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Coronavirus, Segnana abbandona il suo ruolo e scarica le responsabilità sulle Rsa. Ma il disastro è tutto politico: per l'Iss nessuno come il Trentino in Italia

Uno studio specifico dell'Istituto superiore di Sanità sulle Rsa fissa che in Trentino il tasso di decessi e di contagi è stato il più alto nelle strutture di assistenza (e anche per gli operatori non solo per i residenti) d'Italia. Segnana oggi ha scritto una lettera dove ha attaccato il direttore della Apsp di Riva perché ha provato a sottolineare degli errori palesi che sono stati compiuti. Un atto incredibile quello dell'assessora nonostante gli evidenti sbagli fatti (anche solo a spiegare le cose)

Di Luca Pianesi - 18 aprile 2020 - 13:28

TRENTO. ''In precedenza la gestione ricade completamente sotto la responsabilità delle Rsa, come l'aver o meno adottato le raccomandazioni provinciali e nazionali specifiche per la salvaguardia degli ospiti e degli operatori. Gli atti adottati o meno prima della Sua richiesta di essere affiancato dalla Provincia sono quindi di responsabilità dell'Ente da Lei presieduto e non giova che Lei tenti di addossare alla Provincia responsabilità che istituzionalmente dovrebbe fare proprie''. Questa è l'assessora Stefania Segnana in una lettera pubblicata oggi sull'Adige e indirizzata al presidente dell'Apsp Città di Riva Lucio Matteotti uno che negli scorsi giorni aveva osato criticare l'inerzia palese e alcuni errori plateali compiuti da chi guida la Provincia che hanno condotto il Trentino ad essere uno dei territori più martoriati d'Italia dal contagio del coronavirus.

 

Una lettera firmata dall'assessora che certifica definitivamente come Segnana non sia la persona giusta per guidare un apparato complesso e articolato che richiede preparazione, senso di responsabilità e competenze come quello sanitario e delle politiche sociali. Una guida disastrosa che oggi arriva addirittura a scaricare le responsabilità di quel che è accaduto nelle case di risposo del Trentino sulle stesse Rsa quando tutti ricordano l'unico suo grande provvedimento del 6 marzo (erano i giorni in cui Conte chiudeva le scuole di tutta Italia tanto grave era la situazione e in Trentino il presidente della Provincia Fugatti e l'assessore-albergatore al turismo invitavano tutti a sciare sulle nostre montagne): ''Le nostre linee guida - dichiarava Segnana con le case di riposo e l'Upipa tutte contrarie che ribadivano la necessità di chiudere le visite nelle loro strutture come chiesto dallo Stato - seguono un'altra indicazione. Riteniamo opportuno che almeno un parente possa entrare al giorno per ogni ospite. Se questo parente non presenta sintomi e non viene da zone endemiche e non ha avuto contatti con persone infette, è importante che possa entrare e stare vicino al proprio famigliare”. 

 

 

 

 

Oggi, con la sua lettera Segnana accusa le Rsa, di fatto, di aver sbagliato, se lo hanno fatto, ad essersi in qualche modo fidate delle sue ''raccomandazioni'' tenute valide per ben 10 giorni dall'assessorato: ''La gestione ricade completamente sotto la responsabilità delle Rsa, come l'aver o meno adottato le raccomandazioni provinciali e nazionali specifiche per la salvaguardia degli ospiti e degli operatori''. Insomma si potrebbe interpretare come ''noi vi avevamo detto e messo nero su bianco una fesseria clamorosa però se l'avete seguita, ragazzi, è colpa vostra. Potevate anche non farlo''. Il problema è che qui di mezzo ci sono andate decine e decine di vite umane.

