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Andreas Fernandez con Europa Verde: ''Da subito va impegnato il consiglio comunale in un progetto di sostenibilità ambientale e giustizia sociale''

Intervista al candidato della lista che sostiene Franco Ianeselli nata dall'unione di Verdi, Sinistra Italiana, èViva e Volt. Dai rischi che può correre una coalizione così ampia (come ci si comporterà per la funivia del Bondone, per esempio) alla valutazione dell'operato della giunta leghista in Provincia, passando per il futuro dei Verdi in Italia e in Trentino ecco come la pensa il 38enne trentino

Di Luca Pianesi - 12 agosto 2020 - 16:53

TRENTO. Andreas Fernandez, classe '82, è nato a Monaco ma è trentinissimo da oltre 20 anni con tanto di due bimbi nati al Santa Chiara (uno da pochissime settimane). Anima ''verde'', ambientalista, attento a uno dei temi più importanti di tutti, in assoluto, a livello globale, quello del futuro del Pianeta dal punto di vista climatico, è da sempre impegnato nel mondo del terzo settore e del volontariato, dove si occupa di comunicazione. Fa parte della lista comune nata dall'unione di Verdi, Sinistra Italiana, èViva e Volt che corrono sotto l'egida di “Europa Verde: giustizia sociale e ambientale” per sostenere la candidatura a sindaco di Franco Ianeselli.

 

Fernandez, partiamo da qui: perché i Verdi sostengono il candidato sindaco Ianeselli?

 

Europa Verde Trento non solo sostiene Franco Ianeselli, ma ha lavorato molto anche nella fase che ha portato le diverse forze politiche dell’area di centrosinistra a convergere su di lui come candidato sindaco. Ricordo le tappe di questo percorso molto bene. La fumata bianca è arrivata lo scorso 13 gennaio. Il suo giornale, fra l’altro, esattamente un mese prima pubblicò un articolo che con lungimiranza giornalistica anticipò questo importante traguardo di unione (vedi articolo). Le nuove generazioni dentro i partiti hanno giocato un ruolo rilevante, diciamo che i giovani si erano un po’ stancati di quel tergiversare sulle scelte importanti, tipo il candidato sindaco e il perimetro della coalizione, che alle ultime provinciali è costato molto caro.

 

Quale sarà il vostro apporto alla coalizione?

 

Proveremo a rappresentare l’alternativa ecologista radicata in una visione che, guardando all’Europa, ha elaborato per Trento un programma che tiene insieme la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale. I nostri concetti chiave sono: conversione ecologica, innovazione e lotta alle diseguaglianze. La serietà del nostro progetto politico è dimostrata anche dal fatto che siamo stati i primi a pubblicare il programma sul sito (www.europaverdetrento.com). Le assicuro che non è stato affatto semplice elaborarlo, considerato che la nostra lista alle prossime elezioni amministrative raccoglie in una sola casa: Verdi, Sinistra italiana, Volt ed èViva. Ben quattro forze politiche strutturate che insieme costituiscono un fronte unico per combattere l’emergenza climatica e sociale. Trento non può permettersi di non essere all’altezza di questa sfida e c’è davvero poco tempo. Non capisco perché facciamo così tanta fatica a metterci in testa che la pandemia di Covid-19 è anche un effetto della crisi climatica e ambientale, che ci minaccia da tanto tempo e ci riserverà altri drammi.

 

Non teme che una maggioranza con così tante anime all'interno della coalizione possa tenere ''bloccata'' la città?

 

Non è un mio timore. Nell’alleanza sìAmoTrento, oltre a Franco Ianeselli, vedo molte persone che hanno la piena consapevolezza delle loro responsabilità se verranno votate dalle cittadine e dai cittadini per governare la città. Oggi più che mai fare comunità non è uno slogan vuoto, è una necessità per vivere meglio e la stessa politica deve tornare a dare il buon esempio. Non se ne può più di gente che divide, offende, litiga e personalizza questioni e processi che riguardano la collettività. Chiaro che è più difficile unire e creare coesione, ma se la politica non riesce a farlo perde la sua funzione principale. Ricordiamoci che chi governa, governa per tutte e tutti, non solo per i suoi elettori. E poi, io sono un grande sostenitore della valorizzazione delle differenze; chi lo dice che più anime, anche se diverse, non possano essere generative? Franco ha sicuramente la stoffa per fare il buon maestro d’orchestra.

 

Avete un programma condiviso e ben strutturato? Per esempio la funivia del Bondone voi la volete o no? Per la montagna della città che visione avete: scii e quindi laghetti artificiali e interventi di sostegno a questo comparto o recupero della montagna in altro modo?

 

Certo che abbiamo linee programmatiche condivise e strutturate; e siamo attentissimi al futuro della montagna di Trento. Naturalmente per noi lo scenario di sviluppo e qualificazione più opportuno per il Monte Bondone prevede un approccio ecologico, sostenibile, che trasformi le pratiche outdoor in mezzo di riconnessione con l’ambiente naturale. Anche il turismo ne gioverebbe. Non siamo mai stati a priori contro le piccole, medie o grandi opere, però vogliamo garanzie sulla loro sostenibilità e se non le abbiamo ci facciamo sentire. L’etichetta di “quelli che dicono sempre no”, in passato, ha fatto comodo ai nostri avversari politici per screditarci. Ma questo tempo è finito, le persone oggi stanno diventando sempre più sensibili a certi temi e, giustamente, iniziano ad arrabbiarsi se si spendono 4 milioni di euro per sostituire uno skilift con una nuova seggiovia a meno di 600 metri d’altitudine, come è successo a Bolbeno. Seguo con interesse l’approccio della Rete delle Riserve naturali e, allo stesso tempo, sostengo un rilancio turistico innovativo e attento all’ambiente peculiare del Bondone, solo così si sentirebbe più spesso il titolo di quella famosa canzone: Mi resto en Bondon.

