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Violenza sulle donne, calano le denunce: ''Un trend negativo, il lockdown ha bloccato la libertà di movimento e la possibilità di rivolgersi alle forze dell'ordine''

Numerose sono le iniziative trentine che coinvolgono professionisti di diversi abiti: dal giudiziario, al sanitario e al socio assistenziale. I dati però sulla violenza sulle donne non fanno intravedere miglioramenti nella lotta al fenomeno. La pandemia ha registrato un preoccupante trend negativo. Obiettivo: lavorare in stretto contatto per coniugare, in un approccio integrato, la repressione della lotta alla violenza sulle donne, con la formazione e far emergere tutte le violenze che non vengono denunciate

Di Laura Gaggioli - 24 novembre 2020 - 22:01

TRENTO. La vigilia della giornata internazionale sulla violenza sulle donne, che si celebra ogni 25 novembre, è sempre un’occasione di confronto in cui, per le attività svolte durante l’anno dai vari attori, arriva il momento della resa dei conti. La Provincia di Trento ha così presentato, tramite conferenza stampa, i dati territoriali relativi al fenomeno della violenza sulle donne. Dati da leggere alla luce di un anno particolare, quello segnato da una pandemia che ha limitato fortemente la libertà di movimento all’interno della società e di conseguenza le occasioni di denuncia. 

 

Quello che si è presentato di fronte è comunque un Trentino che ha dimostrato particolare attenzione nella gestione della violenza di genere, con numerose iniziative in campo messe in atto da una complessa rete che vede università, istituzioni, Azienda sanitaria, Procura e Questura, carabinieri e polizia, lavorare in stretto contatto, per coniugare, in un approccio integrato, la repressione della lotta alla violenza sulle donne con attività di formazione e informazione.

 

Il numero di magistrati, che in Trentino si occupano di questo tipo di reati, sotto la gestione di Sandro Raimondi, procuratore capo di Trento, è raddoppiato, arrivando a 4 su 10. “Fino ad oggi le sentenze di condanna per reati relativi alla normativa sul Codice rosso emesse dal Tribunale di Trento sono 120 - afferma Raimondi - e in 65 casi, la convenzione stipulata con l’azienda sanitaria provinciale che ha messo a disposizione della Procura della Repubblica uno staff permanete di psicologici, traumatologi infantili e ginecologici, ha reso possibile l'affiancamento di questi professionisti a magistrati e carabinieri per l'esame delle persone offese”.

 

Molte anche le iniziative messe in atto durante il lockdown, come la decisione di prevedere l'allontanamento dalla casa familiare dell’uomo maltrattante e non della vittima. Un provvedimento per evitare così, che dopo il trauma della violenza, la donna debba subire anche quello del cambio casa e che si spera possa continuare anche nel prossimo futuro. Al diffondere della pandemia i nuovi dati impongono infatti un’attenzione particolare su questo fenomeno, perché a pagare questa crisi sono proprio le donne sotto tutti i profili, psicologici e occupazionali.

 

Ad intervenire nella conferenza con i dati del primo semestre del 2020 è Luigi Di Ruscio, vicario questore di Trento, che commenta: “la registrazione di una diminuzione di denunce può sembrare di buono auspicio, ma se pensiamo a come la limitazione di movimento possa aver complicato la possibilità di comunicazione con l’esterno, questo fa intravedere una grande difficoltà, da parte delle donne, di denunciare”.

 

Un’oggettiva problematica dimostrata dai dati relativi ai primi 9 mesi dell’anno 2020, in confronto con quelli del 2019, che hanno registrato un trend in decrescita: per tutte le tipologie di reato si è registrata una diminuzione di casi denunciati (maltrattamenti tra conviventi da 86 a 68, violenza sessuale da 45 a 29, ammonimenti per atti persecutori da 80 a 50, ammonimenti per violenza domestica da 45 a 30). "Per sopperire a questa situazione - ricorda Di Ruscio - un utile aiuto viene dalla tecnologia con l’app Youpol, uno strumento attraverso il quale le persone oggetto di violenza possono denunciare in forma anonima".

 

Il trend del 2019 non registra invece, rispetto al 2018, particolari differenze. Un range che comunque conferma un indirizzo preciso della violenza: i casi si registrano maggiormente nel contesto domestico, ad opera del partner, dell’ex compagno o di una persona comunque vicina, segno che la violenza sulle donne è figlia di un problema culturale e un problema diffuso. Non esiste una categoria di donne più colpite da questa violenza rispetto ad un'altra, si parla infatti di ricche e povere, grandi o giovani, italiane o emigrate. Il Trentino risulta poi un territorio interessato in modo omogeneo dal fenomeno, anche se picchi si possono evidenziare nei comuni di Trento e Rovereto, possibile segnale che nei contesti cittadini sia più facile la comunicazione. Tendenza poi confermata anche dai dati della Apss.

Particolare attenzione va infine posta al tema della violenza assistita, quella a scapito di figli conviventi. Nel 2019 sono 624 i bimbi, a fronte dei 531 del 2018, che insieme alle loro mamme sono stati destinatari dei servizi antiviolenza, il 17,5% in un solo anno.

 

Questi, sono dati poi, che vanno letti alla luce di un’altra importate considerazione: rappresentano solo 10% della casistica reale. Si parla infatti del fenomeno dei dati sommersi: “Il nostro compito è far emergere tutte le violenze che non vengono denunciate, fisiche, psicologiche, sessuali - spiega Sandro Lombardi, prefetto di Trento - diffondendo una cultura della parità che dovrebbe essere l’inizio di ogni percorso scolastico come investimento sulle future generazioni”.

 

Numerose sono comunque le iniziative messe in campo dalla rete trentina, dalla campagna informativa nelle edicole e nei punti vendita, al progetto nazionale "Panchina rossa” che prevede sedute lungo le piste ciclopedonali, le iniziative del Sistema bibliotecario trentino, con una bibliografia sul tema, e la formazione inter-istituzionale sul territorio. Sul sito della Provincia è poi disponibile una sezione che raggruppa strumenti, numeri, linee guida per l’accesso ai fondi di solidarietà e iniziative a supporto delle donne e dei loro bambini.

 

Quello che è certo è che si deve fare ancora molto, la pandemia ha causato grandi cambiamenti che andranno affrontati, il Comune di Trento ha comunque intenzione di continuare il suo lavoro quotidiano in una logica di rete, grazie ai numerosi professionisti che ogni giorno intervengono sui diversi abiti, dal giudiziario, al sanitario e al socio assistenziale.

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