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Le risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego sul Fondo del presidente, Rossi: ''Impronta monarchica: il re prende i soldi dalla sua cassaforte''

In Prima commissione provinciale si è parlato del rinnovo dell'accordo del pubblico impiego. Zanella: "Così i lavoratori perdono uno scatto". E sugli investimenti, Fugatti: "Noi oggi dobbiamo coinvolgere i privati, senza criminalizzarli altrimenti vanno a investire a Bolzano o in Veneto. Sui 930 milioni, tutti dello Stato, del bypass ferroviario di Trento porteranno un moltiplicatore importantissimo per la nostra economia, così come i 2 miliardi previsti per la Valdastico"

Di L.A. - 26 novembre 2021 - 13:26

TRENTO. Si è chiusa in Prima commissione, presieduta da Vanessa Masè (La Civica), la discussione generale sulla manovra finanziaria della Provincia 2022. Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha presentato alcuni degli 11 emendamenti presentati. I più importanti riguardano la sospensione  dell’Imis per i proprietari di alloggi nel caso della procedura di sfratto degli inquilini e la riduzione dell’ Irap per le onlus nel caso di un calo di fatturato superiore al 10%.

 

Si è parlato anche del rinnovo del contratto del pubblico impiego. E Fugatti è intervenuto sul Fondo riserva del presidente, precisando che aumenta a 190 milioni; di questi 34 milioni vanno al rinnovo del contratto del pubblico impiego 2022/2024; 37 milioni per la quota una tantum sul 2019/2021; 59 milioni sono destinati al protocollo di finanza locale in base all’accordo con Cal. "Queste tre macro voci - ha spiegato il governatore - vengono quindi a 'gonfiare' il fondo di riserva".

 

Un'assenza di strategia per il rinnovo del contratto, questo il pensiero di Ugo Rossi (Azione), che aveva  sollevato la questione del fondo nelle sedute di commissione. Pur apprezzando la trasparenza del presidente, l'ex governatore ha aggiunto che per il rinnovo dei contratti si devono destinare risorse sui capitoli indicando il piano che si è scelto e il limite di spesa.

 

"Il metodo scelto da Fugatti - ha aggiunto Rossi - è di impronta monarchica: quello del re che trae i soldi per il contratto dalla propria cassaforte. E’ invece sbagliato non avere una strategia, non incontrare i sindacati e non andare alla conciliazione davanti al Commissario del Governo limitandosi a mandare all’incontro i dirigenti".

 

Secondo l'esponente di Azione è legittimo non voler aumentare la spesa, ma il metodo adottato dalla Giunta è sbagliato e unico in Italia. "Tutti i presidenti hanno avuto i sindacati sotto la finestra - ha ricordato Rossi - ma si deve aprire al dialogo per arrivare alla sintesi tra aumenti salariali e aumenti di produttività". Incomprensibile per l’ex presidente della Pat, anche il fatto che si voglia scambiare lo smart – working con il contratto. "Inoltre - ha continuato - sul bilancio della Pat, in seguito alla pandemia, non ci sono mai stati tanti soldi. Ora le responsabilità della Giunta sono enormi, soprattutto perché nella sanità si rischia di arrivare allo sciopero e, in un momento nel quale si richiede il massimo di coesione sociale, c’è si rischio di dividere il Trentino tra dipendenti pubblici e privati".

 

Il governatore leghista ha precisato che quella del Fondo è una novità contabile ma non sostanziale. "In questa manovra - ha proseguito Fugatti - per il contratto della Pa la Giunta mette 190 milioni per il rinnovo 2022/2024 e 37 per il 2019/2021 più i 30 di vacanza contrattuale, in tutto 227 milioni. Poi se il sindacato li ritiene insufficienti si discuterà. I 37 milioni fanno parte dei gettiti arretrati che il Governo ha concesso alla Pat con il recente accordo e sono posti su un fondo specifico per il rinnovo contrattuale".

