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Ghezzi su Segnana che si deresponsabilizza per quanto accaduto nelle Rsa: ''Forniranno i dati dell'emergenza a istituto indipendente per valutazione terza e imparziale?''

Il consigliere provinciale di Futura ha posto 9 quesiti alla Giunta dopo aver letto la lettera dell'assessora rivolta al presidente dell'Apsp di Riva del Garda dove di fatto scarica colpe e responsabilità di una situazione tra le peggiori d'Italia (secondo lo studio dell'Iss riportato da ilDolomiti), sulle strutture: ''Perché la Provincia ha ritenuto di consentire le visite dei parenti agli anziani nelle Rsa del Trentino, contravvenendo alle severe indicazioni delle autorità nazionali?''

Di Luca Pianesi - 18 aprile 2020 - 19:26

TRENTO. ''Sono disposti a fornire, una volta superata la fase dell'emergenza epidemiologica, tutti i dati relativi alla gestione dell'emergenza Covid-19 nelle Rsa a un istituto di ricerca autorevole e indipendente, per poter ottenere una valutazione terza e imparziale delle scelte politiche e tecniche compiute dalla Provincia autonoma di Trento e in particolare dall'assessorato alla salute e alle politiche sociali durante l'emergenza della pandemia da Covid-19?''. Lo chiede con un'interrogazione il consigliere provinciale di Futura Paolo Ghezzi dopo l'incredibile lettera pubblicata dall'assessora Segnana sull'Adige con la quale ha, di fatto, scaricato la responsabilità del disastro avvenuto nelle Rsa tra morti e contagi, alle stesse strutture alleggerendo, così, la sua posizione nonostante i plateali errori compiuti (QUI ARTICOLO).

 

Una vicenda che ha compattato le opposizioni tutte molto critiche con l'assessora tanto da chiederne anche le dimissioni (QUI ARTICOLO). Ghezzi ricostruisce quanto accaduto e interroga la Giunta con 9 quesiti. Questo il testo dell'interrogazione:

 

L'assessora provinciale alla salute e alle politiche sociali ha risposto, con un intervento pubblicato sul quotidiano l'Adige, alle critiche rivolte alla Provincia autonoma di Trento dal presidente dell'Apsp Città di Riva Lucio Matteotti; in tale replica ella scrive tra l'altro: "Prima del manifestarsi della pandemia venne concordato con Upipa che il canale informativo e distributivo dei Dpi fosse svolto da questa associazione che era, ed è, in costante contatto con l'Assessorato, la Protezione Civile Provinciale e l'APSS. (...) Manifestatisi i primi casi Covid-19 positivi in alcune APSP, si sono implementate le misure di isolamento e controllo... (...) Sono state emanate precise indicazioni cui anche Lei avrebbe dovuto adeguarsi... (...) Quando la situazione in pochi giorni si è manifestata in tutta la sua gravità, sempre interagendo con Upipa, la Provincia ha manifestato la possibilità di affiancare le diverse SPSP... (...) Lei ha fatto questa richiesta [la data non è specificata, nota dell'interrogante] ... (...) è da quel preciso momento che la gestione dell'APSP è condivisa con la Provincia, tramite appunto la task force. In precedenza la gestione ricade completamente sotto la responsabilità delle Rsa, come l'aver o meno adottato le raccomandazioni provinciali e nazionali specifiche per la salvaguardia degli ospiti e degli operatori. Gli atti adottati o meno prima della Sua richiesta di essere affiancato dalla Provincia sono quindi di responsabilità dell'Ente da Lei presieduto e non giova che Lei tenti di addossare alla Provincia responsabilità che istituzionalmente dovrebbe fare proprie'';

 

dunque l'assessora provinciale alla salute e alle politiche sociali, in un periodo ancora drammatico dell'emergenza epidemica in provincia di Trento e in particolare nelle Rsa, ritiene politicamente corretto scaricare tutte le responsabilità sugli enti gestori delle Rsa e delle Apsp; lo fa "con personale rammarico" difendendo integralmente l'operato della Provincia autonoma di Trento e del proprio assessorato in questi due mesi di tragedia collettiva e non ritenendo di dover fare il minimo cenno di autocritica; i giornali locali nelle ultime settimane hanno più volte ospitato cronache e testimonianze di ciò che non funzionava nella regia provinciale di gestione dell'emergenza sanitaria in generale e dell'emergenza nelle residenze sociosanitarie degli anziani in particolare;

 

oggi, commentando la lettera dell'assessora all'Adige, il direttore de "Il Dolomiti" così riassumeva le responsabilità che l'assessora ha deciso, pubblicamente, di non assumersi: "Una lettera firmata dall'assessora che certifica definitivamente come Segnana non sia la persona giusta per guidare un apparato complesso e articolato che richiede preparazione, senso di responsabilità e competenze come quello sanitario e delle politiche sociali. Una guida disastrosa che oggi arriva addirittura a scaricare le responsabilità di quel che è accaduto nelle case di riposo del Trentino sulle stesse Rsa quando tutti ricordano l'unico suo grande provvedimento del 6 marzo (erano i giorni in cui Conte chiudeva le scuole di tutta Italia tanto grave era la situazione e in Trentino il presidente della Provincia Fugatti e l'assessore-albergatore al turismo invitavano tutti a sciare sulle nostre montagne): ''Le nostre linee guida - dichiarava Segnana con le case di riposo e l'Upipa tutte contrarie che ribadivano la necessità di chiudere le visite nelle loro strutture come chiesto dallo Stato - seguono un'altra indicazione. Riteniamo opportuno che almeno un parente possa entrare al giorno per ogni ospite. Se questo parente non presenta sintomi e non viene da zone endemiche e non ha avuto contatti con persone infette, è importante che possa entrare e stare vicino al proprio famigliare”;

