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Rinnovo dei contratti pubblici, Rossi contro Fugatti: “I soldi ci sarebbero basta studiare i bilanci, smettiamola di dare la colpa ad altri”

Per l’adeguamento di stipendio dei 15mila dipendenti pubblici servirebbero 36 milioni di euro. L’ex presidente della Pat attacca il suo successore: “Pensi un po’ di più al Trentino e meno alle manifestazioni romane”

Di Tiziano Grottolo - 19 ottobre 2019 - 19:30

TRENTO. L’argomento del momento che sta scaldando queste piovose giornate d’autunno è il rinnovo del contratto per i 15 mila dipendenti pubblici di Provincia, Comuni, Comunità di Valle e case di riposo. Secondo i calcoli per trovare le risorse necessarie all’adeguamento di stipendio servirebbero circa 36 milioni di euro.

 

Su questo tema i sindacati hanno già annunciato che, se da parte della Pat non ci sarà un segnale di avvicinamento, entro due settimane sarà indetta una mobilitazione, senza escludere in futuro uno sciopero in grande stile.

 

Per tutta risposta il presidente dalla Pat Maurizio Fugatti si è detto sorpreso di una simile richiesta, presentata a suo dire senza il minimo preavviso. Scaricando il proverbiale barile sul governo nazionale che, secondo quanto riferito in un’intervista rilasciata al quotidiano l’Adige, non darebbe certezza sulla prossima manovra finanziaria.

 

Il governatore leghista ha spiegato come una voce aggiunta o tolta nella manovra nazionale potrebbe avere forti ripercussioni sul Trentino e che fino a quando non ci sarà chiarezza su questo la Pat avrà le mani legate.

 

Su questo punto però è intervenuto a gamba tesa l’ex governatore Ugo Rossi: “Fugatti dice che mancano i soldi e dà la colpa al governo, ben venga la prudenza ma forse farebbe meglio a studiare meglio i bilanci”.

 

Il perché è presto detto, Fugatti fra le altre cose ha citato il fatto che dal 2022 il bilancio provinciale dovrà fare a meno di 250 milioni di euro così come sancito dal patto di Milano sottoscritto dalla giunta precedente.

 

“Vero – dice Rossi, ma poi specifica – questa cosa è nota da tempo e lo sapeva anche quando faceva promesse elettorali, ma trattandosi appunto di gettiti arretrati non è colpa di nessuno se non ci sono più. Quello che Fugatti dimentica – riprende l’autonomista – è che dal 2019 si sono ridotte le somme che il Trentino versa allo Stato per risanare il debito: nel 2017 erano 593 milioni ora sono 379”.

 

Mossa che peraltro Rossi rivendica come risultato del patto di garanzia che firmò a suo tempo assieme al suo omologo altoatesino Kompatscher: “Queste risorse sono state tagliate da oggi per i prossimi anni in avanti e, calcolatrice alla mano, fanno 214 milioni in meno”.

 

Che portano il bilancio quasi in parità con i 250 milioni di gettiti mancanti dal patto di Milano, ma Rossi non si ferma qui e continua a fare i conti in tasca a Fugatti: “Gli ricordo anche che in questi ultimi due anni le entrate sono aumentate e che la provincia può contare su un avanzo di amministrazione intorno ai 70 milioni  di euro, inoltre lo Stato è debitore di almeno 30 milioni all’anno di accise che non sono versate da alcuni anni”.

 

Questi numeri dimostrano come il calo derivante dai gettiti arretrati potrebbe essere agevolmente assorbito da queste voci, senza contare il fatto che il debito della Pat è ben al sotto i limiti che autonomamente si è imposta: “Margine che potrebbe essere usato per fare investimenti virtuosi a sostegno della ripresa economica – sottolinea Rossi – coraggio quindi, Fugatti si fermi un attimo, studi bene i bilanci, pensi un po’ di più’ al Trentino e un po’ di meno alle manifestazioni romane”, l’affondo dell’ex governatore.

 

L’esponente autonomista si auspica che gli assessori della giunta possano incontrarsi con sindacati, imprese e cooperative sociali “affrontando con i mezzi finanziari del Trentino i problemi del Trentino”.

 

Rossi poi si concede anche un’ultima stilettata: “Magari si potrebbe ricordare a tutti che gli evasori non sono eroi,  se questo vale per lo Stato vale ancora di più per la nostra Provincia, perché il Trentino si regge solo sulle risorse che vengono dalle tasse che pagano cittadini e imprese trentine”.

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