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Coronavirus, l’allarme della Cgil: “Già contagiati 82 operatori sanitari, ma non ci vogliono dare i dati ufficiali”

Secondo la Cgil ci sarebbero almeno 30 contagiati nelle Rsa, oltre 40 nelle strutture sanitarie pubbliche e 12 in quelle private. L’accusa: “Non ci danno i dati ufficiali, raccogliamo informazioni dai luoghi di lavoro. Il sistema non è stato messo in sicurezza perché in estate è mancato il confronto”

Di Tiziano Grottolo - 01 novembre 2020 - 19:49

TRENTO. “Il sistema socio sanitario pubblico è alla vigilia di una nuova emergenza, ma l’estate non è stata sfruttata per mettere in sicurezza il sistema stesso e i suoi lavoratori”. È questa l’accusa contenuta in un comunicato che porta la firma di Luigi Diaspro e Gianna Colle rispettivamente segretario e referente del comparto sanità della Fp Cgil. Il sindacato lamenta inoltre di non essere mai stato coinvolto per discutere circa la necessaria riorganizzazione del sistema sanitario.

 

Fra le richieste della Cgil: il rafforzamento dei presidi territoriali, assunzioni con incentivi e prospettive di stabilizzazione per i lavoratori e il coinvolgimento sia delle strutture private sanitarie che del terzo settore nel nuovo assetto. “Un’estate buttata via dalla politica che si è sottratta al confronto: avremmo potuto dare il nostro contributo grazie alla conoscenza della situazione dei lavoratori. Oggi ne pagano tutti le conseguenze: operatori e cittadini”, puntano il dito Diaspro e Colle. Conseguenze che, sempre stando a quanto riporta la Cgil, si sarebbero tradotte in almeno 82 contagi fra gli operatori sanitari: “In assenza di dati ufficiali, il numero dei contagiati nelle strutture sanitarie e socio sanitarie può essere desunto solo dalle notizie che raccogliamo sui luoghi di lavoro. A oggi si stimano oltre 30 contagiati nelle Rsa, oltre 40 nelle strutture sanitarie pubbliche, 12 in quelle private”.

 

Il problema è che per sostituire i colleghi contagiati e ammalati i carichi di lavoro diventeranno ancora più insostenibili: “Irrita alquanto che, ora, siano gli stessi vertici delle strutture coinvolte a lamentare la carenza di organici, quando noi lo dicevamo da tempo. Assumere a tempo determinato per il tempo della prima emergenza è stata una scelta sbagliata – proseguono i due sindacalisti – tutti parlavano di una seconda ondata in autunno”. Tra le soluzioni proposte dalla Cgil c’è quella di incentivare le assunzioni prevedendo una stabilizzazione, magari attraverso punteggi aggiuntivi per ha già lavorato durante l’emergenza. “Ci sono professionalità – sottolineano Diaspro e Colle – che possono essere adeguatamente formate e messe a supporto di chi può essere spostato in prima linea”.

 

Resta sul tavolo anche il tema del rinnovo dei contratti e della valorizzazione di tutte le professionalità: “È compito della politica e delle istituzioni confrontarsi col sindacato ed evitare derive che minano la tenuta del sistema socio sanitario pubblico. Il contratto della sanità privata recentemente e faticosamente rinnovato è un traguardo fondamentale per la parità dei trattamenti degli operatori. Un contratto unico è ora l’obiettivo per la realizzazione del principio che, a parità di lavoro, ci siano stessi diritti e stesse retribuzioni: per sconfiggere dumping e sfruttamento. I lavoratori meritano risposte, non conflitti interni. Sollecitiamo ancora una volta il presidente Fugatti e l’assessora Segnana a convocarci per un confronto urgente”.

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