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Punto nascite di Cavalese, Demagri: ''I dati de il Dolomiti mostrano come le preoccupazioni che hanno i sanitari siano fondate''

La consigliera provinciale del Patt interviene sul tema e spiega: ''Il fatto che non sia mai stata data risposta alle due interrogazioni che ho depositato, mi fa pensare che non si sia voluto farlo per non esplicitare dei dati che erano prevedibili''. Su tutti i numeri sui parti cesarei che a Cavalese sono i più alti della provincia nonostante i parti a rischio vengano trasferiti a Trento

Ecco i dati di aprile e maggio delle nascita nei diversi ospedali del Trentino
Di Luca Pianesi - 20 agosto 2019 - 23:22

TRENTO. ''I dati pubblicati da il Dolomiti mostrano esattamente ciò che temevano (la Giunta ndr) e il fatto che non sia mai stata data risposta alle due interrogazioni che ho depositato come prima firmataria a dicembre dello scorso anno, mi fa pensare che non si sia voluto rispondere per non esplicitare dei dati che erano prevedibili e che mostrano come le preoccupazioni che hanno i sanitari siano fondate”. La consigliera provinciale del Patt interviene nel dibattito sul punto nascita di Cavalese riaperto dopo che il nostro quotidiano ha pubblicato in esclusiva dei dati ufficiali ma mai comunicati prima alla cittadinanza (QUI ARTICOLO). Il tutto mentre quest'oggi l'assessora Segnana si è recata proprio sul posto per ribadire la sua vicinanza al personale e che ''la riapertura è arrivata su forte spinta popolare'' (QUI ARTICOLO).

 

I dati, però, spiegano meglio di qualsiasi discorso politico o considerazione personale cosa sta succedendo nella struttura riaperta (dopo che la domanda è stata presentata dalla vecchia maggioranza) sotto la pressione di alcuni partiti (su tutti quelli che oggi sono al governo provinciale) e, come specificato dall'assessora, di parte della popolazione della zona. Ebbene a Cavalese nascono circa 14 bambini al mese, i medici sono rimasti senza un parto da eseguire anche per 12 giorni consecutivi (come a maggio come si può vedere nell'immagine e anche ad aprile le cose non sono andate meglio con 12 bambini nati in un mese) e fino ad oggi da dicembre per il 60% delle loro giornate lavorative non hanno avuto piccoli da far nascere. Infine, e questo è l'elemento più allarmante perché indice della tranquillità della sicurezza che si respira nella struttura, in un caso su quattro il parto viene eseguito con il taglio cesareo nonostante nella struttura non siano trattate le gravidanze a rischio (che vengono trasferite su Trento che comunque ha un tasso di cesarei pari al 20%).

 

Insomma, per fare un confronto con un'altra struttura ''gemella'' come quella di Cles, sino ad oggi Cavalese ha avuto meno della metà dei parti (103 contro i 225 della Val di Non) ma praticamente lo stesso numero di cesarei (25 a Cavalese e 28 a Cles per una percentuale che è, quindi, doppia nella struttura della Val di Fiemme: 24,27% contro il 12,44%). E, come spiegavamo, per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) se si supera il 15% è indicativo di ''un uso inappropriato della procedura'' motivato da ''carenze organizzative, medicina difensiva, (...) scarso supporto alla donna da parte del personale sanitario nel percorso di accompagnamento alla nascita''. Sul tema abbiamo chiesto un'analisi da parte del presidente dell'Ordine dei medici Ioppi.

 

''Manca la tranquillità e la  sicurezza necessaria - ci ha spiegato Ioppi - per lavorare serenamente e così il sanitario è portato a tutelarsima anche a non far correre rischi alla madre e al bambino per ricorrere, al minimo rischio, ad espletare il parto con il taglio cesareo che offre al momento maggiori garanzieL'Ordine esprime la massima solidarietà ai colleghi che lavorano in contesti come quello di Cavalese che  devono affrontarein solitudineun servizio impegnativo e rischioso, senza effettiva protezione'' (QUI ARTICOLO COMPLETO).

 

E sul tema, come detto, è la consigliera provinciale del Patt Paola Demagri a intervenire: d'altronde in molte occasioni, in passato, anche in aula ha ricordato alla giunta che in medicina è fondamentale la casistica degli interventi, vale a dire la quantità di interventi che un sanitario si trova ad affrontare per mantenersi in allenamento e per avere un maggior numero di interventi di successo e di situazioni ''difficili'' da superare. La consigliera Demagri nelle sue interrogazioni si soffermava infatti sul fatto che per garantire la sicurezza a mamma e bambino è necessario per i professionisti avere a che fare con una determinata casistica, che in un ospedale con numeri molto bassi è difficile ottenere.

“Pare che nei prossimi giorni verrà inaugurata la nuova sala parto del Punto nascita di Cavalese (QUI ARTICOLO) che finalmente metterà in sicurezza la struttura – continua Demagri – è certamente necessaria alla luce delle scelte di questa Giunta (anche se è lo stesso presidente dell'Ordine dei medici a ribadire che comunque non cambierà un gran che dal punto di vista dei numeri che difficilmente supereranno i 200 parti all'anno ndr.), ma il milione di euro speso per realizzarla è in contrasto con la richiesta di risparmio di 120 milioni (notizia sempre fatta emergere in esclusiva da il Dolomiti QUI ARTICOLO) che è stata fatta dall'assessora Segnana all’Azienda sanitaria poche settimane fa. E’ chiaro che i territori periferici, da cui provengo anche io, vanno trattati come la città, ma forse la Giunta dovrebbe dare delle priorità alle proprie scelte in sanità''.

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