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Didattica a distanza, a pagare il prezzo più alto sono gli studenti più fragili. I sindacati: "Gli studenti Bes e Dsa stanno perdendo i progressi raggiunti in anni"

La didattica a distanza sta mettendo in difficoltà studenti, famiglie e docenti. Le criticità, però, rischiano di diventare molto più difficili da superare per alcuni studenti rispetto ad altri. I segretari di Cgil, Cisl e Uil del Trentino: "L’assessore Bisesti deve assumere la regia di questo processo e assicurare risposte a tutti i ragazzi e bambini Bes. La scuola deve essere il luogo in cui le disuguaglianze si superano. Sarebbe gravissimo perdere di vista questo principio"

Foto di Lucélia Ribeiro
Di Arianna Viesi - 21 maggio 2020 - 17:25

TRENTO. La scuola sta affrontando una sfida epocale che ne segnerà forma e destino. Una sfida, questa, con cui mai si era trovata a fare i conti e che rischia di acuire disparità e disuguaglianze.

 

L'epidemia in corso, con le conseguenti misure di distanziamento sociale, ha completamente spostato l'asse scolastico. L'aula fisica, i banchi, maestri e professori, la campanella non esistono più. Tutto si è trasferito online: la didattica, ora, si fa a distanza (e si fa più distante). Alle famiglie viene chiesto uno sforzo non da poco (anche economico, basti pensare che non tutte, ad esempio, hanno facilmente accesso ad internet o possono permettersi di avere un dispositivo per ciascun figlio). Bambini e ragazzi, dal canto loro, devono districarsi sullo schermo tra videolezioni, verifiche online, registro elettronico, indicazioni spesso contraddittorie.

 

La didattica a distanza, insomma, non è materia facile: non lo è per le famiglie, per gli studenti e nemmeno per gli insegnanti. Quello che però spesso si dimentica è che la didattica a distanza diventa una vera e propria odissea per i bambini e i ragazzi più fragili, tra i quali ad esempio quelli con bisogni educativi speciali (Bes) e disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa). Le difficoltà che questi studenti incontrano quotidianamente tra i banchi di scuola diventano, di fatto, insuperabili nella classe virtuale.

 

"Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza - commentano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil del Trentino -, le famiglie sono in grande affanno e bambini e ragazzi Bes stanno perdendo i progressi raggiunti in mesi e anni di impegno. E’ tempo che l’assessore Bisesti si faccia carico di questa problematica e individui la strada migliore per tornare ad interventi in presenza nella totale sicurezza di alunni e assistenti educatori".

 

Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti denunciano una situazione molto eterogenea sul territorio. "Ci sono istituti in cui ci si è attivati da subito con la didattica a distanza, altri dove si è fatto molto poco. In ogni caso archiviata la prima fase dell’emergenza, adesso è indispensabile strutturare un servizio educativo degno di questa definizione, omogeneo su tutto il territorio provinciale".

 

I sindacati chiedono quindi all’assessore Bisesti di avviare nel più breve tempo possibile un confronto che coinvolga anche i soggetti del terzo settore che svolgono questo servizio in convenzione per molte scuole. "In questi mesi ci sono state esperienze meritevoli, alcune organizzate, altre lasciate al senso di responsabilità del singolo. Ma non è sufficiente - concludono -. L’assessore Bisesti deve assumere la regia di questo processo e assicurare risposte a tutti i ragazzi e bambini Bes. La scuola deve essere il luogo in cui le disuguaglianze si superano. Sarebbe gravissimo perdere di vista questo principio”.

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