 

lo stesso Dolomiti sintetizza così le cifre tragiche del "caso Trentino": "Solo nelle case di riposo saranno circa 150 le vittime (un numero quasi doppio rispetto a quanto veniva comunicato dalla Pat perché lo abbiamo dovuto scoprire noi il Dolomiti che c'erano almeno 70 morti sopra la media degli anni precedenti, solo nel mese di marzo, ai quali non sono stati fatti i tamponi a inizio contagio e quindi che non abbiamo non classifichiamo Covid-19) e se il Trentino, in generale, ha il più alto tasso di contagio per abitante d'Italia (1 su 136, dati del 15 aprile, secondo solo alla Valle d'Aosta 1 su 131, e avanti anche a Lombardia 1 su 162, Veneto 1 su 335 e Alto Adige 1 su 234) e ancora oggi non riesce ad abbassare sensibilmente il rapporto tamponi/contagi (dopo una decina di giorni passati tra l'8 e il 10% oggi siamo intorno al 7% ma in Alto Adige lo stesso rapporto è ormai tra il 2 e il 3%) il ''disastro'' è proprio avvenuto sulle Rsa";

 

il report dell'Istituto superiore di sanità ''Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie'' del 14 aprile 2020 evidenzia come il Trentino ha avuto il più alto tasso di mortalità d'Italia nelle Rsa per residenti nelle strutture: il 6,9% contro il 6,7% della Lombardia e una media nazionale del 3,3%; ma non è tutto, si parla del più alto tasso di residenti Rsa ospedalizzati, totali, positivi e con sintomi simil-influenzali, d'Italia: il 70% degli ospiti contro il 67% in Lombardia e una media nazionale del 45%, che i territori che ''presentano una frequenza più alta di strutture con personale riscontrato positivo sono le Province autonome di Trento e Bolzano (entrambe 50%), seguite dalla Lombardia (36%);

 

SI INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E L'ASSESSORA ALLA SALUTE

 

per sapere:

 

1. in base a quali indicazioni scientifiche o di medicina pubblica o in base a quali altri criteri, politici o emotivi, all'inizio dell'emergenza Covid-19, la Provincia abbia ritenuto di consentire le visite dei parenti agli anziani nelle Rsa del Trentino, contravvenendo alle severe indicazioni delle autorità nazionali;

 

2. perché nel pomeriggio del 6 marzo 2020, all'incontro con i rappresentanti di Upipa e gestori Rsa, in cui l'assessora e il suo dirigente generale hanno lamentato la "disobbedienza" delle Rsa alle indicazioni permissive della Provincia autonoma, non era presente alcun rappresentante dell'Azienda sanitaria provinciale;

 

3. perché la gestione dell'emergenza nelle Rsa, dove era evidente che vivesse la fascia più a rischio della popolazione trentina, non è stata presa in carico e garantita direttamente dall'assessorato e dai suoi enti strumentali e invece è stata delegata a Upipa;

 

4. per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale (dpi) come mai non sono stati consegnati alle Rsa a inizio emergenza e chi avrebbe dovuto fornirli a Upipa;

 

5. come spiegano il gravissimo ritardo di un mese nell'istituzione della task force per le Rsa e nell'individuazione di Rsa Covid, a contagi ormai dilagati e troppi decessi avvenuti; a quali enti o persone attribuiscono questa responsabilità;

 

6. perché, dopo lo svilupparsi dell'epidemia in Lombardia e Veneto, in particolare nelle Rsa, non si è studiato un piano organico provinciale di prevenzione del contagio in queste strutture;

 

7. se ritengano di aver assolto al loro dovere comunicativo nei confronti della popolazione trentina e alla trasparenza istituzionale più volte proclamata, nel non aver mai - durante le quotidiane dirette Facebook esibite da ormai quasi due mesi - affrontato in modo serio e autocritico il confronto tra le statistiche sanitarie delle Rsa trentine e quelle delle altre Regioni;

 

8. se non ritengano di doversi allineare alla decisione della Protezione civile nazionale riguardo le conferenze stampa e di ridurre quindi la frequenza delle loro apparizioni video e del loro sciorinare in diretta alcuni numeri assoluti non significativi oltre a informazioni parziali e imprecise;

 

9. se sono disposti a fornire - una volta superata la fase dell'emergenza epidemiologica - tutti i dati relativi alla gestione dell'emergenza Covid-19 nelle Rsa a un istituto di ricerca autorevole e indipendente, per poter ottenere una valutazione terza e imparziale delle scelte politiche e tecniche compiute dalla Provincia autonoma di Trento e in particolare dall'assessorato alla salute e alle politiche sociali durante l'emergenza della pandemia da Covid-19.

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