "Non sapevo che la provincia di Bolzano fosse stata annessa dall'Austria"

Di Davide Leveghi - 01 settembre 2020 - 16:50

BOLZANO. La lingua dei medici è in Alto Adige tra i teatri di scontro più frequenti. È passato poco più di un anno dall'episodio che ha visto protagonista il primario del laboratorio centrale dell'ospedale San Maurizio di Bolzano, espulso dall'Ordine dei medici perché non sapeva parlare l'italiano, che da parte della principale forza sudtirolese arriva un messaggio in netta controtendenza.

 

In cambio della fiducia al governo, infatti, l'Svp ha ottenuto in commissione al Senato l'ok su una norma destinata a far discutere: “Per il territorio della Provincia autonoma di Bolzano – si legge nel testo – la conoscenza della lingua tedesca costituisce requisito sufficiente di conoscenza linguistica necessaria per l'esercizio delle professioni sanitarie”. Niente più bilinguismo, dunque, per quei medici di madrelingua tedesca che professano negli ospedali altoatesini.

 

L'emendamento, firmato dai senatori volkspartisti Julia Unterberger, Dieter Steger e Meinhard Durnwalder, con l'appoggio del collega del Gruppo per le autonomie, il politico dell'Union Valdôtaine Albert Lanièce, è stato inserito nel disegno di legge di conversione del decreto semplificazioni approvato al Senato nelle commissioni I e VIII. L'approvazione, tuttavia, non è sinonimo di attuazione, visto che il testo deve ora passare dal vaglio dalle aule.

 

Ciò che illumina semmai questo episodio è il modus operandi di una forza politica che ha fatto dell'opportunismo il proprio marchio di fabbrica. Il sì al governo Conte, presumibilmente in tensione in vista delle elezioni amministrative che porteranno al voto milioni di italiani, nei Comuni come in 7 regioni, sarebbe non a caso vincolato ad una serie di concessioni a chi da ormai più di 70 anni governa ininterrottamente la provincia di Bolzano.

 

Tra queste ci sarebbero il rinnovo della concessione per l'A22, la delega sugli orari dei negozi, le gestione provinciale di lupi e orsi, e, chiaramente, la norma di attuazione sulla formazione dei medici. Di fronte alla scarsità di camici bianchi, d'altronde, nel novembre 2019 la Provincia di Bolzano aveva assunto 200 medici senza patentino a tempo determinato, stabilendo come condizione per l'entrata in ruolo l'obbligo nei 5 anni di contratto ad apprendere la seconda lingua.

 

Di fronte a questa norma, la destra tedesca aveva reagito con sdegno, con la Süd-Tiroler Freheit protagonista di cartelloni shock in cui si vedevano i piedi di un uomo deceduto, con una targhetta legata al “pollicione”. La didascalia lasciava poco spazio all'immaginazione: “Il medico non sapeva parlare il tedesco. Qui muore il diritto dell'uso della lingua tedesca”.

 

Questa volta, però, la situazione pare ribaltata, con camici bianchi, ostetrici e infermieri che possono iscriversi all'Albo senza necessariamente conoscere l'italiano, nonostante per legge, nel servizio sanitario pubblico, agli utenti debba essere riconosciuto il diritto ad utilizzare entrambe le lingue.

 

Piccata la reazione dell'Ordine, con il presidente della Federazione degli ordini dei medici Filippo Anelli che in un lungo comunicato ha espresso la contrarietà all'emendamento. “Non sapevo che la provincia di Bolzano fosse stata annessa all'Austria. La lingua ufficiale del nostro Paese, del nostro Servizio sanitario nazionale, è ancora l'italiano. E, a prevederlo, è proprio lo Statuto di autonomia della Regione autonoma Trentino-Alto Adige, il Dpr n.670 del 31 agosto 1972, avente valore di legge costituzionale, oltra alla legge 482 del 15 dicembre 1999”.

 

Comprendiamo l'importanza del bilinguismo in Alto Adige – ha proseguito – e anzi lo appoggiamo in ottemperanza all'articolo 20 del nostro Codice deontologico, che considera il tempo della comunicazione quale tempo di cura. La comunicazione è parte essenziale della relazione di cura e deve essere modulata in base alle conoscenze del paziente. Di fatto però questa misura attua la separazione normativa della Provincia di Bolzano dal Servizio sanitario nazionale, modificando i requisiti e i titoli che la normativa prevede per praticare la professione medica in Italia, tra i quali la conoscenza della lingua italiana, da accertarsi, per i medici stranieri, all'atto dell'iscrizione all'Ordine”.

 

“In altre parole si consente ai medici austriaci di esercitare nella provincia di Bolzano senza che abbiano conoscenza della lingua italiana, creando una sorta di extraterritorialità rispetto al resto del territorio nazionale. Esprimiamo dunque la nostra contrarietà, anche in considerazione del fatto che una legge provinciale che andava nella stessa direzione è stata impugnata dal governo italiano di fronte alla Corte costituzionale. Ci appelliamo dunque al governo e al parlamento perché facciano un passo indietro e stralcino l'emendamento, o lo annullino per mezzo di un emendamento soppressivo. Chiediamo in particolare alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati lo stralcio per estraneità di materia”.

 

Nel mondo politico italiano altoatesino, le reazioni non sono certo mancate. È da destra, ma non dalla Lega, compagna di governo dell'Svp in Provincia, che arriva una voce contraria all'emendamento proposto dalla “rosa alpina”. “Non si deve cambiare lo Statuto con una legge ordinaria, vincolandola al voto di fiducia – ha commentato Giorgia Meloni, in visita a Bolzano per sostenere la candidatura a sindaco di Roberto Zanin – la questione è come garantire a tutti i cittadini, di lingua italiana come tedesca, di essere curati capendo il medico”.

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