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Alla circoscrizione di Gardolo la vice presidenza affidata a Kudzo Parkoo Woezo. Una storia che inizia in Togo e la scoperta del Trentino nella missione di padre Fabio

E' indubitabile il fatto che la scelta a Trento faccia storia. Ma è altrettanto indubitabile il rischio di inciampare nella retorica etnica per pubblicizzare un inedito istituzionale che è rilevante solo se non lo si considera “anormale”. La laurea, il dottorato, i traguardi raggiunti nelle conoscenze di sociologia, economia e finanza, le lingue parlate e il percorso in Trentino

Di Carmine Ragozzino - 22 ottobre 2020 - 16:05

TRENTO. Viene dal Togo ed è ai vertici di una circoscrizione. Lo ha eletto, vice di una presidentessa donna – Gianna Frizzera - il centrosinistra del sobborgo (Pd, Insieme, Futura).

 

E' indubitabile il fatto che la scelta a Trento (in Trentino) faccia storia. Ma è altrettanto indubitabile – e fuorviante – il rischio di inciampare nella retorica etnica per pubblicizzare un inedito istituzionale che è rilevante solo se non lo si consideraanormale”. Nella vicepresidenza della Circoscrizione di Gardolo affidata a Kudzo Parkoo Woezo è irrilevante il colore della pelle. 

Rilevanti sono invece i colori della sua storia di immigrato senza barcone ma non senza sofferenze, diventato da qualche annoancheitaliano. Di quei colori - una tavolozza di esperienze in equilibrio tra dolore e gioia, orgoglio e sofferenza ma soprattutto fede – è d’obbligo parlare. Bisogna schivare i luoghi comuni del buonismo strabico e a costo zero dai quali Hervè – così lo conoscono a Gardolo e in città – è il primo a voler fuggire.

 

Ecco, la fuga. Dal Togo, dal suo paese martoriato da una dittatura famigliare che ancora dura cibandosi di illiberalità e violenza, Parkoo scappò quattordici anni fa. Nessuna carretta del mare. Nessuna traversata di deserti spesso fatali per finire nel deserto dell’insensibilità. Per penare spesso più di prima. 

 

Lui nel Togo studiava. Da studente, tra studenti, si ribellava però all’assenza di futuro. Contestava le ingiustizie, rischiando. Quella ribellione gli costò minacce. Gli costò un arresto e un colpo di fucile tra braccio e spalla. Gli andò bene. Ad altri, non andò.

 

La vita era ed è un’ipotesi nel Togo. La fede di cristiano prima bambino, poi ragazzo e poi adulto precoce - come tanti altri come lui - era ed è una certezza. La missione, quella di un frate trentino di Albiano, padre Fabio Gilli, è stata la sua salvezza. “Vai via di qui, vai a Trento che c’è una buona università di sociologia. Vedo io come aiutarti”. Sono passati anni – era il 2006 – ma quelle parole Parkoo-Hervè se le ripete. Sono state la sua fortuna, il “suo miracolo”.

 

Venne in Italia Hervè. Arrivò in una Trento diffidente ieri e purtroppo in molti casi ancor più diffidente oggi. “Ma sai – dice con quella sua parlata di olimpica tranquillità – c’è un solo modo per scalfire la diffidenza, per mutarla in rispetto così come è successo a me. Il modo? Dimostrare la tua normalità. Studiare, crescere, condividere, rendersi disponibili, aiutare. Questo ho fatto e continuo a fare”. 

 

Che quelle di Hervè non siano frasi fatte, né frasi furbe, lo certifica un curriculum piuttosto invidiabile. La laurea, il dottorato, i traguardi raggiunti nelle conoscenze di sociologia, economia e finanza, le quattro/cinque lingue parlate: quella delle sue origini, il francese, l’inglese, l’italiano e anche un po’ di tedesco scolastico perché nel Togo la Germania colonizzò.

 

Se qualcuno cerca esempi veri e salutari di integrazione, Parkoo è un bell’esempio. Bello e precario – proprio come gli italiani – alla ricerca di una stabilità che i titoli non garantiscono. “Ma sì – spiega con ironia amara – ho la cittadinanza e quindi sono alla pari di quanti fanno fatica a sbarcare il lunario. Ma sono cristiano nell’anima, non mi perdo d’animo e so che c’è chi sta peggio di me”. 

 

Cristiano, ragazzo/uomo di fede incrollabile: Hervè è semplicemente così. “La chiesa? Ma sai – dice – che appena arrivato a Gardolo, vivevo nelle stanze per studenti al Capitol, mi sono presentato in parrocchia. Volevo cantare nel coro. Volevo suonare a messa. Non ti dico l’inizio degli sguardi e dei commenti. Ti dico solo, e ne vado fiero, che oggi il nostro coro parrocchiale lo chiamano il coro africano. Sì, si sono convinti che il canto in chiesa può essere anche ritmo, percussioni. Non c’è nulla di sacrilego, c’è molto di comunicabile, di immediato e coinvolgente”.

 

Eh sì, il coinvolgimento. Eh sì, la comunicazione. Per Hervè sono state e sono materie di studio e di scrittura anche su riviste internazionali. “Ma di questi strumenti – spiega – non si può fare un uso intellettuale, distaccato. È per questo che al termine integrazione (che pure è una missione) io preferisco interazione. Prima di teorizzare c’è urgenza di conoscersi. Se non troviamo il modo di far incontrare le culture diverse, non solo italiani e stranieri ma anche stranieri con stranieri, siamo fregati. Ci sarà spazio solo per la demagogia, l’allarmismo, le paure strumentalizzate politicamente”. 

 

Interazione dunque, parola ostica per una pratica in fondo semplice. “Sì – continua Kuzdo Parkoo – perché io credo che invitare le etnie a suonare assieme, a cucinare assieme, a giocare assieme tra bambini e genitori, sia costruire ponti stabili. L’integrazione, si badi nelle regole, è una logica conseguenza”.

 

Questo è, ma solo un po’, Kuzdo Parkoo Woezo detto Hervè Bienvenu. Questa storia, parziale, è il segno che a Gardolo un’elezione non scontata a vicepresidente di una circoscrizione ha una valenza ben più ampia del sobborgo. “Sarà – si schernisce Kuzdo (che vuol dire nato di lunedì) – ma non esageriamo. Gardolo può essere un bel terreno per sperimentare ancor di più l’interazione tra persone: immigrati e autoctoni. Io sono sicuro che la presidentessa Frizzera e tutto il consiglio, non solo chi mi ha nominato vicepresidente, saranno disponibili a confrontarsi. Ma adesso mi preme solo ringraziare. Mi ero candidato per restituire a Gardolo - in impegno, idee e disponibilità - quel che di bello e intenso ho ricevuto in questi anni. Non solo mi hanno eletto anche grazie a veri amici che si sono spesi per me, mi hanno anche dato un ruolo importante. Come dite voi? Non mancherò”.

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