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Insultata e minacciata perché donna e musulmana. Ora basta: ''Li denuncio. Da cittadina italiana, bellunese, madre di 4 figli, non posso accettare intimidazioni''

Assia Belhadj si è candidata alle ultime regionali in Veneto con una civica a sostegno di Lorenzoni. E' stata attaccata violentemente sui social da migliaia di haters che l'hanno minacciata, insultata e in suo sostegno è intervenuto anche il vescovo di Belluno. Ora, a elezioni passate, ha deciso di denunciarli: ''In quanto responsabile di una associazione che aiuta le donne maltrattate ho sempre suggerito loro di fidarsi delle Istituzioni e di rivolgersi allo Stato. Senza però mai immaginare che un giorno a chiedere aiuto sarei stata io''

Di Luca Pianesi - 25 settembre 2020 - 12:43

BELLUNO. ''Dopo avere valutato assieme alla mia famiglia quanto mi è accaduto, ho deciso di rivolgermi ad un legale e denunciare tutte le offese, le minacce, le diffamazioni, le frasi incivili che mi sono state rivolte e che sono state pubblicate in questi giorni nei miei profili social. Frasi che purtroppo hanno avuto un risalto enorme anche al di fuori del nostro territorio. Frasi che ben poco hanno a vedere con uno Stato moderno, europeo, nel 2020''. Questa è Assia Belhadj, 36 anni italo-algerina mediatrice culturale di professione, bellunese, che ha deciso di correre alle elezioni regionali in Veneto con la lista civica “Il Veneto che vogliamo”, a sostegno del candidato di centrosinistra Arturo Lorenzoni.

 

Ebbene durante tutta la campagna elettorale è stata oggetto di insulti, minacce e attacchi vergognosi dovuti semplicemente al fatto che è donna, musulmana e di origine straniera. Insulti razzisti, sessisti, vere e proprie minacce di morte per lei e la sua famiglia (Assia ha dei figli nati in Italialavora per l’associazione Aisha, impegnata nella lotta alla discriminazione e alla violenza contro le donne). Ha resistito, tenuto duro, atteso l'esito del voto, mentre la barbarie scatenata contro di lei da un esercito di haters che si distinguono sempre per analfabetismo funzionale, difficoltà di espressione, distanza siderale dalla lingua italiana e dalla cultura italiana (che è figlia di contaminazioni e di una storia di emigrazione e di accoglienza che nulla ha a che vedere con tanta povertà morale, etica e sociale) infuriava sui suoi social. 

 

 

 

Gli attacchi che ha ricevuto sono finiti sulle pagine di Repubblica, Open e di tanti quotidiani nazionali e in suo sostegno si sono espressi sia il candidato Lorenzoni (''Ci vogliono generosità e coraggio - aveva detto - oggi per una donna che, da ‘nuova montanara’ come ci piace chiamarla, toglie tempo al suo lavoro e alla sua famiglia per mettersi in gioco'') che il vescovo di Belluno che è intervenuto con queste parole: ''Non conoscere e ignorare è una delle armi più micidiali per colpire e annientare gli altri. Siamo sgomenti, come Chiesa, per questa barbarie che si è scatenata contro Assia. Chi la conosce riconosce in lei una passione e una competenza in umanità, in capacità relazionale, in dignità di vita, in rispetto culturale, in promozione del nostro territorio che non ha pari. Al di là della sua posizione politica – del resto necessaria nella dinamica elettorale – le esprimiamo la più profonda solidarietà, una sincera gratitudine, un cordiale apprezzamento''. 

 

Assia ha preso 279 voti, non è stata eletta ma lei stessa ha ringraziato tutti "i cittadini bellunesi - ha scritto - che mi hanno onorata con il loro voto portandomi al secondo posto delle preferenze''. Ora però è tempo di proseguire nella sua opera di impegno e allora è giusto non dimenticarsi di quanti l'hanno attaccata in quel becero modo. E' giusto affidarsi e affidarli alla giustizia perché è ora di dire basta alla barbarie del linguaggio, al tutto è concesso, al tanto alla fine la spunta sempre il più idiota perché a mettersi al loro livello si perde sempre (loro partono avvantaggiati praticando l'idiozia in ogni circostanza). C'è la legge, ci sono gli organi inquirenti, ci sono i giudici ed è ora di coinvolgerli, anche in questa porzione della vita che è sempre più importante e decisiva.  

 

''Ho dunque deciso di rivolgermi alla Polizia di Stato e chiedere la valutazione e la punizione di queste espressioni - scrive Belhadj - alcune delle quali nulla hanno a che vedere con il rispetto tra le persone, con la tolleranza, con l'integrazione e con il rispetto della legge, in questo caso penale. In quanto responsabile di una associazione che aiuta le donne maltrattate ho sempre suggerito loro di fidarsi delle Istituzioni e di rivolgersi allo Stato. Senza però mai immaginare che un giorno a chiedere aiuto sarei stata io. Nella mia attività politica non ho mai nemmeno lontanamente pensato di toccare temi che abbiano minimamente a che vedere con aspetti religiosi. Ho giurato sulla costruzione italiana, una costituzione che prevede uno stato laico, e non accetto commenti ingiuriosi e diffamatori legati alla mia religione, sentimento che custodisco gelosamente, riservandolo all'intimità della mia coscienza privata. Da cittadina italiana, bellunese, madre di quattro figli, peraltro pure loro italiani, non posso accettare intimidazioni che si ripercuotono sulla mia serenità e su quella della mia famiglia''.

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