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Accoglienza, l’accusa di Futura: “Fugatti taglia i posti per i rifugiati e rinuncia ai finanziamenti statali, perché?

“Dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2022 i posti che la Giunta provinciale intende mettere a gara saranno solo 83 – accusano Coppola e Ghezzi. Ma già i 132 posti previsti sembrano insufficienti – una scelta che peserà anche a livello economico in quanto si rinuncia a un sistema di finanziamento garantito dallo Stato”

Di Tiziano Grottolo - 18 gennaio 2020 - 17:02

TRENTO. “Perché la giunta del ricco Trentino taglia i posti per i rifugiati provenienti dai Paesi della guerra e della povertà?” è questa la domanda che i consiglieri di Futura, Paolo Ghezzi e Lucia Coppola, rivolgono al presidente della Pat Maurizio Fugatti.

 

Attualmente, l’accesso al programma Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati) è riservato ai titolari di protezione internazionale e a tutti i minori stranieri non accompagnati. Inoltre, si prevede che possano acceder ai servizi di accoglienza integrata anche i titolari di permesso di soggiorno per: vittime di violenza o tratta, vittime di violenza domestica, motivi di salute, vittime di sfruttamento lavorativo, calamità, atti di particolare valore civile.

 

In tal senso, come si legge in un comunicato della stessa Pat: “La spesa totale sostenuta per il Progetto di accoglienza è stata di 271mila euro. Nel 2020 sarà di circa 204mila euro (per circa 6800 giornate di ospitalità). Nel 2021 le giornate di ospitalità caleranno a poco meno di 3000 (per effetto della conclusione del Progetto per alcuni beneficiari, che continueranno autonomamente il loro percorso di integrazione), di conseguenza la spesa totale sarà di poco meno di 100mila euro”. Il tutto a fronte di un costo giornaliero a carico della Provincia è di circa 30 euro per ciascuna persona accolta.

 

Numeri che, nonostante i proclami sui tagli leghisti, vanno presi con le pinze visto che non si può conoscere in anticipo quanti nuove famiglie entreranno nel sistema di accoglienza e pertanto i costi, al netto di chi terminerà il suo percorso potrebbero comunque aumentare. Allo stato attuale queste cifre sono calcolate in base al numero di chi sta usufruendo effettivamente del programma di accoglienza percorso che le porterà ad assumere lo status di rifugiato, equiparato a quello dei cittadini italiani. I programmi poi hanno una durata di 16-24 mesi, in seguito i rifugiati proseguono autonomamente il loro percorso di integrazione nel Paese di accoglienza.

 

Come riportato dai due consiglieri, la Giunta provinciale di Trento nel marzo del 2014 approvava finanziamenti sufficienti per accogliere un massimo 149 persone (132 posti ordinari, 17 minori e stranieri non accompagnati). Ci sarebbe poi la possibilità, per i progetti in scadenza al 31 dicembre 2019, di essere estesi fino al 31 dicembre 2022 con la Provincia autorizzata alla prosecuzione dell’accoglienza degli aventi titolo, per un periodo di 6 mesi a decorrere dal primo gennaio 2020. “Dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2022 i posti che la Giunta provinciale intende mettere a gara saranno massimo 83 – accusano Coppola e Ghezzi – stiamo parlando di quelle persone che il governo fugattista ha sempre dichiarato di voler aiutare”.

 

Si tratta infatti di profughi già titolari di asilo, famiglie con percorsi di inserimento già avviati e minori già frequentanti le scuole trentine. Secondo i dati riportati dalle associazioni Atas e Centro Astalli, calcolando un riscontro positivo del 20 per cento alle istanze di asilo sui circa 900 richiedenti ad oggi in Trentino, “già 132 posti risultano essere insufficienti – fanno notare i consiglieri di Futura – una scelta che peserà anche a livello economico in quanto si rinuncia a un sistema di finanziamento garantito dallo Stato”.

 

Alla luce di questi fatti è stata depositata un’interrogazione per chiedere conto delle motivazioni che inducono la giunta trentina a rinunciare ai finanziamenti statali “per di più sostenendo dei costi propri per garantire i servizi minimi a quei rifugiati che con ogni probabilità, visto il loro attuale inserimento sul nostro territorio, decideranno di rimanere in Trentino anche al di fuori del progetto Siproimi”, l’affondo dei due consiglieri. Inoltre si chiede di conoscere “quali sono le motivazioni e gli obiettivi politici che portano a indire una gara che prevede la riduzione dei posti a disposizione dei rifugiati, a fronte di uno scenario internazionale sempre più drammaticamente contrassegnato da guerre, violenze, ingiustizie e povertà”.

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