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Tanti cesarei a Cavalese? L'Ordine: ''Medicina difensiva, rischioso derogare alla sicurezza e i professionisti scappano. E ora si rischia di danneggiare ortopedia, un'eccellenza''

Dopo la pubblicazione in esclusiva su Il Dolomiti dei dati relativi all'andamento del punto nascita di Cavalese e la replica della Provincia, l'intervista a Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici: "I professionisti scappano perché non riescono a crescere: la casistica è fondamentale per gestire le situazioni e le criticità. Si è fatta propaganda elettorale su un servizio delicato e difficile: se si voleva investire sul territorio potevano pensare a scuola o asilo"

Di Luca Andreazza - 20 agosto 2019 - 06:01

TRENTO. "L'elevata percentuale di tagli cesarei a Cavalese è il risultato, purtroppo, del ricorso alla medicina difensiva e questo conferma che vengono a mancare quei requisiti di sicurezza che sono irrinunciabili per svolgere un'attività così importante e rischiosa come quella della sala parto. I medici hanno il dovere di tutelare la salute e il benessere delle persone ed evitare che corrano rischi", non usa giri di parole Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, nel commentare i dati in esclusiva de Il Dolomiti sul punto nascita di Cavalese. Dati che vi abbiamo riportato lunedì 19 agosto: numeri che spiegano il reale andamento della struttura in valle di Fiemme (Qui articolo - Qui la replica della Pat). 

 

"Purtroppo un servizio così difficile e delicato è stato oggetto di tanta propaganda elettorale - aggiunge il numero uno dei medici - una bandiera da sventolare per primi, un trofeo di cui vantarsi, in deroga alla sicurezza. Un comportamento alquanto rischioso. Ci auguriamo ovviamente che tutto proceda nel migliore dei modi, ma non si può scherzare sulla salute. La posizione dell’Ordine è sempre stata lineare e coerente. In un contesto come quello attuale inoltre, in cui abbiamo difficoltà a trovare professionisti per tenere aperti servizi vitali ed essenziali (sale parto degli ospedali centrali e pronto soccorsi per esempio), appare difficile giustificare il mantenimento di servizi a bassissima operatività. Servizi che non sono attrattivi per la ridotta casistica e per la scarsa disponibilità di strumentazioni e attrezzature, che costringono i professionisti a restare inoperosi e accettare le proposte di lavoro che giungono loro da fuori provincia".

 

Un parto su quattro viene eseguito con il taglio cesareo (Tc): per essere precisi nel 24,27% dei parti si ricorre a questa tecnica quando per l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un tasso superiore al 15% è indicativo di ''un uso inappropriato della procedura'' motivato da ''carenze organizzative, medicina difensiva, (...) scarso supporto alla donna da parte del personale sanitario nel percorso di accompagnamento alla nascita'', personale (parliamo di svariati professionisti) che da quando è aperta la nuova struttura, per il 60% dei loro giorni di lavoro (rigorosamente 24 ore su 24) non ha avuto nessuno da far partorire perché non c'erano bimbi da far nascere.

 

"Manca la tranquillità e la  sicurezza necessaria - prosegue Ioppi - per lavorare serenamente e così il sanitario è portato a tutelarsi, ma anche a non far correre rischi alla madre e al bambino per ricorrere, al minimo rischio, ad espletare il parto con il taglio cesareo che offre al momento maggiori garanzie. L'Ordine esprime la massima solidarietà ai colleghi che lavorano in contesti come quello di Cavalese che  devono affrontare, in solitudine, un servizio impegnativo e rischioso, senza effettiva protezione: per far capire quanto è rischioso il loro lavoro, li paragono ai funamboli  che camminano sulla corda senza avere sotto una rete di protezione. Devono evitare di far correre rischi, ma si trovano anche costretti a tutelarsi e a salvaguardare il proprio operato. E allora il ricorso al parto cesareo diventa giustificato, diventa medicina difensiva. Ripeto ancora quanto ebbi da dire che purtroppo, nelle aule di tribunale, in caso di qualsiasi malaugurato incidente il medico è sempre solo a difendersi, raro trovare amministratori o chi grida in piazza per ottenere un punto nascita sotto la porta di casa".

 

La media è di 0,46 parti tra il 1 gennaio e il 13 agosto (Cles a 1 e 35% di giorni inattivi, Trento a 6,43 e Rovereto a 2,84). Un parto a Cavalese costa alla comunità 12.900 euro mentre uno nelle altre strutture provinciali meno di 2.270 euro. Una scelta politica legittima e non sono cifre astronomiche, ma intanto sul tavolo c'è l'ipotesi di tagliare 120 milioni di euro nel prossimo quadriennio (Qui articolo).

 

"Sicuramente - spiega il presidente - la sostenibilità economica del servizio è un altro aspetto importante che si deve valutare". Anche perché la media dei parti è stabile intorno ai 14 al mese e le stime parlano di massimo 170 parti per la fine dell'anno, meno della metà del punto nascita di Cles (dove si stima saranno circa 365 i parti finali). Tra le ipotesi per incrementare i numeri quella di ospitare da fuori valle e fuori provincia future partorienti

 

"Ma l'indice di feritilità è sempre più in riduzione. Se si considera il solo bacino di utenza di Fiemme e Fassa - evidenzia Ioppi - si possono ipotizzare un massimo di 270 parti all'anno. Ci sono poi i casi a rischio e la personale scelta di partorire dove si vuole, il trend ci lascia presupporre che in futuro non ci saranno grossi cambiamenti: si può arrivare intorno ai 200 parti in dodici mesi a Cavalese? Un dato piuttosto strutturale con il rischio di andare a impoverire altre specialità come l’ortopedia per l’obbligo di lasciare sempre libera a disposizione della sala parto una sala operatoria, un servizio di assoluta eccellenza, particolarmente importante per una zona altamente turistica e sportiva. Ritengo che sia giusto e doveroso far sentire parte integrante di una comunità anche le popolazioni delle valli, ma la sala parto può non essere lo strumento più indicato. Per una coppia potrebbe essere la disponibilità di asili nido ad esempio o quant’altro. Ma questo, non mi compete, quello che preoccupa l’Ordine è l’inoperosità cui sono sottoposti i professionisti che fa perdere loro manualità e esperienza tali da saper affrontare e gestire le  criticità e ridurre così l’altissimo turn-over di professionisti".

 

Un altro nodo è, infatti, l'altissimo turn-over di professionisti. "La casistica - conclude Ioppi - è fondamentale per gestire le situazioni e le criticità. E' tra i requisiti fondamentali stabiliti nella Conferenza Stato-Regioni che presuppone i mille parti. In Trentino siamo in deroga a 500 parti, mentre a Cles e Cavalese si opera in regime di deroga della deroga. E derogare sulla sicurezza è sempre rischioso. I medici se non vedono possibilità di crescita e di restare attivi preferiscono poi accettare altre proposte: non è un caso che i bandi dell'Apss siano andati a vuoto. Si lavora con i gettonisti e non si riesce a dare continuità al servizio. Questo aumenta i rischi: un prezzo altissimo da pagare per tenere aperto il punto nascita, un'assunzione di responsabilità enorme, che non tiene conto a sufficienza della solitudine, dei pericoli e dell'angoscia che caratterizza il lavoro di ogni professionista  in situazioni di tensione come quella della sala parto e in particolare di chi decide di lavorare in simili condizioni".

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