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Approvato il ddl sulla ricerca ma tre consiglieri di minoranza escono dall'aula. Ghezzi (Futura): "Atteggiamento antidemocratico. Impedita la discussione"

A seguito della discussione in V Commissione sulla riforma Spinelli, con cui il mondo della ricerca trentina subirebbe importanti trasformazioni (da Hit a Fem), Sara Ferrari, Paolo Ghezzi e Filippo Degasperi sono usciti dall'aula al momento delle votazioni. La scelta sulla calendarizzazione della seduta in Consiglio provinciale e le modalità di discussione della riforma non sono affatto piaciute ai tre consiglieri di minoranza, critici anche sul contenuto della legge

Di Davide Leveghi - 29 giugno 2020 - 19:33

TRENTO. “Ci sono due punti che ci hanno portato a uscire dall'aula al momento della votazione, uno riguardante il metodo con cui è stata calendarizzata la seduta, l'altro riguardante invece il merito, con due aspetti critici sul nuovo ente di ricerca funzionale della Pat e sulla riforma del Cda di Fem”. Spiega così, Paolo Ghezzi, capogruppo in Consiglio provinciale di Futura e membro della Quinta Commissione, l'uscita assieme ad altri rappresentanti di minoranza (Sara Ferrari del Pd e Filippo Degasperi di Onda Civica), una volta concluse le audizioni, dalla votazione sul ddl ricerca promosso dall'assessore alla Sviluppo Achille Spinelli.

 

Passato coi voti degli altri consiglieri di minoranza, dei consiglieri leghisti Alessia Ambrosi (presidente della commissione), Gianluca Cavada e Devid Moranduzzo, e del consigliere di Lista Fassa Luca Guglielmi, il ddl introduce importanti cambiamenti alla legislazione provinciale sulla ricerca, affidando un compito cruciale ad Hit, d'ora in poi hub di riferimento per la ricerca in Trentino, e “snellendo” il cda di Fem, in cui ogni consigliere sarà invece nominato dalla Provincia.

 

Il testo, che ora attende di andare in aula – calendarizzato per il 20/21 luglio – è stato commentato da rappresentanti delle associazioni sindacali e di categoria in numerose audizioni, ma non discusso. “Per legge – spiega a riguardo Ghezzi – entro 21 giorni prima della discussione in aula bisogna approvare il testo. Oggi era l'ultimo giorno disponibile e per questo la Giunta ha forzato la mano, comprimendo i tempi ed impedendo dunque ai consiglieri di minoranza di discutere. Da parte sua, il presidente del Consiglio provinciale Kaswalder, ha contribuito a rendere urgente la discussione, fissando per il 20 e 21 luglio la seduta in aula e dimostrando per l'ennesima volta di essere un presidente a servizio della Giunta”.

 

Se le modalità di discussione hanno così trovato Ghezzi, Ferrari e Degasperi poco soddisfatti, meglio non è andata con il merito della seduta, dopo che diversi interventi di rappresentanti sindacali e di categoria hanno evidenziato criticità nelle proposte di riforma alla ricerca in Trentino. Al centro della polemica, l'hub Hit e la riforma del Cda di Fondazione Mach; la questione? La politicizzazione della ricerca.

 

Nella riforma Spinelli, Hub Innovation Trentino andrebbe infatti a svolgere la funzione di ente di ricerca della Provincia, con Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Edmund Mach e Trentino Sviluppo a valorizzarne i risultati. Un nuovo ente, dunque, tutto controllato dal potere politico, ma che da parte degli auditori intervenuti in commissione e rappresentanti le suddette istituzioni ha raccolto un buon entusiasmo.

 

Diverso invece il parere di Ghezzi. “La nuova fisionomia della ricerca – spiega – con la trasformazione di Hit in un ente funzionale della Pat, è apprezzabile sotto il profilo della semplificazione della catena di comando, eliminando alcuni passaggi burocratici. Di contro restano alcune ambiguità. Sarà infatti al contempo fondazione, azienda, ente di ricerca e strumentale della Provincia, creando così sia confusione che possibilità d'essere strumentalizzato dalla politica. Sarà completamente in mano all'assessore Spinelli. V'è poi la questione della sovrapposizione con Trentino Sviluppo, che a sua volta è ente funzionale della Pat. Con Hit si creerebbe un ente più uguale degli altri, politicizzato e che rischia di entrare in contrasto con gli altri”.

 

Accanto a Hit infatti, già altre istituzioni di ricerca avevano cominciato un percorso di rinnovamento, come testimoniato dai cambi interni a Fbk. Ma è su Fem, soprattutto, che si “combatte” la battaglia più aspra, dopo che l'emendamento dell'assessora all'Agricoltura Giulia Zanotelli avrebbe introdotto una “razionalizzazione” dei consiglieri del Cda tale da eliminare tutte le nomine non politiche.

 

A riguardo, dopo che dalla Cooperazione s'era sollevata una vibrante protesta, altri malumori sono stati esplicitati da parte di sindacati, ex diplomati di San Michele e associazioni di categoria, tutti elementi che verrebbero eliminati dal Cda di Fem laddove dovesse passare la legge in Consiglio provinciale “La governance e la presidenza di FEM – ha protestato ad esempio il presidente della Confederazione italiana agricoltori Paolo Calovi – sono state stravolte senza che nulla lo lasciasse presagire. Il mondo agricolo ha sempre costituito i due terzi dei componenti del cda di FEM. Giusto volere un cda snello ma occorre comunque garantire una rappresentanza dignitosa del mondo agricolo. Questo perché FEM non può continuare ad essere un presidio politico. E’ vero che la Pat è l’ente che finanzia la FEM, ma le risorse vengono dagli agricoltori e dai cittadini del Trentino per supportare il settore primario in termini di tecnologie, ricerca e consulenza tecnica. Il mondo agricolo deve quindi avere il controllo di FEM”.

 

Questioni ribadite anche dal consigliere Ghezzi. “In linea di massima diminuire i consiglieri può essere utile per sburocratizzare, ma togliere la rappresentanza delle categoria è cosa poco prudente ed avveduta – ha concluso – così non si fa altro che creare scollamenti e irritazioni che non fanno bene a nessuno”.

 

Zanotelli, tra l'altro, è intervenuta di persona durante la seduta per rispondere alle accuse provenienti dal mondo agricolo della cooperazione. “Il mondo agricolo – ha garantito – non esce affatto sconfitto da questa riforma della governance. La Giunta non vuole mettere in secondo piano nessuno dei soggetti rappresentativi degli operatori. Una progettualità provinciale esiste e per la prossima programmazione e occorre il coinvolgimento degli operatori del settore. Per questo la Pat sta intavolando un confronto con le organizzazioni degli agricoltori sulla programmazione futura”.

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