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Costa: ''Basta gridare al lupo al lupo, gli abbattimenti non servono''. Bocciato Fugatti: il piano nazionale tutelerà di più l'animale

Il ministro dell'ambiente ha stilato 22 azioni da attuare per ridurre le situazioni conflittuali tra uomo e lupo (e viceversa). Mentre la giunta leghista chiedeva autonomia e la possibilità di abbattere gli esemplari ritenuti dal presidente pericolosi il ministro parla di monitoraggio degli esemplari e rafforzamento e allargamento del coinvolgimento del ministero

Di Luca Pianesi - 02 aprile 2019 - 12:49

ROMA. ''Spesso si grida al lupo, al lupo ma alla fine si tratta di ibridi o di cani. Con questo piano ribadiamo che non servono gli abbattimenti, ma una strategia, che abbiamo delineato in 22 azioni''. Questo il ministro dell'ambiente Sergio Costa per spiegare il nuovo ''Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia''. Un piano strutturato e serio che ha come punto focale quello del monitoraggio e del censimento degli esemplari di questo straordinario animale presenti nel Paese e che, quindi, boccia il progetto portato avanti in Trentino dall'attuale maggioranza che è partita proprio dal gridare ''al lupo al lupo'' ed è arrivata a chiedere deroghe alle norme nazionali ed internazionali che permettessero alla Provincia di procedere autonomamente anche con l'abbattimento degli esemplari ritenuti più pericolosi (promuovendo uno strano ''patto del nord'' anti lupo QUI ARTICOLO).

 

Un percorso, quello intrapreso dalla giunta Fugatti, basato non tanto sui dati scientifici e sugli studi compiuti sino ad oggi su questo animale (lo stesso Fugatti ha dimostrato di credere poco agli esperti e a quelli che hanno dedicato vite e risorse a seguire questi predatori, fidandosi, al contrario, più del suo istinto e delle sue percezioni, e infatti ha sempre definito una ''storiella'' il fatto, documentato ed accertato ad ogni livello, che il primo lupo tornato in Trentino sia arrivato dalla Slovenia e non sia stato, invece, reintrodotto da misteriose lobby lupaiole QUI ARTICOLO CON VIDEO), ma proprio sulle voci da ''al lupo al lupo'' che al momento si sono concretizzate nella mossa a spot di utilizzare le forze dell'ordine (che già dovrebbero essere abbastanza impegnate) per fare maggiori controlli ed eventualmente delle segnalazioni in caso di avvistamento (di fatto al momento le vere segnalazioni sono arrivate dalle persone che si sono dimostrate talmente ''terrorizzate'' da inseguirli con le motoslitte QUI VIDEO e da tirar loro cosce di polloscattarsi anche selfie ricordo QUI ARTICOLO).

 

Ebbene tra le 22 azioni che, viene specificato nelle 55 pagine di documento, puntano "alla conservazione" della biodiversità e a "minimizzare il suo impatto sulle attività dell'uomo" (quindi è un piano per preservare il lupo non per affrontarlo come fosse una minaccia) l'elemento cardine è quello del monitoraggio. Un monitoraggio degli esemplari che in Trentino, grazie alle politiche degli anni scorsi e al conseguente formarsi di un personale forestale e di esperti tra i migliori d'Europa, è già a un livello avanzatissimo. Un livello che in altre regioni italiane, dove la presenza del lupo è molto più importante e impattante che in provincia di Trento (per non parlare della provincia di Bolzano dove è praticamente nullo), è lontano da essere raggiunto e quindi quello trentino rappresenta un modello da riproporre e seguire con attenzione.

 

Il nuovo Piano Lupo, però, vuole, se possibile accentrare ulteriormente la questione. Il ministero dell'Ambiente ha deciso di rafforzare e allargare il proprio coinvolgimento: ad esempio sosterrà il monitoraggio di questo predatore attraverso il supporto tecnico dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in modo da avere dati più affidabili - in assenza di un censimento preciso - e punta ad una maggiore informazione e comunicazione pubblica dell'impatto dei cani vaganti e degli ibridi lupo-cane sulla conservazione della specie.

 

E anche in questo senso il Trentino è stato territorio avanzato con gli incentivi per realizzare i recinti elettrificati e i percorsi per dotare gli allevatori dei cani da guardiana passando per i corsi di formazione e di informazione che dovrebbero permettere di conoscere meglio questi animali e sapere come comportarsi (e come non comportarsi) se presenti sul proprio territorio, per ridurre al minimo l'impatto dei lupi sulle attività dell'uomo (e viceversa). Il ministro ha, quindi, osservato che "serve una prevenzione attiva e diversificata dei possibili conflitti". In questo senso il ministero dell'Ambiente si sta confrontando, ad esempio, con il Ministero delle Politiche agricole per valutare la possibilità di sperimentare interventi innovativi in specifici ambiti territoriali, anche ristretti, che vivono problematiche uniche, come avviene in altri Paesi europei. Sulla necessità di un censimento il più preciso possibile dei lupi in Italia, il ministro Costa ha quindi aggiunto che "spesso si grida 'al lupo, al lupo' ma poi si tratta di ibridi o di cani vaganti (QUI ARTICOLO)".

 

Il lupo, come è noto, è una specie protetta dalla normativa comunitaria e da convenzioni internazionali ed è anche molto studiato, in Italia è stato oggetto dello svolgimento di 18 progetti cofinanziati dalla Commissione Europea, alcuni dei quali attualmente in corso. Tra le altre novità del nuovo Piano: l'attualizzazione dei dati sulla distribuzione e consistenza del lupo sulle Alpi; l'eliminazione di un'azione specifica dedicata alle deroghe in quanto la materia è già regolata dalla normativa vigente; un rafforzamento delle indicazioni per Ministeri e Regioni per la definizione di documenti, l'inserimento fra i temi oggetto di informazione e comunicazione dell'impatto dei cani vaganti e degli ibridi lupo-cane sulla conservazione della specie.

 

Il nuovo "Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia" che non prevede le uccisioni, quegli "abbattimenti controllati" che erano previsti nel precedente piano del 2017 e che avevano provocato accese polemiche e proteste, sostituisce quello in vigore del 2002 ed è stato consegnato alla Conferenza Stato-Regioni per l'approvazione. Il documento di 55 pagine, redatto dopo consultazioni con Regioni, Province Autonome, Ispra e portatori di interesse, aggiorna al 2017-2018 la stima della distribuzione della popolazione di lupo sulle Alpi aumentata a 293 individui rispetto ai 100-130 indicati nel 2015 mentre sugli Appennini la stima è confermata in 1.580 animali in media con i valori compresi tra 1.070 e 2.472. In Italia, ricorda il Piano, è presente circa il 9-10% della consistenza del lupo a livello europeo (tolta la Russia) e il 17-18% a livello comunitario.

La conservazione del lupo rappresenta una parte importante dello sforzo che deve essere messo in atto per mantenere la biodiversità ed assicurare la funzionalità degli ecosistemi presenti nel nostro Paese.

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