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| 29 gen 2019 | 17:49

Nasce a Trento l'alleanza anti-lupo delle regioni alpine: ''Uccisione o cattura, chiediamo autonomia di gestione''

Dal Nord Italia una spinta forte (e piuttosto confusa) per chiedere al ministro Costa di modificare il piano lupo lasciando ai diversi territori la possibilità di mettere in campo delle azioni di contenimento in caso di pericolosità. Come e perché non è ancora chiaro quel che è certo è che Costa solo pochi giorni fa ha ribadito che ''il Piano siamo prossimi a depositarlo senza l'abbattimento''

TRENTO. Dal Nord parte l'alleanza anti-lupo: le regioni dell'arco alpino hanno condiviso, quest'oggi, un progetto un po' confuso, che ha il Trentino capofila e che sostanzialmente dice ''a noi i lupi non ci stanno antipatici però vogliamo poterli uccidere o catturare quando ci fa comodo''. Il governatore Fugatti, infatti, ha convocato i rappresentanti regionali dei territori alpini (c'erano assessori competenti di Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Veneto oltre a Kompatscher per l'Alto Adige mentre il Piemonte ha mandato un documento di sostegno all'iniziativa) per condividere una strategia comune in vista dell'approvazione del nuovo piano lupo nazionale.

 

Una strategia che chiede, sostanzialmente, la delega per i territori nella gestione dei grandi carnivori (quindi c'è anche l'orso nel discorso globale anche se in questo momento è il lupo che sta terrorizzando i nostri governanti). ''Vogliamo essere noi a decidere come e quando agire - spiega Fugatti all'uscita dall'incontro - e quindi se ci sarà una situazione di pericolo procedere nel modo ritenuto opportuno''. Abbiamo provato a chiedere al Presidente della Provincia qual è il ''modo ritenuto opportuno'' e la risposta è stata ''abbattimento o cattura. Per esempio se un esemplare verrà ritenuto pericoloso potremmo anche solo catturarlo per poi metterlo in un grande parco verde, così che sia libero ma sotto controllo''. Insomma una soluzione al passo con i tempi moderni, in pieno stile vittoriano, modello metà '800. Grandi parchi con ''fiere selvatiche'' che magari si trasformano in attrazione per bambini per ricordare a loro e a noi che la natura alla fine dipende dall'uomo e se s'azzarda a fare la natura siamo pronti a rimetterla a posto.

 

L'Altra domanda fatta al presidente Fugatti è stata: ''Ma cosa vuol dire che un lupo è pericoloso, visto che ad oggi non ha mai fatto male o minacciato nessun essere umano? Come lo decidete e chi lo decide che è pericoloso?''. Fugatti ha risposto che a decidere sarà lo stesso presidente della Provincia e i sindaci che segnaleranno la pericolosità degli esemplari nei diversi territori. ''Un lupo è pericoloso quando attacca degli animali domestici - ha aggiunto - o si avvicina troppo alle case''. Insomma non c'è ancora chiarezza: tutto è vago e sfumato. Un lupo che si avvicina a delle case, magari di notte, sarebbe ritenuto pericoloso? Oppure lo sarebbe uno che attacca una pecora lasciata a pascolare senza difese? 

 

La verità è che per quel che hanno combinato fino ad oggi i lupi in Trentino (in Alto Adige ancor di più visto che non ci sono praticamente esemplari stanziali e nel 2017 i danni causati ammontavano a meno di un'automobile rotta: 9.000 euro complessivi) è impossibile definirli realmente pericolosi (come poteva essere stato in passato l'orso, per esempio, che per un motivo o per l'altro aveva aggredito l'uomo) e i 70.000 euro di danni provocati in tutto il 2018 in tutta la provincia, tra l'altro a capi di bestiame praticamente mai protetti da recinti elettrificati e cani da guardiana, non possono che essere ritenuti assolutamente nella norma.

 

Sta di fatto che i territori alpini chiedono competenze proprie in materia e sono intenzionati a fare pressione sul ministro Costa per modificare il piano lupo (che dovrebbe essere elaborato per marzo) anche perché ad oggi nulla di quanto prospettato sarebbe ammissibile visto che le leggi nazionali ed europee tutelano il lupo da uccisioni e anche da catture (in quanto bene demaniale dello Stato).

 

Per la cronaca il Piano lupo è da tempo all'ordine del giorno del ministro dell'ambiente che solo due settimane fa così spiegava ad AdnKronos: ''Il cosiddetto Piano lupi proviene dal diritto internazionale europeo transitato nella competenza italiana e in Italia è gestito tra Stato, ministero dell''Ambiente e Regioni. Ho chiesto e ottenuto da ogni presidente di Regione degli specialisti per poter costruire insieme il Piano e siamo arrivati a circa 23 azioni di mitigazione. Siamo prossimi a depositarlo in Conferenza e a confrontarci, senza abbattimento di lupi". 

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