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Coronavirus, la Cisl Fp: ''Troppi operatori contagiati: segnalazioni che i tamponi non vengono fatti. Il modello organizzativo non va''

Attualmente il 2% del personale sanitario e il 3% di quello non sanitario in forza all'Apss è positivo. Il sindacato di via Degasperi mette anche nel mirino la riorganizzazione di alcuni reparti tra aree "Covid" e quelle "pulite": "Rischio di percorsi promiscui. L'Azienda provinciale per i servizi sanitari indietro nella riorganizzazione. Sembra di essere ancora fermi a febbraio"

Pubblicato il - 05 novembre 2020 - 21:35

TRENTO. "L'epidemia è in espansione e siamo preoccupati. Sono tantissimi gli operatori positivi: 160 unità del personale sanitario hanno contratto Covid-19", commentano Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, Silvano Parzian, Sandro Pilotti e Alfio Traverso del settore sanità nel sindacato di via Degasperi.

 

"Un numero già altissimo e si aggiungono 56 professionisti compresi nel personale non sanitario. E' inaccettabile che l'Azienda provinciale per i servizi sanitari si nasconda dietro il fatto che il contagio sia avvenuto nella vita quotidiana - aggiunge la Cisl Fp - questa situazione evidenzia invece le carenze organizzative delle autorità sanitarie e provinciali che non hanno sfruttato la tregua estiva e ora si trovano impreparate a rincorrere gli eventi".

 

L'Apss in accordo con la Provincia ha disposto la rimodulazione dei servizi per fronteggiare la seconda ondata dell'epidemia coronavirus. Funzioni spostate tra gli ospedali del sistema trentino e la creazione di zone "pulite" e aree "Covid" all'interno degli stessi reparti che non convincono pienamente il sindacato. 

 

"Il nodo è quello dei percorsi promiscui che possano ulteriormente diffondere il virus: queste persone sono già sottoposte a innumerevoli pressioni e non possono diventare vettori di Covid-19. Il Trentino è purtroppo nuovamente in emergenza e assistiamo a procedure ancora confuse e farraginose, nonostante l'esperienza fin qui maturata. Il personale sanitario e non è stanco e provato, le situazioni di preoccupazione e rabbia negli operatori sono tantissime: la richiesta è quella di eseguire tamponi in modo regolare e fornire i Dpi adeguati. L'Azienda invece è in difficoltà nel fornire risposte e effettuare i test su quelle figure in prima linea che rischiamo ogni giorno".

 

Attualmente il 2% del personale sanitario e il 3% di quello non sanitario in forza all'Apss è positivo. "Dopo 6 mesi siamo ancora qui a riportare le nostre perplessità sulle modalità di azione e le tempistiche di attuazione di protocollidecreti e Dpcm, pur avendo già approvato a giugno una delibera per riorganizzazione degli ospedali. Le procedure - dice il sindacato di via Degasperi - sono ferme a febbraio e purtroppo siamo preoccupati della capacità di pianificazione e gestione di questa fase dell'emergenza. Non ci sono stati investimenti in generale, nulli quelli per potenziare gli organici".

 

Ma sono diverse le misure che chiede il sindacato. "E' necessario che l'Apss si muova a mettere a disposizione gli alloggi per i sanitari - proseguono Pallanch, Parzian, Pilotti e Traverso - altrimenti il rischio concreto è quello di propagare il coronavirus anche in famiglia. Serve poi il supporto psicologico, un servizio ancor più fondamentale in questo momento per i nostri professionisti".

 

C'è poi il discorso della campagna vaccinale. "Oggi è ancora più importante ma a Rovereto è stata sospesa e oltretutto, nonostante i proclami, non ci sono più dosi". In questi giorni aumentano le segnalazioni da parte dei cittadini di difficoltà nel mettersi in contatto con le autorità sanitarie, criticità anche in diverse Rsa. "Qui ancora non siamo a conoscenza della reale situazione nelle strutture socio-residenziali. I dati ricevuti oggi dall'Apss però ci preoccupano ancora di più in linea generale. L'approccio ci sembra troppo superficiale in questo periodo così difficile", concludono Pallanch, Parzian, Pilotti e Traverso.

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