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Coronavirus, calano le chiamate per violenza domestica. Approvata proposta per le udienze sull'allontanamento degli uomini maltrattanti. Conzatti (Iv): "Importante cambio di paradigma"

Di fronte al netto calo di denunce e chiamate ai Centri anti-violenza e alle forze dell'ordine, Italia viva ha fatto approvare al decreto Cura Italia un proposta per continuare a tenere le udienze processuali contro i mariti maltrattanti, favorendo la misura dell'allontanamento da casa. La senatrice roveretana Donatella Conzatti: "Solitamente è la donna ad andarsene. Così cerchiamo di cambiare paradigma, anche per dopo l'emergenza"

Di Davide Leveghi - 13 aprile 2020 - 12:30

TRENTO. “E' un provvedimento importante, un cambio di paradigma che potrà avere il suo corso anche dopo la fine dell'emergenza Coronavirus”. La commenta così, la senatrice Donatella Conzatti, la proposta di Italia Viva sull'allontanamento da casa dell'uomo maltrattante, inserita del decreto Cura Italia e approvata.

 

Dopo un lavoro di indagine di concerto con i centri anti-violenza e con le forze dell'ordine, la Commissione sul femminicidio e la violenza di genere ha infatti preparato una misura che permette il proseguimento delle udienze per l'allontanamento dell'uomo maltrattante dalla casa familiare. Tra gli aspetti silenti e nascosti di questa emergenza c'è il netto calo delle chiamate da parte di donne che subiscono violenza domestica (quasi il 50% di quelle che arrivano ai Centri). Chiuse in casa assieme ai mariti o ai compagni violenti, private di momenti di privacy, queste non riescono a mettersi in contatto con chi è deputato ad aiutarle.

 

Per questo sono state approntate una serie di misure. “Il lavoro parte dall'allarme lanciato dai Centri anti-violenza già nei primi giorni dell'emergenza– spiega la senatrice roveretana – circa l'80% delle violenze di genere avviene infatti in famiglia. La chiusura più l'aggravamento delle condizioni economiche hanno reso più acuto il problema, limitando l'accesso ai centri e la privacy per chiamare i Centri e le forze dell'ordine”.

 

Chiamate, denunce (passate da 1157 nei primi 22 giorni del marzo 2019 a 652 nello stesso periodo del 2020) e interventi delle forze dell'ordine hanno così subito un calo – prosegue – per questo abbiamo creato un'app con cui chattare utilizzando uno strumento già in uso, il numero 1522, assieme alla ministra per le Pari Opportunità Bonetti. La seconda azione, invece, è stata suggerita dall'atto pionieristico del procuratore della Repubblica di Trento Sandro Raimondi, che ha garantito l'applicazione del codice di procedura penale anche in questa fase di emergenza”.

 

Intervenendo sul problema, vista l'impossibilità dell'auto-allontanamento, la proposta di Italia viva ha pertanto capovolto la prospettiva, riutilizzando uno strumento, quello dell'allontanamento del maltrattante, già presente nel codice penale ma poco utilizzato. “La misura attiva usa norme che già ci sono – commenta Conzatti – strumenti non tanto nuovi in sé quanto nell'utilizzo. Visto che la sospensione delle attività giudiziarie aveva coinvolto anche queste sentenza, ora saranno così celebrate, introducendo questo elemento normativo importante”.

 

E' infatti poco frequente che sia l'uomo maltrattante ad andarsene da casa – conclude – solitamente è la donna maltrattata. Il cambio di paradigma è importante e potrà avere un corso anche dopo l'emergenza, eliminando un secondo trauma al soggetto maltrattato che deve pure andarsene dalla propria casa dopo aver subito già il trauma della violenza. Le udienze avverranno così in videoconferenza, come anche gli incontri protetti. La misura è già in funzione”.

