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Open Arms, scontro Saviano-Salvini, Filippi: “Quella del ministro sembra più un’ammissione di colpa”

Saviano a Salvini “Tieni in ostaggio i migranti, bandito politico, il tuo destino è la galera”, la replica del ministro degli interni: “Che faccio amici, gli do retta e mi dimetto o tengo duro?”. Ma come fa notare lo storico trentino Francesco Filippi la risposta, forse, tradisce la paura di andare a processo

Di Tiziano Grottolo - 18 August 2019 - 09:56

TRENTO. Non si placano le polemiche sul caso della Open Arms, la nave dell’omonima Ong spagnola che da giorni attende di poter attraccare a Lampedusa, dopo che il Tar del Lazio ha sospeso il divieto di ingresso in acque italiane voluto dal ministro dell’interno Matteo Salvini.

 

Salvini, dopo la crisi politica, si trova ora a dover respingere gli attacchi mossi dalla ministra della difesa Elisabetta Trenta che si è rifiutata di firmare un nuovo divieto d’ingresso nelle acque italiane alla nave da soccorso.

 

Il ministro dell’interno non deve fronteggiare solo gli attacchi politici che vengono dal suo stesso governo ma anche le dure accuse dello scrittore Roberto Saviano: “I 134 migranti a bordo della OpenArms, dopo essere stati ostaggio dei banditi libici, ora lo sono del bandito politico Matteo Salvini, il Ministro della MalaVita. Ma il destino di Salvini è il carcere, e questo lo sta capendo anche lui; basterà che si spengano le luci”.

 

Come c’era da aspettarsi la replica di Salvini non si è fatta attendere e su Facebook ha scritto: “Il signor Saviano mi vuole vedere in galera. Che faccio amici, gli do retta e mi dimetto o tengo duro?”.


Questa risposta però alle orecchie di molti è suonata quantomeno strana e non è passata inosservata, in particolare è lo storico trentino Francesco Filippi, autore de il libro ‘Mussolini ha fatto anche cose buone: le idiozie che continuano a circolare sul fascismo’ pubblicazione che smentisce luoghi comuni e bufale del Ventennio, a portare alla luce una discrepanza filologica.

 

“Lo stiamo notando in tanti che 'sta frase suona male – afferma Filippi – io la capisco così, se mi dimetto sicuro che vado in galera per la gestione della crisi migratoria, perché non c'ho più l'immunità, che faccio, mi dimetto?”.

 

Effettivamente, dal punto di vista logico, la replica del leder leghista lascia spazio a qualche dubbio anche perché in questi giorni, dopo essersi tanto adoperato per provocare la crisi di governo, Salvini ha deciso improvvisamente di vestire i panni del “pompiere” tentando di riallacciare con il Movimento 5 Stelle, che pare abbia risposto picche.

 

Nel frattempo a sostegno del ministro dell’interno si è schierata la consigliera provinciale Mara Dalzocchio che parlando di Saviano ha scritto: “Ecco un altro umano. Si perché quelli di una certa sinistra si definiscono umani ma in realtà sono cattivi, arroganti e veri razzisti”.

 

È sicuramente troppo presto per sapere come si concluderà questa vicenda, ovvero se Salvini subirà una seconda incriminazione per sequestro di persona, ma Filippi alla del suo ragionamento cita il filosofo e logico austriaco Ludwig Wittgenstein: “Ciò di cui non si può parlare si deve tacere”. Che la formidabile macchina della propaganda leghista per una volta abbia fatto cilecca?

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