 

Il consigliere di Futura, Paolo Zanella, ha spiegato che "non c’è nulla di nuovo perché gli aumenti tabellari per il 2019/2021 non ci sono. Ciò significa che i lavoratori hanno perso uno scatto contrattuale", mentre Rossi ha ribattuto che il tema è politico perché c'è il rischio di andare in una situazione difficile con uno sciopero in pinea pandemia. Il presidente Fugatti ha risposto affermando che in prospettiva mancheranno nel bilancio Pat mancheranno 150–180 milioni e ogni anno un rinnovo contrattuale costa circa 65 milioni all’anno.

 

"Inoltre - ha aggiunto Fugatti - c’è ancora incertezza sul futuro. Perché in Trentino, ma va detto con prudenza, la situazione è sotto controllo ma nessuno sa cosa può accadere nel prossimo futuro. Quindi, c’è bisogno di un sistema sanitario in piena efficienza e quindi serve senso di responsabilità da parte di tutti a partire dai consiglieri, anche di quelli di maggioranza, perché saremo chiamati a chiedere ai sanitari ulteriori sforzi. Ci sono problemi obiettivi, non ci sono medici e infermieri e si deve puntare su una campagna vaccinale che dovrà essere ancor più robusta.

 

Il consigliere della Lega Alessandro Savoi ha invitato Rossi a guardare i dati che segnano per il bilancio Pat un continuo meno. "Non è vero che ci sono più soldi a disposizione", ma l'ex presidente ha ribadito che la pandemia ha cambiato la traiettoria delle finanze pubbliche grazie a nuove risorse che non sono della Provincia. "E comunque una via d’intesa col sindacato in queste settimane va cercata; un confronto va fatto anche se non è certo indispensabile cedere alle richieste".

 

Nella discussione è intervenuto anche Giorgio Tonini (Pd) per ricordare che nel contratto della pubblica amministrazione c’entra anche la sanità e la scuola, ha affermato che il problema non è solo quello delle risorse, ma di come implementare l’efficienza della macchina pubblica. Il ministro Brunetta, ha ricordato, sta cercando di fare questa “rivoluzione” ritenendola fondamentale per il successo del Pnrr.

 

"Nella manovra di piazza Dante, invece, non si vede nulla di questo. Eppure - ha aggiunto Tonini - si tratta di un’occasione ghiotta per uno scambio virtuoso: la concessione di risorse in cambio di obiettivi di miglioramento della macchina pubblica. Si rischia, insomma, di perdere una gran bella occasione perché ci si sta immiserendo nella logica del vi do poco in cambio di poco impegno. La stessa Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza provinciale mette in luce un contrasto tra la strategia del Governo che ha l’obiettivo della crescita della produttività con la riforma della Pa, del fisco, scuola e giustizia.

 

Per questo, ha continuato l'esponente dem, il Governo ha rinviato il consolidamento delle finanze pubbliche a dopo il 2024 proprio per permettere una crescita strutturale indispensabile per pagare il debito. "Di questa strategia, tranne due paginette, nella Nadefp, non c’è traccia e nella manovra finanziaria, c’è solo la preoccupazione, certo giusta, di reperire risorse dai livelli più alti, cioè dallo Stato e dall’ Europa. Noi invece ci dovremmo preoccupare di come aumentare l’efficienza della nostra economia anche attraverso un miglioramento di una pubblica amministrazione già efficiente, ma che ha ampi spazi di miglioramento".

 

Apprezzabile, per Giorgio Tonini, la volontà espressa dal presidente Fugatti di non esasperare il confronto con il sindacato, ma la trattativa va inserita in una logica di crescita strutturale. La manovra in discussione si limita invece all’ordinaria amministrazione con la giustificazione dell’emergenza ma, ha detto l’esponente dem, in tempo di crisi si deve avere lo sguardo perlomeno nel medio periodo per rendere il nostro sistema più competitivo per non accontentarsi di crescite dello 0 virgola. Lo stesso presidente degli industriali Manzana, ha ricordato il consigliere, ha affermato che scambierebbe due soldi con un in più di efficienza.

