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Coronavirus, Bozzarelli: “Per il dopo il lockdown pensiamo anche ai più piccoli”. Ecco le proposte per riaprire nidi e asili dopo la quarantena

Per tutta l’emergenza i bambini sono stati assenti dal dibattito pubblico e anche per le fasi della ripartenza non sono stati presi in considerazione, eppure, spiega Bozzarelli: “Soprattutto i più piccoli dovranno confrontarsi con un mondo diverso da quello che avevano conosciuto”

Di Tiziano Grottolo - 24 aprile 2020 - 16:21

TRENTO. In vista del 4 maggio fervono progetti e preparativi in vista della data che dovrebbe segnare la ripartenza, e più in generale un progressivo ritorno alla normalità. Ma se in questi giorni si è parlato praticamente di ogni settore economico, passando per la possibilità di fare jogging o andare in bicicletta, spesso e volentieri i bambini sono stati messi in secondo piano. Ciò è accaduto tanto nella fase “emergenziale”, quando soltanto dopo l’intervento del governo venne specificato che un genitore avrebbe potuto accompagnare fuori il figlio minorenne, ma lo è ancora di più nella cosiddetta “Fase 2” quella della ripartenza: “Sembra che i decisori si siano accorti solo adesso, che i genitori si preparano a tornare al lavoro, che ci sono anche i bambini”, osserva Elisabetta Bozzarelli, consigliera comunale del Partito Democratico a Trento.

 

Secondo Bozzareli è arrivato il momento di pensare a “nuove e diverse possibilità per i più piccoli”, in particolare per la fascia che va dai neonati ai 6 anni, visto e considerato che i giovanissimi uscendo di casa “si troveranno ad affrontare un mondo completamente diverso”. Infatti, riprende la consigliera: “Le occasioni di relazione, socialità, apprendimento, offerte da nido e scuole dell’infanzia, dalla vita nelle comunità di appartenenza, sono indispensabili per la crescita psicologica, sociale e cognitiva dei nostri bambini”. Attività che in un primo momento potrebbero addirittura essere precluse, considerando che un vaccino contro il coronavirus non è ancora stato trovato.

 

Allo stesso tempo spiega Bozzarelli: “Le settimane trascorse a casa sono state fondamentali per contribuire agli sforzi di contenimento e diminuzione del contagio, ma se non sono percorribili per lunghi periodi per gli adulti, tanto meno possono diventare la regola per i bambini”. È proprio per cercare di dare una risposta a queste criticità che, dopo il confronto con mamme, famiglie, educatrici e pedagogisti, è stata elaborata una proposta per garantire la ripresa dei servizi educativi (nidi e scuole dell’infanzia) con modalità organizzative flessibili e con metodologie pedagogiche innovative.

 

Uno dei problemi da risolvere sarà sicuramente quello dei posti disponibili nella proposta di Bozzarelli la priorità dovrebbe andare ai figli con entrambi i genitori che lavorano, mentre per quelli che dovessero rimanere esclusi si dovrebbe comunque garantire (in orari diversi) situazioni di incontro e socialità nell’arco della settimana. Per quanto riguarda l’organizzazione sanitaria invece, si consiglia di sottoporre a verifica preliminare (test sierologici, tamponi, misurazione della temperatura) sia i bambini e le loro famiglie che per educatrici ed operatori. Dopodiché si chiede una mappatura delle strutture dedicate ai servizi educativi al fine di verificare gli spazi disponibili rispetto ai bambini iscritti e valutarne di nuovi spazi da adibire a tale scopo, anche all’aperto.

 

Fra le altre cose si propone di organizzare le modalità educative in modo da dividere i bambini in gruppi più piccoli, con conseguente di aumento dell’orario delle educatrici che attualmente hanno orari di tempo ridotti e con il coinvolgimento organizzativo delle tante e diverse realtà (società, cooperative, enti) che nel nostro territorio si occupano di infanzia e che possono supportare i servizi educativi. Infine si vorrebbe istituire un servizio baby sitter, con buoni di servizio in base all’indice Icef aggiornato.

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