Rinuncia al lavoro per la nascita del figlio, il tribunale dà ragione all'azienda: "Non c'è discriminazione. Un rammarico: la lavoratrice indifferente agli interessi della società"
La società Cortina Marketing, tramite Se.Am., interviene dopo la sentenza, favorevole, del tribunale di Belluno sul caso della dipendente che deve rinunciare al lavoro dopo la nascita del secondo figlio: "Un rammarico: la lavoratrice è rimasta indifferente agli interessi della società e non ha percepito l’importanza della propria figura e l’apporto che l’attività di marketing è chiamata a dare a Cortina in un momento di visibilità unica e straordinaria quale l’evento dei Giochi Olimpici"

CORTINA D'AMPEZZO. Una decisione nel caso di specie concreta dal punto di vista organizzativo e congrua sul piano logico. Il Giudice del lavoro del tribunale di Belluno dà così ragione a Cortina Marketing e Se.Am. sulla vicenda di "Lisa", la mamma costretta a scegliere tra la famiglia e l'occupazione. Si chiude così una lunga vertenza - iniziata l'estate scorsa - sul riconoscimento dello smart working in ragione della presenza di due figli piccoli.
La denuncia è arrivata da Ivan Borsato, già consulente legale della Consigliera provinciale di parità e da un ventennio impegnato come giuslavorista nel foro bellunese, l'avvocato che segue Lisa (nome di fantasia) costretta a "un suicidio lavorativo". Un caso che interessa la SeAm-Servizi Ampezzo Unipersonale e Cortina Marketing, il braccio operativo del Comune ampezzano nella promozione turistica.
"Trovo davvero sconfortante che nel 2025 ci siano ancora realtà datoriali che mettono le donne di fronte al bivio tra famiglia e lavoro", dice l'avvocato Borsato. "Trovo ancora più deprimente che a farlo sia una società partecipata al 100% da un ente pubblico, che dovrebbe dimostrare maggior responsabilità in tema di conciliazione vita-lavoro e di tutela della condizione delle lavoratrici madri" (Qui articolo).
A intervenire con fermezza era stata anche Flavia Monego, consigliera di parità della Provincia di Belluno. "Non possiamo tacere davanti a un atteggiamento che contraddice le norme e le linee guida nazionali sulla conciliazione vita-lavoro. Una situazione che appare doppiamente inaccettabile perché espresso da una società pubblica" (Qui articolo).
Fin da subito Cortina Marketing e Se.Am. avevano difeso la scelta. Una versione delle controparti definita parziale e maliziosa (Qui articolo). E il tribunale di Belluno ha accolto le difese di Servizi Ampezzo Unipersonale S.r.l., patrocinata dall’avvocata Caterina Dal Mas, che aveva evidenziato come alla dipendente era stato concesso di operare da remoto per mesi fin tanto che era stato possibile, ma l’imminenza dei Giochi Olimpici aveva reso impossibile continuare a usufruire utilmente delle prestazioni lavorative della signora in tale modalità, unica dipendente addetta alle pubbliche relazioni e al marketing.
"L’ordinanza pronunciata lunedì 13 ottobre dal tribunale di Belluno ha ripercorso puntualmente i diritti riconosciuti ai lavoratori, specie se chiamati a dover assolvere a compiti genitoriali - commenta Alessandro Zandonella, presidente del Consiglio di amministrazione di Servizi Ampezzo Unipersonale S.r.l. - ma ha riconosciuto che la società 'ha ricollegato la decisione di non concedere il lavoro agile a ragioni organizzative e produttive che appaiono nel caso di specie concrete e congrue sul piano logico: l’avvicinarsi e poi il verificarsi di un evento particolarmente significativo per la città di Cortina, con l’inevitabile afflusso di persone e il conseguente impatto sociale e mediatico, è certamente un’occasione di singolare importanza per la promozione della città, promozione che è tra i servizi resi dalla società stessa. A dimostrare la buona fede di parte datoriale in tal senso c'è anche l’aver concesso, quando è stato possibile, il lavoro agile alla ricorrente, richiedendole invece la presenza nel momento in cui un fatto contingente l’ha fatta legittimamente ritenere necessaria'. Il giudicante ha inoltre escluso che nella scelta della società possano ravvisarsi atteggiamenti discriminatori, come aveva paventato la Cgil che era intervenuta nel processo a sostegno delle ragioni della lavoratrice".
Rimane per Se.Am. - si legge nella nota del Consiglio di amministrazione - un unico rammarico: "La lavoratrice è rimasta indifferente agli interessi della società e non ha percepito l’importanza della propria figura e l’apporto che l’attività di marketing è chiamata a dare alla città di Cortina in un momento di visibilità unica e straordinaria quale l’evento dei Giochi Olimpici, trascinando la società in tribunale, certa che l’essere madre le riconoscesse un ruolo privilegiato anche rispetto a tutti i colleghi chiamati al massimo sforzo e impegno affinché l’evento si celebri con soddisfazione e successo", conclude Zandonella.


















