Deve rinunciare al lavoro per la nascita del figlio, la Consigliera di parità della Provincia: "Non si può tacere: inaccettabile il comportamento di Cortina Marketing"
La Consigliera di parità della Provincia di Belluno, Flavia Monego, interviene con fermezza sul caso della mamma che deve rinunciare al lavoro in Cortina Marketing dopo la nascita del figlio: "Le parole pronunciate dai rappresentanti della società pubblica appaiono più come una dichiarazione politica che come una motivazione tecnica sembrano ignorare completamente la trasformazione del mondo del lavoro e le aspettative delle nuove generazioni"

CORTINA D'AMPEZZO. "Non possiamo tacere davanti a un atteggiamento che contraddice le norme e le linee guida nazionali sulla conciliazione vita-lavoro. Una situazione che appare doppiamente inaccettabile perché espresso da una società pubblica". A intervenire è Flavia Monego, consigliera di parità della Provincia di Belluno sul caso della mamma costretta in partica a scegliere tra la famiglia e l'occupazione in Cortina Marketing. "In un contesto storico in cui l’Italia, e in particolare la Regione Veneto, promuove certificazioni di parità di genere, Family Audit e politiche attive di benessere organizzativo, fa riflettere che un’azienda pubblica si trinceri dietro motivazioni generiche e formali, come la sopravvenienza delle Olimpiadi, per sottrarsi alla propria responsabilità sociale e istituzionali".
La denuncia è arrivata da Ivan Borsato, già consulente legale della Consigliera provinciale di parità e da un ventennio impegnato come giuslavorista nel foro bellunese, l'avvocato che segue Lisa (nome di fantasia) costretta a "un suicidio lavorativo". Un caso che interessa la SeAm-Servizi Ampezzo Unipersonale e Cortina Marketing, il braccio operativo del Comune ampezzano nella promozione turistica.
"Trovo davvero sconfortante che nel 2025 ci siano ancora realtà datoriali che mettono le donne di fronte al bivio tra famiglia e lavoro", dice l'avvocato Borsato. "Trovo ancora più deprimente che a farlo sia una società partecipata al 100% da un ente pubblico, che dovrebbe dimostrare maggior responsabilità in tema di conciliazione vita-lavoro e di tutela della condizione delle lavoratrici madri" (Qui articolo).
Le difficoltà per Lisa sono iniziate quasi fin da subito, dal settimo mese di gravidanza e la situazione è peggiorata con la nascita del secondo figlio con la sostanziale chiusura della società alla modalità di smart working e la non volontà dell'azienda (che non si è inizialmente presentata al tavolo di confronto convocato dalla Consigliera di parità provinciale, di valutare una soluzione mista (presenza e lavoro agile) proposta dall'avvocato e dalla cliente, nonostante 140 chilometri da percorrere con due bimbi piccoli a casa.
La Consigliera di parità della Provincia di Belluno interviene con fermezza sul caso. "La parità di genere non è un’eccezione - prosegue Monego - ma un obbligo giuridico e un dovere etico. L’assenza ingiustificata dei vertici aziendali all’incontro, non solo rappresenta un gesto di scarsa considerazione istituzionale, ma mina il principio di leale collaborazione tra soggetti pubblici, sancito anche dalle disposizioni normative che istituiscono il ruolo della Consigliera stessa".
Bocciate anche le ragioni dell'azienda. "Le parole pronunciate dai rappresentanti della società appaiono più come una dichiarazione politica che come una motivazione tecnica", sottolinea ancora la Consigliera, "sembrano ignorare completamente la trasformazione del mondo del lavoro e le aspettative delle nuove generazioni. Cortina Marketing, in quanto società integralmente pubblica, ha il dovere di dare l’esempio nella promozione della parità e nell’attuazione concreta dei principi costituzionali e delle normative sul lavoro. Non può permettersi di rimanere ancorata a una logica difensiva e burocratica, quando la sfida attuale richiede una visione moderna e responsabile".
La Consigliera di Parità della Provincia di Belluno esprime "piena solidarietà alla lavoratrice coinvolta e auspica che l’azienda voglia riconsiderare la propria posizione, aprendo un dialogo trasparente e rispettoso delle prerogative istituzionali, dei diritti delle donne e della dignità del lavoro", conclude Monego.












