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Punto nascita di Arco, l'assessora Segnana e Fraccaro: ''Avviato un percorso''. Onda Civica: ''Parole generiche, strano che si muovano dopo un anno perché si vota''

Il punto nascita dell'ospedale di Arco è stato chiuso il 1 agosto 2016 a seguito del parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale del 22 giugno 2016. Il viceministro Sileri: "Non significa però una riapertura certa, ma effettuare le verifiche per fare il punto della situazione"

Di Luca Andreazza - 02 febbraio 2020 - 16:19

ARCO. Un vertice tra governo, amministrazione provinciale, sindaci dell'Alto Garda e Azienda provinciale per i servizi sanitari sul punto nascite all'ospedale di Arco. L'intenzione è quello di aprire un dialogo e un confronto per capire quali siano le condizioni per riaprire il centro. "Oggi iniziano un percorso - ha detto il viceministro Pierpaolo Sileri - con i diversi attori del territorio, con i sindaci, la Provincia e il ministero per vedere insieme cosa può essere necessario e quale può essere appunto l'iter. Questo non significa però una riapertura certa, ma effettuare le verifiche per fare il punto della situazione".

 

Si avvicinano le elezioni amministrative e così sembrano iniziare anche i diversi posizionamenti in questo percorso per valutare un'eventuale riapertura del punto nascite arcense. "Eravamo qui nel 2016 quando è stato chiuso, eravamo contrari a quell'ipotesi - ha spiegato Riccardo Fraccaro, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri -. Ora credo che ci siano le condizioni per la riapertura, con la massima attenzione e in grado di garantire la sicurezza. L’obiettivo del Governo è garantire a tutti i trentini livelli adeguati di assistenza. Un impegno già dimostrato per Cavalese".

 

La rete dei punti nascita della provincia di Trento è attualmente articolata su quattro sedi: due hub, quelli di Trento e Rovereto, e due spoke a Cles e Cavalese. Il punto nascita dell'ospedale di Arco è stato chiuso il 1 agosto 2016 a seguito del parere espresso dal Comitato percorso nascita nazionale del 22 giugno 2016 (Qui articolo). Se si vuole riaprire servono standard minimi di qualità e sicurezza (Qui articolo). La decisione per Cavalese è stata tecnica e così dovrebbe essere anche per l'Alto Garda.

 

Un percorso in commissione nazionale del Comitato punto nascite, dove siedono medici e non politici. La decisione viene in caso presa dopo un lungo e articolato confronto tra la Commissione e l'Azienda sanitaria che, su mandato della giunta, un'indicazione politica, collabora all'iter previsto per la verifica della possibilità della riapertura. Ma all'orizzonte ci sono anche da tenere in considerazione i tagli o efficientamenti da 120 milioni di euro, un processo momentaneamente congelato fino al prossimo assestamento di bilancio provinciale.

 

"Garantire i servizi ai territori periferici è fondamentale - ha commentato l'assessora Stefania Segnana - abbiamo un territorio montano, tante comunità gravitano sugli ospedali delle valli che vanno preservati per evitare lo spopolamento delle zone lontane dal centro. Qui, nell'Alto Garda la richiesta arriva dal basso, dal territorio, sono state raccolte 12.000 firme per la riapertura del punto nascita a conferma dell'importanza di questo presidio per la comunità".

 

Agli esponenti del governo è stata illustrata la struttura ospedaliera arcense e in particolare l'attività dell'Unità operativa di ostetricia e ginecologia, composta da 6 medici tra cui il direttore, 5 biologi, 11 infermieri professionali, un'ostetrica e 4 Oss. All'Unità operativa fa riferimento il Percorso Nascita, che è stato progressivamente implementato e attualmente accoglie il 100% delle richieste pervenute con un aumento del tasso di reclutamento dal 39,4% nel 2016 al 85,9% del 2019.

 

Sempre nell'ambito del Percorso Nascita vi è l'attività di diagnostica prenatale, con bi-test garantiti al 100% delle richieste presso ospedale di Arco, nonché la disponibilità notturna e negli orari di chiusura del consultorio di un'ostetrica. Il Centro Pma è stato, infatti, ristrutturato nel corso della primavera 2018 e accreditato a livello provinciale e nazionale: 118 sono stati gli interventi di chirurgia andrologica con un incremento di 39 interventi rispetto al 2018, 866 le prestazioni ambulatoriali specialistiche effettuate lo scorso anno (854 nel 2018); sempre nel 2019 sono state dimessi 184 pazienti ed erogate 7.951 prestazioni specialistico ambulatoriali.

 

Immediata la presa di posizione di Onda civica. "Le parole del viceministro sono state ovviamente generiche - ha detto Andrea Maschio - mentre non possiamo far altro che constatare l'inerzia di Provincia e Apss nell'affrontare le problematiche sanitarie ma molto attenti a mettersi in mostra. E' da oltre un anno che piazza Dante non parla concretamente di questo tema ma ora che si avvicina la tornata elettorale si spendono casualmente per la riapertura. Dovrebbero anche riportare degli oltre due anni per istituire la Brest Unit non ancora completamente in funzione, un colpevole ritardo nell’apertura del punto nascite di Cavalese tenuto in scacco dai ritardi nel progetto della sala operatoria annessa al blocco parto. Il personale medico per la copertura 24 ore su 24 può essere reperito con maggior facilità rispetto a Cles e Cavalese con la mobilità interaziendale retribuita dei pediatri e anestesisti di Rovereto in attesa di assunzioni. La ricostruzione del blocco parto incomprensibilmente distrutto è fattibile in pochi mesi. Il numero dei parti del punto nascite di Arco è certamente superiore a quello di Cles e Cavalese. Non devono mentire alla comunità, ma fornire gli elementi di valutazione".

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