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Coronavirus, il Patt: “Serve un fondo per sostenere i genitori con figli in quarantena e che per questo non possono lavorare”

La proposta del Patt: un fondo per sostenere i genitori che si trovano nella situazione di avere un figlio in quarantena e che per accudirlo non possono recarsi al lavoro. I consiglieri autonomisti: “La Provincia dovrebbe anche riattivare il bonus baby sitter che era stato previsto da Roma”

Di Tiziano Grottolo - 12 ottobre 2020 - 16:14

TRENTO. Mentre i contagi continuano a salire sempre più famiglie si trovano a fare i conti con le difficoltà legate alla quarantena obbligatoria. Infatti, con l’apertura delle scuole si sono aggiunti ulteriori fattori di criticità, basti pensare che se uno degli studenti contrae il coronavirus, oltre all’isolamento per lui devono rimanere in quarantena anche i genitori e i compagni di classe, ma non i genitori di questi ultimi (non essendo contatti stretti del soggetto positivo). Eppure pur potendo recarsi al lavoro, uno dei genitori potrebbe vedersi costretto a rimanere a casa per accudire il figlio in quarantena perché troppo piccolo per rimanere da solo.

 

Per provare a risolvere il problema i consiglieri del Partito Autonomista Paola Demagri, Ugo Rossi e Michele Dallapiccola hanno depositato una mozione per impegnare la Giunta a creare un apposito fondo per sostenere i genitori che si trovano nella situazione di avere un figlio quarantenato e che, per accudire il minore, non possono svolgere la normale attività lavorativa. Ciò darebbe modo a un genitore di restare con il figlio senza dover rinunciare al lavoro se può lavorare in smart working o di non subire un danno economico qualora non sia possibile questa soluzione.

 

“Con la riapertura delle scuole – affermano dal Patt – la situazione resta molto complessa perché nonostante le misure stringenti di contenimento, i ragazzi entrano più spesso in contatto con persone esterne al proprio nucleo famigliare, soprattutto con compagni di classe e docenti”. Per le famiglie con entrambi i genitori lavoratori è un elemento di preoccupazione. “Visto che l’esito del tampone necessario per verificare l’eventuale positività del ragazzo ha dei tempi abbastanza lunghi vanno trovate soluzioni di supporto per queste famiglie, poiché senza poter contare sull’aiuto dei nonni per non esporli al rischio contagio e senza la possibilità di utilizzare il congedo parentale come accade in altre situazioni, il peso di questa situazione ricade totalmente sui genitori”.

 

C’è poi il nodo baby sitter perché per ovvi motivi un giovane positivo non può essere affidato a un estraneo fintantoché il tampone non dà risultato negativo. “Serve quindi individuare una soluzione efficace – concreta e attivabile in tempi rapidissimi, dicono dal Patt – per evitare che il peso di questa situazione ricada totalmente sui genitori. Sarebbe opportuno prevedere inoltre un contributo per eventuali spese relative al babysitteraggio – concludono gli autonomisti – soprattutto perché il fondo statale, molto apprezzato durante il lockdown, è stato sospeso”.

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