 

Solo nelle case di riposo saranno circa 150 le vittime (un numero quasi doppio rispetto a quanto veniva comunicato dalla Pat perché lo abbiamo dovuto scoprire noi il Dolomiti che c'erano almeno 70 morti sopra la media degli anni precedenti, solo nel mese di marzo, ai quali non sono stati fatti i tamponi a inizio contagio e quindi non classifichiamo Covid-19) e se il Trentino, in generale, ha il più alto tasso di contagio per abitante d'Italia (1 su 136, dati del 15 aprile, secondo solo alla Valle d'Aosta 1 su 131, e avanti anche a Lombardia 1 su 162, Veneto 1 su 335 e Alto Adige 1 su 234) e ancora oggi non riesce ad abbassare sensibilmente il rapporto tamponi/contagi (dopo una decina di giorni passati tra l'8 e il 10% oggi siamo intorno al 7% ma in Alto Adige lo stesso rapporto è ormai tra il 2 e il 3%) il ''disastro'' è proprio avvenuto sulle Rsa.

 

Il Report dell'Istituto superiore della Sanità ''Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie'' del 14 aprile mostra questi dati. Il Trentino ha avuto il più alto tasso di mortalità d'Italia nelle Rsa per residenti nelle strutture: il 6,9% contro il 6,7% della Lombardia e una media nazionale del 3,3%. Ma non è tutto, si parla del più alto tasso di residenti Rsa ospedalizzati, totali, positivi e con sintomi simil-influenzali, d'Italia: il 70% degli ospiti contro il 67% in Lombardia e una media nazionale del 45%. L'indagine, che è parziale ma dà una fotografia importante di quanto sta accadendo (e che pubblichiamo integralmente) dell'Iss aggiunge che i territori che ''presentano una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo sono la provincia autonoma di Trento e Bolzano (entrambe 50%), seguite dalla Lombardia (36,0%), Emilia Romagna (17,9%), Marche (16,7%), Veneto (16,6%), Piemonte (12,7%), Friuli Venezia Giulia (12,5%), Toscana (11,3%)''.

 

Insomma qui non c'entra niente l'Rsa di Riva del Garda qui c'è stato un problema di sistema e del sistema risponde la politica. Una politica che guida un Trentino che fino a quasi fine marzo (dunque per tutta la fase più critica dell'epidemia) è stato uno dei territori d'Italia che ha puntato meno sui tamponi e per arrivarci sono state necessarie le lettere dell'Ordine dei medici e degli Infermieri che, disperati, hanno chiesto al presidente Fugatti e all'assessora Segnana di cambiare strategia sennò, testuale, ''questa guerra non la vinceremo''  (e anche lì sono stati criticati per aver scritto loro ''solo'' il 18 marzo aggiungendo che avrebbero potuto dirglielo prima e che quindi dovevano, per questo, prendersi le loro responsabilità per la situazione).

 

Il tutto mentre ogni giorno si palesa pubblicamente l'inadeguatezza di chi sta guidando il territorio in questa emergenza sanitaria, con conferenze stampa dove si fatica a chiarire la gran parte dei concetti, dove l'assessora azzecca i ringraziamenti ma sbaglia spesso anche a leggere i numeri (lei dovrebbe parlarci delle politiche sanitarie in campo e quelli dovrebbero leggerli dei tenici e invece i tecnici parlano di politiche sanitarie e lei legge i numeri) e quando si arrischia in un discorso arriva a confondersi al punto da comunicare ai cittadini il contrario di quel che accadrà (si veda il caso della struttura della Croce rossa realizzata per ospitare i positivi della Don Ziglio di Levico che per lei, invece, sarebbe servita all'opposto per i guariti).

 

 

 

 

Gli errori fatti sono tantissimi e la fragilità di questo assessorato è evidente ogni giorno di più. Ma arrivare ad attaccare pubblicamente, per iscritto, quindi con anche un pensiero e un ragionamento dietro, una Rsa che ad oggi conta 16 morti per il coronavirus è davvero qualcosa che non ci si sarebbe aspettati nemmeno da lei. 

 

 

 

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