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Coronavirus, servizi educativi e scuole infanzia, la Uil: “Senza risorse non si riparte, la Giunta non ha messo nemmeno un soldo per questo settore”

Duro intervento della Uil: “Da Bisesti non sono mai arrivate risposte, nella manovra provinciale non è stato messo nemmeno 1 centesimo per garantire una ripartenza in sicurezza dei servizi educativi all'infanzia”

Di Tiziano Grottolo - 10 maggio 2020 - 16:21

TRENTO. Giusto oggi, 10 maggio, dopo oltre 24 ore di Consiglio, è stato approvato con 30 voti favorevoli e 5 astenuti il ddl “Ripresa Trentino 2”. Ben 52 articoli che dovrebbero rappresentare la chiave per la ripartenza del Trentino e che sanciscono, fra le altre cose, l’apertura anticipata per diverse attività ma caratterizzati anche dai tagli al settore pubblico che tanto hanno fatto discutere (QUI articolo).

 

Fin da subito il ddl era parso pesantemente sbilanciato verso le imprese mettendo in secondo piano famiglie e lavoratori dipendenti, preoccupazioni che secondo il sindacato della Uil sono state confermate: “Fra le richieste – ricorda Marcella Tomasi della UIL FPL Enti Locali – c’era la ripartenza dei servizi educativi all'infanzia”. In altre parole la riapertura dei nidi per i bimbi 0-3 anni e delle Scuole infanzia per i bimbi 3-6, questione che per ovvi motivi è molto sentita dalle famiglie trentine.

 

“A domanda specifica rivolta all'assessore Mirko Bisesti – punta il dito la sindacalista – ci è stato risposto che è tutto ancora al vaglio”. Se da un lato è facile comprendere come un settore così delicato non venga riaperto senza una puntuale riflessione sulla sicurezza di educatrici, insegnanti, cuochi, personale ausiliario e bambini dall’altro non si capisce come sia possibile prevedere una ripartenza senza lo stanziamento di nuove risorse.

 

“Nella manovra provinciale non è stato messo nemmeno 1 centesimo per sopperire a queste esigenze. Anzi – accusa la Uil – le scarse risorse contrattuali, destinate al pubblico impiego che dovevano servire anche per incentivare nuove progettualità di questo settore, sono state destinate ad altre necessità. Per il sindacato però risulta difficile comprendere quali siano queste esigenze: “Come faranno a ripartire le imprese se, pur beneficiando delle risorse messe in campo dalla Provincia, non riusciranno a far rientrare il proprio personale?”

 

Difficile che il bonus babysitter basti per superare queste difficoltà, d’altra parte anche le lavoratrici del settore socio educativo e scolastico aspettano risposte, insomma per la Uil sono molti gli interrogativi che non hanno trovato soluzione all’interno del disegno di legge Fugatti-Spinelli e solo con il coinvolgimento delle parti sindacali sarà possibile elaborare delle risposte a questa fase d’emergenza.

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