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Critica Zaia e i consiglieri regionali che hanno preso il bonus, candidata del Pd ricoperta d’insulti: “L’odio in rete di questi leoni da tastiera deve finire”

Vanessa Camani, candidata Pd alle regionali in Veneto, presa di mira dopo aver criticato Zaia: “Gli insulti mi sono arrivati perché mi sono permessa di smontare la propaganda leghista e raccontare la verità. Il bonus chiesto dai consiglieri leghisti? Comportamento coerente con la loro idea di società, fondata su privilegi e disparità sociali”

Di Tiziano Grottolo - 14 agosto 2020 - 13:04

VERONA. Non è la prima volta che una donna viene presa di mira per le sue posizioni politiche. Questa volta è toccato all’ex deputata Vanessa Camani candidata con il Partito Democratico alle prossime elezioni regionali in Veneto. La sua “colpa” è stata quella di criticare la giunta guidata dal leghista Luca Zaia. La candidata è intervenuta su vari temi, migranti, dissesto idrogeologico, mafia e in ultimo sui politici che hanno richiesto i vari bonus per far fronte all’emergenza coronavirus (fra cui tre consiglieri di maggioranza veneti). In poco tempo i suoi profili social sono stati presi d’assalto da centinaia di commenti sessisti e ingiuriosi.

 

Scema”, “Ebete”, “Non impasticcarti”, “Vai a fartelo mettere” sono solo alcuni esempi delle offese ricevute, nel 90% dei casi gli “odiatori” sono uomini. “Io non mi lascio intimorire e provvederò a denunciare questi soggetti – spiega Camani a Il Dolomitil’odio in rete di questi leoni da tastiera deve finire. Queste gentilezze mi sono arrivate perché ho osato smontare la propaganda leghista e raccontare la verità”. Camani sottolinea di non credere nella caccia alle streghe sul tema dei bonus ai politici: “Ho detto soltanto di non essere stupita del fatto che siano stati proprio tre consiglieri leghisti a richiedere il bonus, perché si tratta di un comportamento coerente con l’idea che propongono di società: un sistema distorto, fondato sui privilegi, sulle disparità sociali, sullo spreco del denaro pubblico, sulla prepotenza. Sull’individuazione di un nemico da dare in pasto alla gente per continuare a nascondere interessi privati”.

 

Eppure la candidata è convinta che gran parte degli insulti non siano arrivati per la presa di posizione in sé, ma piuttosto perché a parlare è stata una donna: Se a prendere posizione fosse stato un uomo le reazioni sarebbero state diverse, ma anche questo è in linea con l’idea della donna promossa dalla giunta leghista. In certi ambienti è ancora molto radicata l’idea che le donne non dovrebbero occuparsi di politica, lo dimostra l’impostazione maschilista del gruppo dirigente del Veneto. Si pensa che le donne siano più fragili e che possano essere colpite nell’impunità, ma per loro sfortuna non mi faccio intimorire, con me c’è l’intera comunità del Pd che non mi fa sentire sola in questa battaglia”.

 

Una battaglia che si combatterà anche nelle aule di tribunale perché l’ex deputata ha deciso di denunciare tutti gli autori degli insulti: “Assieme all’avvocato decideremo il modo migliore di procedere. L’interesse non è quello di accanirsi contro le singole persone ma voglio far passare il messaggio che queste situazioni non devono essere tollerate, troppo spesso le donne che fanno politica vengono prese di mira sui social”. Nel frattempo però è arrivata anche tanta solidarietà, dalle numerose associazioni che difendono le donne al Partito Democratico, sono stata contattata anche da molte donne che si sentono chiamate in causa, è anche per dare un segnale a chi non ha gli strumenti per difendersi che ho scelto di denunciare. Il vero problema – conclude Camani – è che i veneti non sono abituati a sentire un punto di vista diverso da Zaia che in questi mesi ha potuto presentarsi in conferenza stampa senza contraddittorio. Questo è il vero problema di democrazia e non solo di civiltà, ciò accade quando le istituzioni anziché mettersi al servizio del bene comune si trasformano in un mero esercizio di potere”.

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