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Punto nascita Cavalese, dati allarmanti sui parti cesarei. Personale inattivo anche per 12 giorni consecutivi e i 5 nati del 3 agosto non ci sono stati

Pubblichiamo in esclusiva dei dati molto significativi sul reale andamento della struttura della Val di Fiemme che smentiscono molto di quanto sentito sino ad oggi. Nel punto nascite si è eseguito nel 25% dei casi il taglio cesareo quando non ci sono emergenze e per  l'Organizzazione Mondiale della Sanità un tasso superiore al 15% è indicativo di ''un uso inappropriato della procedura'' motivato da ''carenze organizzative, medicina difensiva, (...) scarso supporto alla donna da parte del personale sanitario nel percorso di accompagnamento alla nascita''

Di Luca Pianesi - 19 agosto 2019 - 06:01

TRENTO. Un parto su quattro viene eseguito con il taglio cesareo (Tc): per essere precisi nel 24,27% dei parti si ricorre a questa tecnica quando per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) un tasso superiore al 15% è indicativo di ''un uso inappropriato della procedura'' motivato da ''carenze organizzative, medicina difensiva, (...) scarso supporto alla donna da parte del personale sanitario nel percorso di accompagnamento alla nascita''*; personale (parliamo di svariati professionisti) che da quando è aperta la nuova struttura, per il 60% dei loro giorni di lavoro non ha avuto nessuno da far partorire rimanendo anche per 12 giorni consecutivi a ''braccia conserte'' (rigorosamente 24 ore su 24) perché non c'erano bimbi da far nascere.

 

E poi nessun picco di fiocchi rosa o azzurri, come riportato qualche giorno fa dall'Adige sia sul cartaceo (''Sabato fortunato con cinque parti'') che sull'online (''All'ospedale di Cavalese nati 5 bimbi in un giorno''): in realtà non sono nati 5 bambini in un giorno, sabato 3 agosto. Quel giorno ci sono stati 2 parti, un altro c'è stato il giorno precedente (il 2 agosto), uno tre giorni prima, il 31 luglio, e uno il 30. In realtà, a voler essere precisi, quei 5 parti sono gli unici avvenuti in quattordici giorni consecutivi (dal 26 luglio all'8 agosto) e l'unico vero picco massimo di nascite si è avuto l'8 aprile con, comunque, soli tre parti in ventiquattro ore.

 

I dati sono dati che pubblichiamo in esclusiva, mai comunicati prima alla cittadinanza, ma ufficiali che abbiamo richiesto all'Apss e che mostrano il reale andamento del punto nascita di Cavalese tornato operativo, su grande spinta popolare e applausi sperticati per la nuova giunta, lo scorso dicembre. 

 

Da allora la media dei parti è stabile sui 14 al mese e le stime parlano di massimo 170 parti per la fine dell'anno: insomma meno della metà del punto nascita di Cles (dove si stima saranno circa 365 i parti finali). Ma il dato più impressionante è proprio quello che riguarda i cesarei: ci troviamo in una struttura dove nascono pochissimi bambini, dove non vengono trattati casi a rischio e dove l'assistenza dovrebbe essere massima e prolungata e invece il ricorso a questa pratica è ai livelli di strutture considerate ''di emergenza''. L'Ospedale Santa Chiara, per esempio, dove vengono convogliati la stragrande maggioranza dei parti a rischio (alcuni arrivano anche a Rovereto) ha una percentuale di parti cesarei del 20,53% (mentre l'ospedale della Città della Quercia è al 17,97%). 

 

L'Oms è molto severa sull'argomento chiedendo delle percentuali il più basse possibili e l'Italia, in questo senso, spesso e volentieri le sfora anche di molto e le ragioni sono da ricondurre proprio alle motivazioni sopra descritte. In particolare, essendo i medici e il personale sanitario sempre meno tutelati e sempre più esposti dal punto di vista giuridico, per paura di sbagliare si ricorre a tecniche meno naturali ma più sicure anche se comportano un'operazione chirurgica. Ma visto che non ci sono casi di emergenza a Cavalese, che si dovrebbe avere tutto il tempo di attendere il buon esito di un parto naturale, che il personale non dovrebbe aspettare altro (quindi vogliamo escludere l'ipotesi delle ''carenze organizzative'') l'unica motivazione plausibile resta quella della ''medicina difensiva''.

 

Un'insicurezza che certamente può aumentare se si finisce per restare inoperativi anche per quasi due settimane consecutive, come successo dal 3 maggio al 16 quando per 12 giorni nessun parto si è verificato nella struttura o ancora a luglio quando sono stati 10 i giorni di servizio senza parti (dal 14 al 23 compresi). Ad aprile, maggio e giugno il personale del punto nascita di Cavalese non ha dovuto far partorire nessuno per 21 giorni su 30. Il dato del 24,27% di Cavalese, quindi lo si spiega solo in questo modo visto che la struttura ''gemella'' (perché anche qui non ci sono parti a rischio e i tempi di assistenza possono, comunque, essere più dilatati rispetto, per esempio, all'Ospedale di Trento) di Cles (dove comunque si hanno più del doppio dei parti) si ferma a un perfetto 12,44% di Tc.

 

Insomma sembra proprio che al momento si stiano concretizzando gli scenari di chi sconsigliava la riapertura di questa struttura e diceva che da un lato ci sarà un esplodere dei costi (lo ha spiegato l'assessora Segnana rispondendo a un'interrogazione che un parto a Cavalese costa alla comunità 12.900 euro mentre uno nelle altre strutture provinciali meno di 2.270 euro) e dall'altro uno standard qualitativo sempre a rischio (meno si lavora in campo medico e sanitario e più si rischia di perdere professionalità avendo a che fare con bassa casistica).

 

E sembrano profetiche le parole pronunciate sia dall'Ordine delle professioni infermieristiche di Trento che palesava la sua ''preoccupazione per la sostenibilità e il mantenimento dei criteri di sicurezza nel tempo'' che da quello dei medici che con il presidente Ioppi aveva detto: "Nessuno considera i rischi, le angosce e i pericoli per i professionisti, ma anche per la madre e il nascituro. In caso di complicanza i politici in tribunale non si vedono, la colpa è dei professionisti".

 

 

* come riportato nel libro Elective caesarean delivery at maternal request: A preliminary study of motivations influencing women's decision‐making e anche in una proposta di legge della Camera dei Deputati dal titolo ''Norme per la promozione del parto naturale e per la tutela della salute e del benessere della donna e del neonato''

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