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Roma, salta l’emendamento per salvaguardare le risorse finanziarie delle autonomie: Trento e Bolzano minacciano di impugnarlo

Tutti uniti contro “l’emendamento unilaterale” imposto dal governo Giallo-rosso, dall’Svp al Patt, passando per Lega e Partito Democratico, i partiti trentini uniti in difesa dell’autonomia. Fugatti: "Le Giunte provinciali di Trento e di Bolzano e la Giunta regionale hanno deliberato la non approvazione di questa disposizione statale passibile di una potenziale impugnativa”

Di Tiziano Grottolo - 19 dicembre 2019 - 21:04

TRENTO. Sta facendo molto discutere la decisione del governo Giallo-rosso di inserire nel disegno di legge di bilancio dello Stato per il 2020 un emendamento, sostituendo in maniera unilaterale quello concordato in precedenza (79-bis) con le province autonome di Trento e Bolzano che ora non escludo di fare ricorso per impugnarlo.

 

Ma facciamo un passo indietro, durante le intricate trattative per l’approvazione della finanziaria nazionale i parlamentari dell’Svp, Steger, Unterberger, Durnwalder, Laniece (Union Valdôtaine) e Bressa (Pd) erano riusciti a far inserire nel ddl un emendamento molto vantaggioso per le province di Trento e Bolzano. Emendamento che in un primo momento era perfino stato approvato dalla Commissione bilancio del Senato (e accettato dal Governo). In seconda battuta però il provvedimento non ha superato il vaglio “tecnico” con gli uffici deputati che hanno sentenziato che non c’erano le coperture per approvare un emendamento simile.

 

Con la norma fortemente voluta dall’Svp si sarebbe voluto introdurre un meccanismo che salvaguardasse la casse delle due province autonome nel caso in cui lo Stato avesse attuato una riduzione dei tributi erariali di competenza statale. Treno e Bolzano vivono una situazione del tutto peculiare: trattandosi di province dotate di autonomia speciale, a differenza delle altre regioni che vivono di trasferimenti diretti, le risorse messe a bilancio derivano da percentuali calcolate sui tributi erariali (come Irpef, Irap e altre). Qualora lo Stato abbassasse l’aliquota è evidente che Pat e Pab otterrebbero di conseguenza meno fondi, quindi se ci fosse una brusca riduzione delle aliquote ci sarebbe al contempo anche una diminuzione delle risorse da investire sul territorio.  

 

Qui entrava in gioco il meccanismo studiato dall’Svp, per neutralizzare l’eventuale ammanco le province autonome avrebbero potuto rifarsi sulla quota di compartecipazione che viene versata come contributo per il risanamento del debito pubblico dello statale. Trento e Bolzano compartecipano per poco meno di 1 miliardo per l’abbattimento del debito pubblico, con l’emendamento 79-bis, qualora ci fosse stata una riduzione delle risorse derivante la differenza sarebbe stata decurtata dalla somma che le due province versano su questo fondo. Così, anche a fronte di una riduzione delle aliquote, Trento e Bolzano non sarebbero state danneggiate economicamente.

 

Come già anticipato il provvedimento in questione era già stato inserito nella prima versione del “Maxiemendamento” era poi stato depennato in assenza di coperture finanziarie, il Governo nel tentativo di correre ai ripari ha tentato di mettere una pezza che però si è rivelata peggiore del buco. In maniera unilaterale l’emendamento 79-bis è stato sostituito con un altro (senza sentire Trento e Bolzano) che prevede in sostanza che a fronte di modifiche alla disciplina statale che possono produrre effetti sulla finanza provinciale, il Ministero dell'economia e delle finanze attivi con decreto “procedure di monitoraggio degli effetti finanziari”, per regolare di conseguenza i rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Trentino-Alto Adige e le Province autonome.

 

È poi il caso di aprire una breve parentesi: lo Statuto di Autonomia della Regione Trentino-Alto Adige ha rango costituzionale e per essere modificato serve un procedimento aggravato (regolamentato dall’articolo 138 della Costituzione) tranne che in alcuni settori, come quello finanziario, dove per introdurre delle modifiche basta un procedimento rafforzato: legge ordinaria dello Stato previa intesa con Pat, Pab e Regione.

 

Un pasticcio del governo Giallo-rosso insomma, l’introduzione unilaterale di un emendamento che introduce delle modiche allo Statuto dell’Autonomia, fatto questo che ha mandato su tutte le furie i presidente delle province autonome Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher che minacciano di impugnare il provvedimento.

 

Proprio in questi giorni Fugatti ha interrotto momentaneamente il dibattito in corso per l’approvazione della finanziaria relazionando sull’accaduto: “La proposta – ha commentato – non è accoglibile perché da un lato si colloca al di fuori delle procedure previste dall'articolo 104 dello Statuto di autonomia per la modifica delle norme finanziarie dello Statuto, quindi la norma approvata dallo Stato è come tale da rifiutare”. Per questo – ha concluso Fugatti – le Giunte provinciali di Trento e di Bolzano e la Giunta regionale hanno deliberato la non approvazione di questa disposizione statale passibile di una potenziale impugnativa”.

 

In questo senso il presidente della Pat ha raccolto un consenso trasversale con il capogruppo del Pat, Ugo Rossi, che ha garantito il pieno sostegno del suo partito a questa linea, “altrimenti si consegnerebbero le chiavi delle decisioni sul monitoraggio a qualcun altro”. Inoltre, se nella norma statale vi sono elementi lesivi della nostra autonomia il Patt appoggerà tutte le iniziative che la Giunta dovesse adottare per difendere la nostra specialità.

 

Anche Giorgio Tonini a nome del Partito Democratico ha espresso piena condivisione e appoggio alla posizione evidenziata da Fugatti. “Quando la legge di bilancio viene esaminata in Parlamento fatta in maniera confusa senza avere un testo chiaro approvato in commissione perché la regola che garantiva questo è saltata, il risultato è che nella produzione del Maxiemendamento del governo succedono incidenti come questo”. Tonini ha ribadito anche di non aver mai creduto molto nel principio dell'invarianza fiscale. Difficilmente infatti un territorio può chiamarsi fuori da una corrente di politica fiscale che viene avanti nel Paese, a meno che, come il Consiglio e la Giunta hanno fatto con l'ordine del giorno 19, non si vada verso un'autonomia fiscale della Provincia, “occorre spingere sul governo perché si metta sul tavolo questo tema” ha sentenziato Tonini.

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