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Punto nascite di Cavalese, l'assessora tira dritto e ribadisce: ''No alle mere valutazioni economiche. Risposta a richiesta dal basso''

L'assessora si è recata mercoledì 21 agosto, in sopralluogo all'ospedale di Cavalese in vista dell'apertura dell'intero blocco travaglio/parto con la sala operatoria dedicata in calendario per lunedì 2 settembre. Segnana: "La deroga concessa è indipendente dal numero di parti"

Di Luca Andreazza - 21 agosto 2019 - 19:00

CAVALESE. "La deroga concessa all'ospedale di Cavalese è indipendente dal numero di parti", così l'assessora Stefania Segnana sul punto nascita della valle di Fiemme, che aggiunge: "La riapertura è legata all'appartenenza ad un'area orograficamente difficile, quale è un territorio di montagna, dove è fondamentale garantire ai nostri cittadini i servizi essenziali".

 

L'assessora si è recata mercoledì 21 agosto, in sopralluogo all'ospedale di Cavalese in vista dell'apertura dell'intero blocco travaglio/parto con la sala operatoria dedicata in calendario per lunedì 2 settembre. Una visita con Paolo Bordon, direttore generale dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari e alla presenza del sindaco Silvano Welponer, Giovanni Zanon (presidente della comunità di valle) e Pierantonio Scappini (direttore medico del presidio ospedaliero).

 

"Da settembre - prosegue Segnana - sarà disponibile una sala operatoria dedicata alle emergenze ostetriche, uno dei requisiti previsti dal Comitato percorso nascita nazionale per la riapertura del punto nascita in val di Fiemme. I lavori si sono conclusi in anticipo rispetto alle previsioni e la sala, così come le attrezzature e le tecnologie sanitarie rispondono in pieno ai requisiti di conformità e sicurezza indispensabili per le mamme e i nascituri. Volevamo quindi rivolgere un grazie di persona a tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo importante, come anche ai medici e a tutti i professionisti di ortopedia e di chirurgia".

 

Come nei giorni scorsi, Segnana ritorna poi sui costi dei parti a Cavalese (Qui articolo). Un parto in val di Fiemme costa alla comunità 12.900 euro mentre uno nelle altre strutture provinciali meno di 2.270 euro. A questo si aggiunge un milione di euro speso per realizzare la sala operatoria dedicata, quando sul tavolo c'è la richiesta di risparmiare 120 milioni di euro (Qui articolo).

 

"La riapertura poi è stata anche una risposta alla forte richiesta che è venuta dal basso, dal territorio - evidenzia l'assessora - sappiamo bene che nascere a Cavalese costa di più, ma davvero non possiamo farci dettare l'agenda delle priorità politiche solo da puri calcoli economici". 

 

L'assessora, nella nota di piazza Dante, non entra nel merito sull'elevata percentuale di tagli cesarei a Cavalese, indice della della tranquillità della sicurezza che si respira nella struttura, un dato prossimo al 25% dei casi, nonostante al punto nascita non siano trattate le gravidanze a rischio, le quali vengono trasferite a Trento, che ha un tasso al 20% (Qui articolo). 

 

E, come spiegavamo, per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) se si supera il 15% è indicativo di ''un uso inappropriato della procedura'' motivato da ''carenze organizzative, medicina difensiva, (...) scarso supporto alla donna da parte del personale sanitario nel percorso di accompagnamento alla nascita''.

 

"L'elevata percentuale di tagli cesarei a Cavalese è il risultato, purtroppo, del ricorso alla medicina difensiva e questo conferma che vengono a mancare quei requisiti di sicurezza che sono irrinunciabili per svolgere un'attività così importante e rischiosa come quella della sala partoI medici hanno il dovere di tutelare la salute e il benessere delle persone ed evitare che corrano rischi", così aveva spiegato Marco Ioppi, presidente dell'Ordine, a Il Dolomiti, che aveva aggiunto: "Purtroppo un servizio così difficile e delicato è stato oggetto di tanta propaganda elettorale - aggiunge il numero uno dei medici - una bandiera da sventolare per primi, un trofeo di cui vantarsi, in deroga alla sicurezza. L'Ordine esprime la massima solidarietà ai colleghi che lavorano in contesti come quello di Cavalese che  devono affrontare, in solitudine, un servizio impegnativo e rischioso" (Qui articolo).

 

E se nella replica dei giorni scorsi la Provincia si era ricordata, per la prima volta, della scorsa maggioranza ("Quella sull'ospedale di Cavalese è stata la prima importante delibera di questa giunta a seguito del lavoro svolto dall’allora sottosegretario alla sanità Maurizio Fugatti. Ricordo inoltre che la domanda di riapertura era stata avviata dalla giunta precedente"), questa volta si "dimentica" di giunta e opposizione: "La riapertura poi è stata anche una risposta alla forte richiesta che è venuta dal basso, dal territorio" 

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