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Dal 2009 il turismo a Trento è cresciuto del 70% e in aula arriva il nuovo piano di sviluppo. Stanchina: ''Possiamo fare ancora di più ma in armonia con la città''

L'assessore porta questa sera in consiglio un progetto nato dopo molti tavoli di lavoro aperti a 140 realtà del territorio che si basa su nuove bisettrici: tra queste l'attenzione all'ambiente (e quindi alla mobilità) e all'accessibilità (non solo per chi è affetto da disabilità ma anche per una popolazione sempre più anziana)

Di Carmine Ragozzino - 27 febbraio 2020 - 12:07

TRENTO. Quando un’amministrazione pubblica partorisce “piani pluriennali” scatta l’inevitabile “si salvi chi può” che spesso accomuna i profani agli addetti ai lavori. I contenuti sono frequentemente annichiliti da una forma arida ed eccessivamente arzigogolata. Gli “esperti”, si sa, danno molto, troppo, per scontato. I piani, pur importanti e pur strategici, sono fiumi in piena di parole, dati, grafici. Roba seria, certo, ma respingente. Risultato? Scarsa appetibilità per via della rinuncia alla semplicità del linguaggio e ad un minimo di creatività a favore di una meno sofferta comprensibilità.

 

Per l’aggiornamento del “Piano di politica turistica 2020” che questa sera approda nel consiglio comunale del capoluogo si può registrare – quasi sorprendentemente - una confortante inversione di tendenza. Il libretto che sintetizza le proposte elaborate dall’assessorato di Roberto Stanchina è sicuramente una boccata d’ossigeno estetica. Le analisi dello stato dell’arte turistica cittadina evitano il complicato “stile universitario” senza perdere di sostanza. E di chiarezza. Gli obiettivi centrati e quelli da centrare nell’arco dei prossimi anni si affidano a simboli e colori per aiutare a non perdersi in un quadro che necessariamente deve essere al tempo stesso di insieme e di dettaglio. Insomma, l’impatto grafico è innovativo.

 

 

Per una volta i “contenuti” sono vestiti di una curiosità che è potenzialmente in grado di suscitare più interesse di quanto non consenta una fitta sequenza di righe sulla rituale “relazione” da portare in un’aula istituzionale. L’abito farà anche in monaco? Sarà il consiglio comunale a dirlo in un dibattito che a fine legislatura, con la macchina elettorale già in moto seppur ancora a scartamento ridotto, sarà probabilmente viziato dalle preoccupazioni delle minoranze a non garantire rendite di posizione ai membri ricandidabili della giunta uscente.

 

I contenuti tuttavia ci sono e sarebbe importante che in consiglio comunale non diventassero “variabili indipendenti”, accessori, del confronto. Sulle strategie turistiche per Trento (e per il suo indotto provinciale) non si gioca infatti soltanto una partita economica di primo livello. Immaginare quanto e come possa o debba crescere il turismo a Trento non significa infatti ragionare solo di posti letto, di portafoglio più o meno gonfio per la molteplicità di aziende che ruotano attorno alla questione “ospitalità”. Governare, orientare, indirizzare, gestire la ricchezza del turismo vuol dire parlare oggi più di ieri di sostenibilità. Una sostenibilità ambientale prima di tutto, con la consapevolezza delle prerogative di sviluppo ma anche dei limiti che lo sviluppo deve porsi. Turismo e viabilità, dunque. Turismo e accessibilità, dunque. Turismo e vivibilità assicurata tanto agli ospiti quanto ai residenti, dunque. Ma anche turismo e un assetto di città urbanistico e funzionale che non può correre il pericolo di mutare in modo sregolato e anarchico: si pensi solo al rapporto conflittuale tra strutture tradizionali dell’ospitalità (alberghi, ristoranti e connessioni varie) e le nuove forme di offerta fai da te tipo air-b&b.

 

Di questi ed altri argomenti il piano turistico redatto da Stanchina, dai suoi uffici, sulla base di decine di tavoli di lavoro aperti all’apporto di 140 realtà del settore offre una sintesi che prende l’avvio da un dato impressionante. Dal 2009 ad oggi – (a quella data il primo piano che oggi abbisogna di adeguamento) – l’afflusso turistico nel capoluogo è cresciuto del 70 per cento. Gli ospiti che 11 anni fa si contavano a migliaia, oggi si contano a milioni. Un bene, un orgoglio, un “fare cassa” indiscutibile. Ma anche un’incognita su un domani turistico che richiede un presente con un minimo di lungimiranza. Le direttrici individuate dall’assessore sono arte e cultura, natura e sport, enogastronomia, eventi e spettacoli. Per ogni direttrice il piano riassume le attività realizzate e il riassunto è davvero ricco tra funzioni museali, festival, percorsi di salute e di benessere, appuntamenti consolidati della tradizione e qualche ancor timida divagazione nel contemporaneo e nell’innovazione.

La parte intrigante del piano non può ovviamente essere quella di una fotografia del presente – seppur densa di spunti della situazione.

 

 

È sulle “linee trasversali”, sull’urgenza di considerare il turismo in tutti i suoi intrecci con la città di oggi e soprattutto con quella di domani, che emerge lo sforzo di individuare una rotta basata sull’equilibrio. Le “linee trasversali” del piano sono la sostenibilità del turismo in una città medio piccola: emissioni, inquinamento, rifiuti sono l’altra faccia del turismo che non si può e non si deve ignorare. La mobilità è un’altra linea trasversale prioritaria: migliorare il raggiungimento di Trento da parte del turista ma di pari passo revisionare la mobilità interna a Trento quando il turismo diventa picco.

 

Traduzione? Meno turisti motorizzati e sviluppo dei mezzi alternativi di spostamento. L’accessibilità – segnata come “novità 2020” così come sostenibilità e mobilità - vuol dire considerare che il turismo non può essere un handicap per chi ha disabilità ma anche per chi con l’aumentare dell’età ha bisogno di maggiori attenzioni e maggiori facilitazioni nei suoi spostamenti. Coordinamento dentro Trento e tra Trento e gli altri territori provinciali, formazione, comunicazioni: sono altre chiavi strategiche per le quali il piano individua nuove azioni e nuovi criteri così come per tutti gli altri settori analizzati. Ci sono azioni a breve, medio e lungo termine in onore ad una volontà di concretezza.

 

Se è impossibile entrare nei singoli comparti per quali e quante sono le proposte segnalate dal piano, si può tuttavia cercare un filo conduttore. L’assessore Stanchina lo indica in un sistema dinamico: “Un modo di lavorare capace di cambiare di anno in anno, di mese in mese e di giorno in giorno di fronte alle sfide di numeri e di qualità che il turismo impone”. È una dinamicità che dovrebbe coinvolgere la macchina comunale, (burocrazia, diversa responsabilizzazione, eccetera) e questo apre un capitolo piuttosto spinoso. “Spero che il grande sforzo di dialogo e coinvolgimento che ha portato alla stesura del piano venga apprezzato – dice l’assessore – e spero che nel dibattito in aula il vento elettorale non travolga la serietà che la questione merita. La città può e deve ancora crescere attraverso un turismo che ci ha abituati ai record. Ma la crescita deve essere armonica ed equilibrata, coraggiosa nelle scelte e nel fissare i paletti da non superare. Ogni forza politica, di governo e di opposizione, spero voglia contribuire.”

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