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Dallapiccola: ''M49 entrato almeno sei volte nella trappola tubo: 100% di insuccesso grave e danno di immagine per il Trentino''

La conferma è arrivata nella risposta dell'assessora Giulia Zanotelli all'interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi. L'ex assessore Dallapiccola: "Un dato completamente fuori statistica: non è un mancato funzionamento, sembra piuttosto mancare la volontà di procedere alla cattura"

Di Luca Andreazza - 14 gennaio 2020 - 21:38

TRENTO. "Mi sono arrivate informazioni che M49 sia entrato almeno sei volte nella trappola tubo". Così l'ex assessore Michele Dallapiccola, che aggiunge: "Il dato assume un'altra valenza, sarebbe un altissimo tasso di insuccesso il fatto che il meccanismo non sia scattato nel 100% dei casi e non viene spiegata la motivazione. Così si genera solo una sensazione di insicurezza, un danno di immagine per il Trentino che ha sempre goduto di un'ottima reputazione in termini di efficienza generale e propria del Servizio foreste e fauna".

 

La conferma è arrivata nella risposta dell'assessora Giulia Zanotelli all'interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi: "Si conferma che l'orso M49 lo scorso mese di ottobre è entrato più volte nella trappola tubo posizionata per la sua cattura nell'alta valle del Vanoi. L'animale non ha però fatto scattare il meccanismo che innesca la chiusura della porta. Questo costituisce un evento non raro nella casistica relativa a tale delicata attività" (Qui articolo).

 

Questo, però, sancisce che la Provincia è sulle tracce di M49, conosce gli spostamenti, il raggio d'azione e le abitudini, ma non è riuscita a prenderlo e quindi Papillon oltre ad essergli sfuggito una volta con la spettacolare ''evasione'' dal Casteller ora avrebbe anche fatto avanti e indietro dentro le trappole tubo senza farle scattare.

 

"Manca però un filo logico - evidenzia Dallapiccola - sempre che non si voglia cercare un colpo da propaganda in primavera in piena campagna elettorale quando si va a ridosso delle elezioni comunali in Trentino. L'orso sarebbe entrato almeno sei volte nella trappola. Può capitare che il meccanismo non scatti in qualche occasione, ma tutte le volte è un dato completamente fuori statistica: non è un mancato funzionamento, sembra piuttosto mancare la volontà e l'impegno di procedere alla cattura".

 

E' chiaro a questo punto che l'orso è nel mirino. Basti ricordare che nella sua prima vita, M49 si muoveva in circa 250 chilometri quadrati tra le aree di Giudicarie, Rendena e Chiese. Le trappole tubo posizionate? Tre quelle posizionate proprio per la facilità di leggere le abitudini del plantigrado. Il risultato? Un paio di settimane tra l'annuncio dell'arrivo dell'ordinanze, lanciare l'operazione di captivazione, l'effettiva cattura e la fuga dal Casteller. 

 

Anche senza radiocollare, tolto nella famigerata notte dell'evasione, i suoi movimenti sono stati compresi e ritenuti ormai stanziali. Altrimenti non si spiegherebbe il ricorso alla trappola tubo. Non è nemmeno un caso che piano piano i temi dei grandi carnivori siano usciti dai radar, un presidente Fugatti poi divenuto sempre più prudente, tanto da ammettere di aver esagerato quando si era spinto a chiedere le dimissioni dell'allora governatore Ugo Rossi (Qui video) per incapacità gestionale.

 

Dimissioni che Degasperi ha chiesto, invece, all'assessora Zanotelli. In questo senso il consigliere provinciale in quota Patt sembra più prudente. "Certo - commenta Dallapiccola - restano tanti aspetti da valutare e da approfondire in questa vicenda specifica. Gli strumenti a disposizione della Provincia per catturare M49 ci sono, anche alternativi alla trappola tubo. Forse è eccessivo un passo indietro, ma l'assessora si dovrebbe comunque assumere la responsabilità che deriva dall'incarico assunto".

 

Responsabilità che comprendono anche aspetti quali trasparenza e informazione sul tema. Praticamente azzerati gli incontri sui territori per spiegare come gestire il fenomeno e come ridurre al minimo i contrasti tra uomini e grandi carnivori. Scomparsa o quasi la politica di gestione del fenomeno per affidarsi a incontri spot con il commissario del governo, parlare di pericolosità pubblica e di ronde di poliziotti anti lupo che avrebbero dovuto controllare che questi animali non si avvicinassero ai paesi (salvo poi accantonare il progetto, tempo poche settimane, perché totalmente inutile e superfluo).

 

"Non c'è un'azione strutturata - conclude Dallapiccola - tutto si riduce a spot e propaganda. In questi giorni ci sono testimonianze e segnalazioni del branco che si sposta in Valsugana. Ma l'assessora non organizza incontri, non va a spiegare la situazione e le criticità. C'è una differenza abissale tra la Lega d'opposizione e quella di governo. Prima interrogazioni, denunce e attacchi, oggi invece annunci e silenzio a convenienza. La Provincia non deve essere favorevole o contraria ai grandi carnivori, non deve subire o nascondere ma gestire la situazione. Tutto questo sembra mancare, anche se ci possiamo preparare alla cattura dell'orso nella prossima primavera quando si vota".

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