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Segnana conferma quanto anticipato da Il Dolomiti: parti cesarei sopra il 25% e i costi (esorbitanti) sono quasi 6 volte superiori alla media

A Cavalese certificato il boom dei cesarei, sono il 26% del totale, in più un parto a Cavalese costa 12.900 euro, quando la media provinciale si aggira sui 2.270. Ghezzi (Futura): “Questi dati dimostrano la criticità della sostenibilità e appropriatezza del punto nascita”

Di Tiziano Grottolo - 24 ottobre 2019 - 20:21

TRENTO. “Dall’1 dicembre 2018 al 30 aprile 2019 presso l’unità operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Cavalese sono stati registrati 72 parti, di cui 19 con taglio cesareo”, parola dell’assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana che ha risposto all’interrogazione di Futura e ai dubbi sollevati dai dati pubblicati in esclusiva da ‘Il Dolomiti’ a proposito dei parti gestiti dalla struttura sanitaria fiemmese.

 

I Numeri confermano quanto riportato da ‘Il Dolomiti’, anzi se possibile i dati che avevamo pubblicato erano persino più completi di quelli diffusi ieri da Segnana, che al contrario si fermano ad aprile 2019 (come richiesto nell’interrogazione che però risale addirittura a maggio), mentre quelli pubblicati su questo giornale arrivano al 13 agosto di quest’anno.

 

Ad ogni modo possiamo aggiungere che i dati ufficiali dicono che quest’anno, a maggio, ci sono state 12 nascite, 13 quelle di giugno e 14 nuovi nati a luglio (6 nei primi 13 giorni di agosto). Per gli appassionati dei numeri, nel periodo che va da gennaio 2019 al 13 agosto dello stesso anno, la percentuale dei parti cesari è stata del 24,27% mentre nel periodo riportato dall’assessora (Dicembre 2018-Aprile 2019) la percentuale dei casi in cui si è dovuto ricorrere al taglio cesareo è leggermente più alta, pari al 26,39%.

 


 

Dati questi che non cambiano la sostanza dal momento che come sancisce l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) un tasso superiore al 15% è indicativo di “un uso inappropriato della procedura” motivato da “carenze organizzative, medicina difensiva, (...) scarso supporto alla donna da parte del personale sanitario nel percorso di accompagnamento alla nascita”*.

 

Stesso concetto sottolineato dal presidente dell'Ordine dei medici Marco Ioppi che aveva affermato: “L'elevata percentuale di tagli cesarei a Cavalese è il risultato, purtroppo, del ricorso alla medicina difensiva e questo conferma che vengono a mancare quei requisiti di sicurezza che sono irrinunciabili per svolgere un'attività così importante e rischiosa come quella della sala parto. I medici hanno il dovere di tutelare la salute e il benessere delle persone ed evitare che corrano rischi” (QUI l’articolo completo).

 

C’è poi la questione del personale (parliamo di svariati professionisti) che da quando è stata aperta la nuova struttura, per il 60% dei loro giorni di lavoro non ha avuto nessuno da far partorire rimanendo anche per 12 giorni consecutivi a “braccia conserte” perché non c'erano bimbi da far nascere.

 

Per quanto riguarda il tasso di utilizzo delle equipe medico-infermieristiche, considerata la presenza media giornaliera in Ostetricia di 1,91 pazienti, Segnana riferisce che i minuti di assistenza ostetrica erogati sono stati 1.508/paziente/die e quelli medici 1.817/paziente/die. Per coprire i vari turni invece, attualmente sono impiegati nell’ospedale di Cavalese due liberi professionisti.

 

Sul fronte monetario invece il costo complessivo per mese di operatività, considerando l’equipe ostetrica e ginecologica e l’integrazione del personale di anestesia e di pediatria per garantire la presenza attiva 24ore su 24,  è di 260mila euro. Mentre il costo medio per parto a Cavalese è di 12.900, quando in media un parto all’Ospedale di Trento grava sulle finanze pubbliche per circa 2.300 euro, con il costo medio provinciale (escluso Cavalese) che si aggira introno ai 2.270 euro.

 

Infine Segnana spiega come nel mese di dicembre 2018 i pazienti trasferiti dal Pronto Soccorso di Cavalese all’Ospedale di Trento sono stati 11, mentre i pazienti trasferiti ad altri ospedali per il trattamento di traumi maggiori o minori dal 1° gennaio a 30 aprile 2019 sono stati 25, per il trattamento di patologie gastrointestinale 8 pazienti.

 

A stretto giro è arrivata la controreplica del consigliere di Futura, Paolo Ghezzi: “Questi dati confermano la criticità della sostenibilità e appropriatezza del punto nascita”. Ma lo stesso consigliere precisa: “Comprendiamo e rispettiamo le attese ed esigenze delle comunità di Fiemme e Fassa, proprio per questo non vogliamo lanciarci in conclusioni affrettate, su dati ancora troppo parziali seppur significativi”.

 

Allo stesso tempo però Ghezzi si augura che l’assessora scelga la via della collaborazione con il Consiglio provinciale per organizzare al massimo livello di competenze possibile la conferenza di informazione a gennaio (richiesta da Ghezzi, Rossi e Degasperi QUI articolo), in modo da valutare Cavalese dentro il sistema dei punti nascita in Trentino.

 

“Non limitiamoci alle nude cifre dei costi – conclude Ghezzi – ma non possiamo neppure esimerci da un ragionamento più articolato che tenga conto anche dei numeri e del raffronto con le altre zone del Trentino”.

 

 

* come riportato nel libro Elective caesarean delivery at maternal request: A preliminary study of motivations influencing women's decision‐making e anche in una proposta di legge della Camera dei Deputati dal titolo ''Norme per la promozione del parto naturale e per la tutela della salute e del benessere della donna e del neonato''

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