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Dati allarmanti di parti cesarei, l'assessora difende il punto nascita di Cavalese e (questa volta) si ricorda della giunta precedente: ''La domanda fu fatta da loro''

La Provincia risponde all'articolo de Il Dolomiti nel quale si mette in luce alcuni dati sul punto nascita di Cavalese. Segnana: "Consapevoli che nascere a Cavalese sia più oneroso rispetto a Trento o Rovereto. A guidarci non può essere il mero costo economico", ma intanto sul tavolo c'è l'ipotesi del taglio da 120 milioni di euro

Di Luca Andreazza - 19 agosto 2019 - 19:08

TRENTO. "Quella sull'ospedale di Cavalese è stata la prima importante delibera di questa giunta a seguito del lavoro svolto dall’allora sottosegretario alla sanità Maurizio Fugatti", così l'assessora Stefania Segnana, che aggiunge: "Ricordo inoltre che la domanda di riapertura era stata avviata dalla giunta precedente". "Siamo consapevoli - conclude l'assessora nella nota di piazza Dante - che nascere a Cavalese sia più oneroso rispetto a Trento o Rovereto ma a guidarci non possono essere solo mere valutazioni economiche".

 

Così la Provincia risponde all'articolo de Il Dolomiti nel quale si mette in luce alcuni dati sul punto nascita di Cavalese. Tra gli altri i numeri mostrano un ricorso al parto cesareo nel 25% dei casi, quando questa tecnica per l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un tasso superiore al 15% è indicativo di ''un uso inappropriato della procedura'' e personale (parliamo di svariati professionisti) che da quando è aperta la nuova struttura, per il 60% dei loro giorni di lavoro non ha avuto nessuno da far partorire rimanendo anche per 12 giorni consecutivi a ''braccia conserte'' (rigorosamente 24 ore su 24) perché non c'erano bimbi da far nascere (Qui articolo). 

 

L'amministrazione provinciale conferma la scelta, anche se, forse per la prima volta, non si prende tutti i meriti. Solo tre mesi fa, il presidente Fugatti nel parlare della difficoltà di riaprire i punti nascita di Arco, Tione e Borgo, aveva provato a spostare l'attenzione sulle ex guardie mediche e le riaperture delle sedi di Tesino e Ledro, ma anche a mettere il "cappello" sulla riapertura in quel di Cavalese (Qui articolo). Una mossa che aveva portato  le opposizioni a rivendicare il proprio ruolo tra De Godenz per l'Upt, l'ex presidente Ugo Rossi ("L'unica richiesta di riapertura è firmata da Zeni e Rossi") e il Movimento 5 stelle. Tutti comunque a sottolineare anche il grande impegno delle associazioni territoriali (Qui articolo). 

 

Non si guarda ai costi, scelta legittima ma stridente rispetto al progetto di tagliare, o razionalizzare dal punto di vista dell'assessorato, 120 milioni di euro proprio in sanità nel prossimo quadriennio: 10 milioni di euro nel 2020, poi 20 nel 2021, 40 nel 2022 e infine 50 milioni di euro nel 2023, tutto contenuto nella lettera riservata inviata all'Apss proprio da Segnana, nella quale al direttore generale si chiede di strutturare un ''piano di efficientamento'' (Qui articolo).

 

Un concetto, quello dell'impegno delle associazioni territoriali, ripreso anche da piazza Dante. "La chiusura - aggiunge Segnana - aveva rappresentato a suo tempo per le partorienti della valle e delle zone limitrofe delle oggettive difficoltà e da parte nostra si è sempre sostenuta la necessità di adoperarsi per garantire i servizi sanitari nelle valli. Il punto nascita a Cavalese rappresenta la risposta concreta ad una specifica esigenza avanzata non solo dalla comunità e dai comitati dei cittadini ma anche dalle istituzioni locali e dai rappresentanti politici del territorio. Siamo orgogliosi del risultato ottenuto anche grazie alla passione dei professionisti che quotidianamente lavorano per garantire la sicurezza di mamme e nascituri".

 

L’ospedale di Cavalese, per ottemperare alle disposizioni previste dal Comitato percorso nascita nazionale, che ha dato l’autorizzazione alla riapertura a prescindere dal numero dei nati, è stato oggetto di lavori di ristrutturazione che hanno consentito di allestire una sala operatoria dedicata alle emergenze ostetriche, requisito fondamentale per effettuare l’apertura del punto nascita avvenuta il 1 dicembre del 2018.

 

I lavori, seguiti direttamente dall’Azienda Sanitaria provinciale, si sarebbero conclusi nei giorni scorsi, in anticipo rispetto alla tabella di marcia prevista: "Al netto di eventuali aspetti organizzativi - prosegue l'assessora - dal 1 settembre prossimo è confermata la piena disponibilità della sala chirurgica dedicata all’ostetricia e quindi il ripristino della sala chirurgica destinata all’ortopedia e alla chirurgia generale. Un risultato importante che ha rispettato la cronologia degli interventi e che permette di affrontare la prossima stagione sciistica con la tranquillità di avere a disposizione un’eccellenza per la traumatologia direttamente in valle, in prossimità degli impianti".

 

I numeri comunque sono quelli, ma non vengono analizzati nella nota provinciale, che si limita a ringraziare i professionisti che operano in val di Fiemme. L'unico dato che viene preso in considerazione è quello relativo al costo (un parto a Cavalese costa alla comunità 12.900 euro mentre uno nelle altre strutture provinciali meno di 2.270 euro). 

 

"Siamo consapevoli che nascere a Cavalese sia più oneroso rispetto a Trento o Rovereto - conclude Segnana - ma a guidarci non possono essere solo mere valutazioni economiche. Ribadiamo pertanto la nostra intenzione di lavorare per garantire servizi ai cittadini che vivono in periferia e allo stesso tempo auspichiamo che contestualmente al ripristino della chirurgia traumatologica si spengano definitivamente le polemiche. Ai medici e a tutti i professionisti di ortopedia e di chirurgia rinnoviamo il nostro grazie per la pazienza avuta in questi mesi in cui era attiva un’unica sala chirurgica. A tutti i medici e operatori dell’ospedale di Cavalese e del punto nascita rinnoviamo la piena collaborazione e fiducia nel loro operato, consapevoli che il clima venutosi a creare e fomentato ad arte, non abbia facilitato il loro prezioso lavoro in questi ultimi mesi".

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