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Affidamento dei servizi socio-assistenziali a rischio 9000 operatori: “La logica dell'appalto non funziona”

La Pat si appresta ad appaltare circa 400 servizi socioassistenziali a ditte e cooperative, un pacchetto da 110 milioni di euro e che riguarderà 37 mila utenti. Futura: “Chiedevamo più tempo per un confronto, ma la giunta ha preferito, come sempre, evitare la discussione e tirare dritto per la sua strada”. Gli operatori preoccupati: “Senza laurea rischiamo il lavoro”

Di Tiziano Grottolo - 06 febbraio 2020 - 20:44

TRENTO. Sono stati una cinquantina gli operatori sociali che, recentemente costituitisi in un comitato, hanno incontrato i consiglieri provinciali, al termine dei lavori d’aula. Gli operatori, accolti da Walter Kaswalder e da gran parte dei consiglieri di minoranza, hanno riferito le loro preoccupazioni circa il provvedimento in discussione proprio in questi giorni e che andrà a modificare la disciplina del settore.

 

Massimiliano Pozzetti, e le altre voci del comitato, hanno spiegato come l’impostazione abbracciata dalla Giunta minacci di colpire il lavoro e la vita di molti dei 9 mila operatori del settore in Trentino. In particolare, il Catalogo non prevede, tra il personale abilitato ad operare nei servizi come educatore, le centinaia di iscritti agli elenchi speciali ad esaurimento, istituiti con legge nel 2018. Inoltre il provvedimento richiede il possesso di una laurea per quasi tutte le figure professionali, anche per quelle per cui non è prevista una formazione universitaria “ciò taglierebbe fuori una rilevante quota di addetti – spiegano gli operatori – pure di riconosciuta eccellenza professionale per esperienza, passione e skills personali”.

 

La Pat si appresta ad appaltare circa 400 servizi socioassistenziali a ditte e cooperative, un pacchetto da 110 milioni di euro e che riguarderà 37 mila utenti. Il timore, già manifestato pubblicamente da parecchi mesi, è che le logiche di mercato finiscano per dominare le gare d’appalto, con il risultato di mettere in pericolo “per un pugno di dollari”, un sistema di welfare trentino collaudato e di ottimo livello.

 

“Durante la seduta del Consiglio provinciale abbiamo presentato una mozione che chiedeva un'ultima tornata di confronto prima di adottare le linee guida per l'affidamento dei servizi socio assistenziali” fanno sapere Lucia Coppola e Paolo Ghezzi. La proposta però è stata bocciata, con i soli voti favorevoli di una parte di Patt, Degasperi e M5S. “Peccato che la maggioranza abbia respinto una mozione che chiedeva non un rinvio indefinito, ma un'ultima occasione di miglioramento costruttivo e mirato delle linee guida già messe in discussione dal parere del Consiglio di Stato del dicembre 2019, non prese in considerazione dalle leggi provinciali”, attacca Futura.

 

Dal canto loro Ugo Rossi e Paola Demagri hanno chiesto l’attivazione di un tavolo di lavoro con i dirigenti Pat e di un supplemento d’indagine, “allo scopo di adattare alla situazione reale la pur comprensibile volontà dell’ente pubblico di alzare l’asticella della qualità degli addetti cui affidare servizi socioassistenziali”. Filippo Degasperi invece ha colto una contraddizione: “La Giunta – ha affermato – dice sempre di voler favorire l’accesso diretto dei giovani al lavoro, poi però pretende la laurea in mestieri che si possono fare bene anche senza il titolo accademico”, mentre Alex Marini (M5S) ha lamentato l’assenza dell’assessora Stefania Segnana.

 

Parziali aperture si registrano dal fronte della maggioranza: Claudio Cia, presidente della IV Commissione, s’è detto pronto a occuparsi anche del problema specifico, convinto tra l’altro che assumere solo laureati voglia dire poi elevare pure il costo dei servizi, a danno dell’utente finale. Il presidente Kaswalder ha voluto comunque rassicurare gli operatori promettendo attenzione e interessamento sulla questione.

 

Le preoccupazioni però restano:”La logica dell'appalto non funziona per i nostri servizi, noi costruiamo relazioni, non siamo erogatori di servizi, noi mobilitiamo migliaia di volontari, noi costiamo poco rispetto al carcere e all'ospedale. Non abbiamo paura del cambiamento, non abbiamo paura a metterci in discussione”, ha concluso Milena Berlanda.

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