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Infermieri al posto delle guardie mediche, l'idea della Giunta non piace. L'Ordine: ''Dalla Pat nessuna condivisione''

La Giunta provinciale, su indicazione dell'assessore Segnana, intende sperimentare  il nuovo progetto che prevede coordinamento e integrazione fra i medici di continuità assistenziale (ex guardie mediche), gli infermieri e le Rsa  a Pieve Tesino, Bezzecca e Baselga di Pinè. Pedrotti: "Chiediamo che il progetto venga messo in stand by, in attesa di un incontro urgente con l’assessora Segnana" 

Pubblicato il - 12 gennaio 2020 - 12:59

TRENTO. Il nuovo modello organizzativo che prevede coordinamento e integrazione fra i medici di continuità assistenziale (ex guardie mediche), gli infermieri e le Rsa per il presidio delle sedi dislocate nelle zone di montagna o distanti dai servizi principali, annunciato dall'assessora Stefania Segnana, non è condiviso da chi questo servizio dovrà portarlo avanti. A farlo capire sono le parole di Daniel Pedrotti, presidente dell'ordine delle professioni infermieristiche di Trento.

 

Il modello illustrato dalla Giunta Fugatti, infatti, che coinvolge in prima persona gli infermieri, sembra essere stato fatto senza la condivisione dei diretti interessati.

 

“Il metodo con il quale si è proceduto – ha spiegato in una nota il presidente degli infermieri Daniel Pedrotti – è tutto scorretto. Implementare un nuovo modello che coinvolge gli infermieri senza aprire un tavolo di confronto con l’Ordine professionale di riferimento e gli altri attori coinvolti, a fronte di una piena disponibilità da noi più volte ribadita all’assessorato, lo troviamo uno sgarbo irrispettoso innanzitutto nei confronti dei cittadini”, forse, spiega il presidente “Ci si dimentica, che l’Ordine è Ente sussidiario dello Stato”.

 

L'obiettivo che vorrebbe portare avanti la Pat è quello di fornire una risposta in tempi rapidi ai centri di Pieve Tesino e Baselga di Pinè, dove la guardia medica non c'è più dal 2016. "La nostra volontà è quella di avere tutti i medici di continuità assistenziale necessari per coprire i servizi attualmente carenti – aveva spiegato l'assessore Segnana – nel frattempo intendiamo dare corso a questo nuovo modello; a tal fine l'Apss ha aperto un avviso per l'apertura di un ambulatorio infermieristico a Pieve Tesino il sabato, la domenica e i festivi infrasettimanali, che potrà servire come presidio ed integrazione per il medico di continuità assistenziale”. L'apertura dell'ambulatorio, è stato chiarito dalla Provincia, è sperimentale per un periodo di circa sei mesi, “Per valutare l'efficacia e la capacità di questo servizio di rispondere ai bisogni reali dei cittadini, prima della messa a regime”.

 

Parole questo che non vengono condivise dagli Infermieri perché un ambulatorio che viene presentato come “integrazione per il medico di continuità assistenziale”, in realtà sembra rappresentare, nelle intenzioni della Giunta, una misura compensativa alla carenza di guardie mediche. “Le aspettative che verranno a ingenerarsi nella popolazione con questo tipo di offerta, spacciata subito dai media come sostitutiva - “infermieri al posto dei medici di guardia” - spiega il presidente dell'ordine - rischieranno di essere deluse, perché l’infermiere potrà eventualmente solo indirizzare i cittadini, ma non potrà sostituire il medico nella diagnosi e nella prescrizione terapeutica. Gli infermieri vogliono fare gli

infermieri ed essere messi nelle condizioni di poter agire nelle migliori condizioni la propria professionalità nell’esclusivo interesse del cittadino in sinergia con gli altri professionisti sanitari”.

 

Per la copertura degli ambulatori l’APSS avrebbe anche aperto un bando tra i propri dipendenti che, però, non prevederebbe alcun requisito di competenza specifico. “Questo bando – spiega l'ordine degli infermieri - non prevede criteri di competenza (titoli e expertise maturata sul campo), che sarebbero invece necessari in ambito di triage, per poter discernere in sicurezza i pazienti da inviare urgentemente in pronto soccorso, rispetto a quelli che potranno attendere il lunedì per recarsi dal proprio medico di medicinagenerale. Un compito di estrema responsabilità per i professionisti, per il quale serve una specifica preparazione e assunzione di responsabilità”.

 

Vi è poi la questione portata avanti da tempo dall'ordine delle professioni infermieristiche e che riguarda le condizioni lavorative degli infermieri di Rsa, con la richiesta di garantire le dotazioni organiche che permettano un adeguato rapporto infermiere/ospiti per poterli assistere in sicurezza oltre ad una valorizzazione delle competenze. “Invece di garantire quanto da noi chiesto – continua Pedrotti - la Giunta decide di aggiungere un’ulteriore attività all’infermiere in turno di notte in Rsa, un’attività completamente diversa e imprevedibile rispetto a quelle che quotidianamente si prestano, con rischi per la sicurezza di professionisti e cittadini”.

 

Da parte degli infermieri lo sconcerto per non essere stati coinvolti assieme agli altri attori in un progetto così importante per i cittadini, la professione e il sistema sanitario provinciale. “Chiediamo che tali progetti vengano messi in stand by, in attesa di un incontro urgente con l’assessora Segnana dove poter dirimere dubbi e contribuire alla ridefinizione del progetto” ha concluso Pedrotti.

 

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