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Infermieri al posto delle Guardie Mediche? Futura: ''Dall'assessora la solita 'sparata' ad effetto ma si rischia di gravare su strutture già in difficoltà''

Per i consiglieri Paolo Ghezzi e Lucia Coppola: "Gli infermieri non sono medici e questo significa che non possono fare diagnosi e, banalmente, scrivere ricette". Si chiede di sospendere ogni decisione in attesa di un confronto 

Pubblicato il - 13 January 2020 - 11:36

TRENTO. Il nuovo piano della Segnana? Rischia solamente di creare un duplice danno: “non fornire alcun utile servizio ai cittadini e gravare su strutture e professionisti già in difficoltà di organico”. A dirlo è Futura con i consiglieri, Paolo Ghezzi e Lucia Coppola, in merito alla decisione da parte dell'assessora Segnana di mettere degli infermieri al posto delle guardie mediche.

Il nuovo modello organizzativo prevede il coordinamento e l'integrazione fra i medici di continuità assistenziale (ex guardie mediche), gli infermieri e le Rsa per il presidio delle sedi dislocate nelle zone di montagna o distanti dai servizi principali (QUI L'ARTICOLO).  “In alcuni territori – spiegano Ghezzi e Coppola - mancano servizi sanitari di prossimità che possano rispondere adeguatamente alle cittadine e ai cittadini. Questo è un fatto, serio e a cui dare risposte concrete e, allo stesso tempo, realizzabili e sostenibili”. L’ assessora, affermano i due consiglieri “si è limitata alla 'sparata' ad effetto: infermieri 'tuttofare' al vostro servizio”.

 

I compiti degli infermieri, però, non sono quelli dei medici di continuità assistenziale. “Gli infermieri non sono medici e questo significa – spiega Futura - che non possono fare diagnosi e, banalmente, scrivere ricette”.

 

Questo, senza contare il fatto che già più volte dai sindacati ma anche dallo stesso Ordine delle professioni infermieristiche, è stato sottolineato il numero già troppo ridotto di personale nelle strutture esistenti, soprattutto nelle Rsa che, secondo l’assessora, dovrebbero diventare sedi ambulatoriali per tutti i cittadini e dove mancano anche Oss a supporto dell’assistenza agli anziani.

 

“L’assessora, senza confrontarsi con l’Ordine degli infermieri – continuano i consiglieri provinciali - che già da tempo denuncia difficoltà e la necessità di nuove risorse professionali e con i sindacati che chiedono da tempo un incontro, pensa di risolvere il problema utilizzando proprio quegli infermieri e quelle Rsa che già si trovano in difficoltà a gestire l’ordinario”.

 

La questione sarà oggetto anche di una interrogazione provinciale nella quale si chiederà all'assessora Segnana quali siano le motivazioni per le quali non siano stati coinvolti l’Ordine professionale degli infermieri, le strutture competenti e le parti sociali. Oltre a questo se non ritenga opportuno sospendere ogni decisione in attesa di un confronto necessario e non prorogabile e in che modo si inseriscono decisioni di questo tipo all’interno del nuovo piano sanitario che è stato più volte differito e che forse vedrà la luce nella prossima estate.

 

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