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Servizi socio-educativi e attività estive per i più piccoli, Trento, Rovereto e Pergine presentano alla Pat proposte operative: ''I bimbi sono oggi, non domani''

Un documento è già stato recapitato agli assessori Stefania Segnana e Mirko Bisesti dal Consorzio Consolida, ora anche le amministrazioni comunali di Trento, Rovereto e Pergine con Università e Apss redigono un documento per riavviare le attività per la fascia 0-6 anni in sicurezza: "Il rischio è quello di una deprivazione di diritti con la conseguenza, in molti casi, purtroppo di acuire disuguaglianze sociali già presenti"

Di Luca Andreazza - 10 maggio 2020 - 23:11

TRENTO. Se la politica a livello provinciale è particolarmente lenta nel trovare soluzioni e proposte per delineare il prossimo futuro per bambini e ragazzi, quindi relative famiglie, nella Fase 2 dell'emergenza coronavirus, territori e cooperative iniziano a muoversi per cercare di uscire dall'impasse nel quale sembra arenata piazza Dante.

 

Un documento è già stato recapitato agli assessori Stefania Segnana e Mirko Bisesti dal Consorzio Consolida, una serie di progetti tra  parchi pubblici dedicati e scuole aperte, family manager educatore di quartiereeducatore aziendale e buoni di servizio ma anche un marchio "estate sicura" per la gestione di servizi educativi per la fascia di età 0-16 anni (Qui articolo).

 

Ora si muovono anche le amministrazioni comunali, in particolare quelle di Trento, Rovereto e Pergine, che mettono in campo i servizi di coordinamento pedagogico (Magali Pladys, Lara Zambaldi, Rosanna Vit, Silvia Mosna per Trento, Roberta Seppi per Rovereto, Angela Dallago e Annarita Cappelletti per Pergine) in collaborazione con i nidi aziendali dell'Università di Trento (Barbara Zoccatelli) e dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari (Patrizia Orler), un gruppo di lavoro che vede anche il contributo della responsabile scientifica Barbara  Ongari. Un documento "I bambini sono oggi, non domani. Diritti e proposte operative" per sollecitare la discussione sulla ripresa delle attività nei servizi educativi della fascia 0-6 anni nel corso dell'epidemia Covid-19. 

 

Un documento per affrontare la riapertura dei servizi e che analizzi la composizione dei gruppi, il personale educativo, spazi e organizzazione del lavoro, i tempi della giornata educativa, la prevenzione durante le attività e criteri d'accesso. "I servizi socio-educativi - spiegano l'assessora Chiara Maule (Trento), la vice sindaca Cristina Azzolini (Rovereto) e la vice sindaca Daniela Casagrande (Pergine) - quali i nidi d’infanzia e le scuole dell’infanzia sono agenzie educative che da oltre quarant’anni in Provincia di Trento garantiscono il diritto alla socializzazione e esperienze educative di qualità per i più piccoli, sulla base del ruolo centrale che nidi e scuole dell’infanzia hanno nello sviluppo infantile, come dimostrato da moltissimi studi e come sancito dalle rispettive leggi di settore".

 

La richiesta è quella di attivare con la massima urgenza tavoli tecnici allargati alla presenza di amministratori locali, professionisti del settore educativo, esperti dell’ambito sanitario e le parti sociali, con l’obiettivo di continuare ad offrire servizi educativi di qualità, in forme e modelli ovviamente rimodulati ma che tutelano il diritto dei bambini all’apprendimento e all’educazione.

 

"Queste agenzie non sono sostituibili - proseguono i Comuni di Trento, Rovereto e Pergine - si devono individuare servizi complementari in questo momento di emergenza per sostenere, in particolare, esigenze di conciliazione famiglia-lavoro ma non sostitutivi. Bisogna mettere in campo da subito tutte le risorse, le competenze e i migliori pensieri. E' necessario confrontarsi con altre esperienze a livello nazionale, per promuovere l’allestimento e la gestione di servizi che rendano compatibili il diritto alla salute, il diritto inalienabile alla socializzazione e all’educazione per tutti i bambini e la conciliazione vita - lavoro. Il rischio, altrimenti, è quello di una deprivazione di diritti con la conseguenza, in molti casi, purtroppo di acuire disuguaglianze sociali già presenti".

 

Il documento evidenzia come sia necessaria una revisione dei rapporti educatori/insegnanti-bambini nella direzione di una riduzione importante (per esempio 1:3/1:4 per i nidi d’infanzia e 1:5/1:8 per la scuola dell’infanzia), così come una rimodulazione degli spazi per privilegiare l’uso di quelli esterni, non solo quelli dei servizi ma anche parchi, giardini, aree verdi comunali, prevedendo anche il possibile utilizzo di altri spazi interni quali cortili, aree di associazioni, musei e biblioteche.

 

E ancora una pianificazione dei tempi della giornata educativa nel rispetto della fruizione rimodulata alle aperture e chiusure dei servizi. "Il documento - concludono Maule, Azzolini e Casagrande - scaturisce da un confronto allargato tra amministratori locali e professionisti dell’educazione, rappresenta un punto di partenza, aperto a nuove sollecitazioni, nella convinzione che in questo momento tutte le persone che hanno a cuore i bambini e i loro diritti, nel più ampio contesto familiare e sociale, devono concorrere a portare riflessioni, idee, spunti per indicare nuovi scenari che possano essere, prima possibile, concretamente attuati".

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