 

I Verdi vanno molto forte in Europa ma in Italia non riescono a decollare, come mai? In Trentino non pensa che figure come Coppola e Boato abbiano troppo personalizzato il partito oggi associato a loro?

 

Guardi direttore, possiamo scrivere un libro a testa sul perché i Verdi non sfondano in Italia. Io temo che non sia passato il messaggio per cui la sfida ambientalista contro l’emergenza climatica è anche collegata allo sviluppo economico e all’innovazione. In Germania i Verdi sono diventati il secondo partito, in Francia il terzo; nel Regno Unito e in altri paesi europei stanno crescendo moltissimo. Mi auguro che l’onda verde arrivi anche da noi. Comunque, alle scorse elezioni europee del 2019, Europa Verde in Trentino Alto-Adige ha raggiunto poco meno del 6,5% dei consensi, un ottimo risultato che ci fa ben sperare. Quindi, per rispondere alla seconda parte della sua domanda, considerato che il nostro territorio ha fatto meglio di tutto il resto del Paese, dove la media è stata del 2,3%, mi verrebbe da dire: averne di Marco Boato e Lucia Coppola. Ma a parte le battute sui risultati elettorali, oltre a non essere candidati alle prossime elezioni comunali, sono due figure politiche con storie, esperienze e ruoli molto diversi. Grazie a Marco ho fatto un corso accelerato di politica e di “stile politico” per cui un sacco di gente pagherebbe per essere al mio posto; non stiamo parlando solo di un uomo politico che ha fatto sei legislature in Parlamento, ma di uno dei fondatori, con Alexander Langer, del movimento ecologista dei Verdi, che si è poi diffuso anche a livello nazionale ed europeo. La sua storia parla per lui. Lucia, invece, è l’attuale portavoce dei Verdi del Trentino e siede in Consiglio provinciale, dove sta facendo un lavoro incredibile. Anche da lei sto imparando tanto. Il problema del ricambio generazionale, che in Italia non riguarda solo i partiti, penso sia risolvibile solo attraverso il dialogo e la collaborazione fra le generazioni. La nostra lista vanta la candidata che probabilmente è la più giovane di tutta la coalizione, Gaia Zanutto è del 2001 e si è diplomata al Liceo Prati lo scorso mese.

 

Come giudichi l'operato della Giunta Provinciale? 

 

Mi verrebbe da risponderle No Comment. Vivo in Trentino da vent’anni e non era mai successo, come nell’ultimo periodo, di non essere stati propriamente un modello da seguire, come eravamo abituati ad esserlo con umile orgoglio. La nostra Autonomia ha un po’ segnato il passo. Siamo finiti spesso sui media nazionali come cattivo esempio e questo dovrebbe fare male alle trentine e ai trentini; perché c’è voluta tanta fatica e tanto tempo per costruire un modello che ci invidiavano, virtuoso, efficiente, che davvero metteva al centro la persona, favorendo il benessere della collettività e un mercato competitivo, non lasciando troppo indietro gli ultimi e più fragili. L’Autonomia ha bisogno di nuova linfa. Un modo potrebbe essere quello di rilanciare il Trentino con un’utopia concreta, perché non far partire la conversione ecologica italiana proprio da qui?

 

State lavorando già per le prossime provinciali? Al momento a livello provinciale nel centrosinistra autonomista si vedono sempre le stesse facce di due anni fa. Pensa che riuscirete a proporre un ricambio per il voto del 2023? Ci state lavorando?

 

Le prossime amministrative sono un passo proprio nella direzione evidenziata dalla sua domanda. È un momento decisivo per il futuro del Trentino ed Europa Verde mira a formare una classe dirigente all’altezza delle nuove sfide che ci riguardano tutte e tutti: l’emergenza climatica e quella sociale. Dobbiamo costruire una visione condivisa del futuro della Provincia, dove città e valli lavorano insieme per migliorare la qualità della vita delle trentine e dei trentini. Dalla società civile sono già arrivati segnali incoraggianti, come le 14.980 firme raccolte per trasformare la nostra intera Provincia in un Biodistretto. Non abbiamo lo spazio per parlarne ma la partita del referendum propositivo sul Biodistretto è molto importante. Noi crediamo fortemente in questo progetto perché immagina un Trentino ancora più forte sulla qualità e la bellezza dell’ambiente.

 

Qual è la cosa più importante da fare per Trento appena eletti.

 

Intende dopo aver festeggiato con dell’ottimo Trento Doc? Secondo me va impegnato il consiglio comunale in un vero progetto di sostenibilità fin da subito. Affinché sia un percorso praticabile, si potrebbe prevedere un “Assessorato alla conversione ecologica”, con la fondamentale funzione trasversale di incentivare, supervisionare e verificare che i processi siano ecologicamente i più sostenibili, anche nelle attività degli altri assessorati. A cascata, questo modo di fare le cose, potrebbe essere implementato nelle altre istituzioni, nelle aziende, nelle organizzazioni del Terzo settore di Trento e così via; dove si potrebbero creare in modo autonomo piccole commissioni o gruppi di lavoro che si propongono esclusivamente l’obiettivo di attivare pratiche di conversione ecologica, concrete e misurabili come: risparmio di energia, riduzione degli sprechi, riutilizzo e riciclo dei materiali, utilizzo di prodotti di origine naturale, etc. Fosse per me, poi, ridurrei il traffico di automobili drasticamente.

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