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Lupi, affondo di Rossi: ''La circolare di Salvini? C'è già lo Statuto d'autonomia. Siamo come in Venezuela, una presa per i fondelli''

L'ex governatore: ''In campagna elettorale dicevano: ''Sterminiamoli tutti'', adesso solo balle, tante parole e pochi fatti. Quel che serve è un piano lupo''

Pubblicato il - 05 aprile 2019 - 21:29

TRENTO. "Lupo: ieri (giovedì, ndr) Fugatti annuncia circolare Salvini che autorizza a intervenire se problema sicurezza. Circolare ancora non c'è ma forse potrebbero scriverci ciò che già è scritto nel nostro Statuto. Ci stanno prendendo per il c......". L'ex governatore e consigliere del Patt Ugo Rossi affida a un tweet (233 caratteri con allegata un'immagine che riporta l'articolo 52 del decreto del Presidente della Repubblica 670 del 1972, lo Statuto d'autonomia) il suo pensiero sugli ultimi sviluppi della "questione lupo" (qui l'ultimo articolo). Un botta e risposta (a tre e asincrono) tra il ministro Sergio Costa (che in sostanza ha detto: "Ai lupi non si spara"), il vicepremier Matteo Salvini (che ha annunciato, in contrapposizione, di aver preparato una circolare in merito destinata a tutti i commissariati del Governo dei luoghi interessati da eventuali problemi di sicurezza) e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti (in attesa appunto della circolare legata alla sicurezza).

 

"Più che politica mi sembra una grande presa in giro, anzi, per i fondelli, delle persone - commenta, raggiunto al telefono Ugo Rossi - Siamo come se fossimo in Venezuela. Come si fa a superare una legge esistente con una circolare? Lo sanno tutti che, in caso di un problema di sicurezza, si possono fare delle ordinanze. L'unica differenza tra orso e lupo è che per l'orso c'è un piano serio e si riesce a misurarne la pericolosità, per il lupo non c'è. Se fossero seri lo farebbero: hanno anche approvato ordine del giorno con cui la giunta provinciale si impegna a intervenire. 

 

L'ordine del giorno a cui fa riferimento l'ex governatore è il numero 3/3/XVI firmato dai consiglieri del Patt Ugo Rossi, Paola Demagri e Michele Dallapiccola e approvato il 6 febbraio scorso, con cui si chiedeva che la giunta si impegnasse "a garantire a norma dell'articolo 52 dello Statuto di autonomia, la sicurezza dei cittadini e la tenuta del comparto zootecnico alla luce della presenza del lupo sul territorio provinciale, utilizzando le risorse finanziarie previste sulle corrispondenti unità di voto per la predisposizione di piani e l’adozione di provvedimenti, ai sensi dell’articolo 1 della legge provinciale 11 luglio 2018 numero 9, che prevedano anche la possibilità di abbattere gli esemplari che dovessero rivelarsi pericolosi per gli allevamenti e le persone".

 

E l'articolo dello Statuto d'autonomia indicato è lo stesso riportato nel tweet che recita: "Il presidente della giunta provinciale ha la rappresentanza della Provincia. Adotta i provvedimenti contingibili ed urgenti in maniera di sicurezza e di igiene pubblica nell'interesse delle popolazioni di due o più comuni".

"Nel frattempo abbiamo fatto una legge - prosegue Rossi - impugnata, è vero, ma rimane il fatto che Fugatti dovrebbe fare un piano lupo per poi valutare se ci sia un problema di sicurezza con il potere del presidente. Come ho fatto io con l'orso, insomma. Tutto il resto sono balle".

 

Un problema, quello della sicurezza, che, ricorda sempre l'ex presidente, non è detto ci sia. Non si sono ad ora mai verificate aggressioni, né c'è stata una reale minaccia per l'uomo. "È ovvio - dice Rossi - che ci sono tutti altri interventi da fare prima di pensare all'abbattimento. Ma per la sicurezza delle persone è importante sapere che se emergesse una pericolosità ci sarebbe la possibilità di mettere in atto degli interventi".

 

"Qui - aggiunge il consigliere - si passa da una campagna elettorale in cui si dice "sterminiamoli tutti" (i lupi, ndr) alle balle. Sta succedendo anche per il punto nascite di Arco: dicono che vogliono ricalcolare. Ma perché invece non fanno una richiesta di deroga?". Quindi l'affondo sul modo di fare politica del nuovo esecutivo: "Decisioni niente, parole tante - sintetizza con amarezza Rossi - ma del resto recentemente in Italia va così. La cosa più comica è che basta leggere gli ordini del giorno del presidente di un anno fa, di quando presidente non era".

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