 

Il testo della proposta, riguardante le misure e le risorse economiche avanzate a Parlamento e Governo, è il seguente: "Per far fronte a questa emergenza nell’emergenza il Parlamento e il Governo devono predisporre misure e risorse economiche aggiuntive e procedure più snelle per garantire misure di protezione, sostegno e accoglienza alle donne e ai minori coinvolti, assicurando in particolare l’operatività – in piena sicurezza – delle strutture antiviolenza: garantire l’applicazione rigorosa delle misure civili e penali a protezione delle donne. Il nostro ordinamento contempla norme efficaci per contrastare la violenza e proteggere in maniera adeguata le donne che ne sono vittima. In questo contesto la 'fuga da casa' delle donne vittime di violenza non può che costituire una soluzione residuale. Nell’attuale situazione emergenziale è quanto mai importante assicurare non solo l’applicazione scrupolosa di tutte le misure a protezione delle donne e dei loro figli/e, ma anche promuoverne la conoscenza attraverso specifici interventi di sensibilizzazione e informazione rivolti alle donne".

 

Tale garanzia, continua il testo, può avvenire solo attraverso misure penali e ordini di protezione in sede civile. Rispetto al primo punto il testo recita: "Il nostro ordinamento prevede misure in grado di assicurare un intervento tempestivo a protezione delle donne da parte dell’autorità giudiziaria (arresto in flagranza, ordine di allontanamento urgente dalla casa familiare, misure cautelari specifiche e ordini di protezione in sede civile), strumenti che consentono di escludere la necessità di fuga dalla casa familiare da parte delle donne tutelandone la loro incolumità e quella dei figli minori. Più in generale si sottolinea l’esigenza che, nei casi previsti dalla legge, sia assicurata l’applicazione delle procedure di controllo del violento mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici (il cosiddetto braccialetto elettronico) anche ai soggetti sottoposti alle misure dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Con particolare riguardo all’istituto dell’ 'ordine di allontanamento urgente dall’abitazione familiare' della persona violenta da parte della polizia giudiziaria (previsto dall’articolo 384-bis del codice di procedura penale), nell’evidenziare l’esigenza che l’istituto trovi applicazione in tutti i casi nei quali ricorrono i presupposti di legge, e previa autorizzazione del pubblico ministero, si segnala l’opportunità di modifiche al decreto- legge 17 marzo 2020, n. 18, in conversione, che escludano dall’ambito di applicazione delle disposizioni in materia di sospensione processuale il procedimento per la convalida dell’ordine di allontanamento urgente dalla casa familiare".

 

Riguardo agli ordini di protezione in sede civile, invece: "Nonostante gli articoli 342-bis e 342-ter del codice civile e 736-bis (terzo comma) del codice di procedura civile prevedano la possibilità per l’autorità giudiziaria di disporre – nei casi di urgenza – ordini di protezione inaudita altera parte, rinviando l’instaurazione del contraddittorio delle parti successivamente all’immediata applicazione della misura di protezione stessa, nella prassi tale procedimento viene seguito marginalmente, trovando il più delle volte applicazione il procedimento 'ordinario' per il quale dopo il deposito del ricorso, il giudice deve fissare l’udienza di comparizione delle parti e il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza a cura del ricorrente. Nell’attuale situazione di emergenza tale modo di procedere potrebbe esporre la donna richiedente l’ordine di allontanamento al rischio di ulteriori violenze. Pare, pertanto, opportuno richiamare l’attenzione sulla disposizione degli articoli 342-bis del codice civile e 736-bis del codice di procedura civile, secondo cui l’emanazione dell’ordine di protezione, nei casi di urgenza, può essere adottato immediatamente 'assunte ove occorra sommarie informazioni' (cfr. articolo 736-bis del codice di procedura civile) anche prima dell’instaurazione del contraddittorio".

"Al riguardo si evidenzia - conclude il documento - che nell’attuale situazione di emergenza, con forti limiti alla libertà di movimento delle persone, la notifica del ricorso con richiesta di un ordine di protezione e del decreto di fissazione dell’udienza, potrebbe determinare ulteriori comportamenti violenti. L’emissione del provvedimento inaudita altera parte, previa idonea istruttoria, seppure sommaria, potrebbe meglio tutelare la persona ricorrente richiedendo la comparizione dinanzi all’autorità giudiziaria della parte che si assume autrice della violenza, quando l’ordine di allontanamento sia stato già eseguito. Il contraddittorio differito, infatti, potrebbe rivelarsi fondamentale per scongiurare possibili reazioni violente da parte della persona nei cui confronti si chiede l’ordine di protezione".

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