 

"La dicotomia tra lavoro pubblico e privato - ha detto Vanessa Masè - non fa bene al Trenino. Un pericolo, questo della divisione tra i lavoratori, sottolineato anche dal Consiglio delle autonomie locali che ha fatto un richiamo all’unità. Vero è, però, che la Giunta sta seguendo da tempo la strada delle riforme: basti pensare alla scelta della digitalizzazione delle domande che ha dato buoni risultati, alla riconferma contenuta nella manovra di bilancio della semplificazione per i plateatici. Ma si deve agire sulla mentalità del settore pubblico e il momento è quello buono perché, come è emerso nelle audizioni c’è una forte volontà di ripresa. Sul bilancio ha affermato che sul 2022 ci sono 150 milioni di meno, nonostante le risorse che vengono da Bruxelles e Roma e quindi bisogna tenerne conto. Comprensibile, anche davanti alla situazione epidemica in Alto Adige, la preoccupazione per la crescita anche se i dati dicono che le cose vanno meglio del previsto".

 

La replica di Fugatti. "Il tema del rinnovi Pa è collegato al tema delle riforme. Quindi non si tratta solo di reperire risorse, ma non si può dimenticare che il bilancio Pat è in calo. Oggi, ha detto ancora, avere a disposizione 100 milioni in più per investimenti è difficile; così come è difficile trovare soldi per la sanità. Quindi, dove si possono trovare risorse? I tagli sul sociale sono impossibili, così come è impraticabile l’aumento delle imposte. Impraticabile anche la strada di trovare risorse nella scuola o sul lavoro. Il tema vero è che il Trentino deve fare investimenti. L’Alto Adige ha trovato sbocchi nel mondo tedesco nella crisi del 2008, ma ora il 10% in più di Pil deriva dagli investimenti che in Provincia di Bolzano si vedono dal numero di cantieri aperti. Il Pnrr può aiutarci sugli investimenti, ma si è sul campo del medio periodo. Noi oggi dobbiamo coinvolgere i privati, senza criminalizzarli altrimenti vanno a investire a Bolzano o in Veneto. Sui 930 milioni, tutti dello Stato, del bypass ferroviario di Trento porteranno un moltiplicatore importantissimo per la nostra economia, così come i 2 miliardi previsti per la Valdastico".

 

Il consigliere di Futura, Paolo Zanella, ha detto che servono investimenti sì, ma il problema è quali investimenti. "Servono investimenti che non hanno un impatto negativo sull’ambiente ma devono essere sostenibili anche dal punto di vista sociale. Perché di fratture nella nostra società ce ne sono anche troppe e non serve crearne un’altra tra lavoratori pubblici e privati. La sfida della crescita equa e sostenibile richiede lungimiranza e quindi i 200 milioni di debito autorizzato vanno investiti con oculatezza e intelligenza, come per la protezione del territorio, per affrontare gli eventi climatici che tendono a diventare catastrofici. Si deve investire sulla ricerca e sulla sanità e c’è la sfida, ancora dai confronti confusi, del Pnrr che si rischia di affrontare frammentando i progetti. C’è poi la situazione sanitaria che certo va affrontata sul territorio, ma si devono capire cosa saranno le 11 case della salute e gli ospedali di comunità. Intanto, va affrontata l’emergenza della carenza di medici e infermieri per garantire almeno l’assistenza ospedaliera. In emergenza ci si trova anche di fronte alla situazione demografica e al rischio di trovarsi con un popolo di pensionati senza lavoratori. Perciò si deve pensare all’integrazione dei lavoratori stranieri che non si possono privare di casa, servizi e diritti creando conflitti che certo non possano portare risorse. Altro tema da affrontare quello delle diseguaglianze che stanno drammaticamente crescendo. Nella manovra ci sono poi scelte sbagliate, come le scuole delle infanzia aperte a luglio e la questione delle questioni del rinnovo del contratto pubblico che sta portando i lavoratori della sanità al limite dello sciopero in piena quarta ondata pandemica".

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