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Lavoro pubblico, protesta dei sindacati: ''Fugatti a parole sempre pronto ma nei fatti non si confronta mai. Basta offendere e strumentalizzare i dipendenti''

Un comparto pubblico e sindacati reduci da un attacco di Savoi. Dichiarazioni dalle quali il governatore Fugatti si è smarcato dal presidente del partito alcune ore dopo. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Fenalt: "Il governatore non ha apprezzato il mantenimento della qualità, e il moltiplicarsi della quantità, dei servizi erogati? Offensivo poi che si parli di 'rientro al lavoro' come se fossero stati tutti in vacanza"

Di Luca Andreazza - 19 giugno 2020 - 12:34

TRENTO. Presidio dei sindacati davanti al palazzo della Provincia. Una manifestazione per avviare una fase di dialogo per salvaguardare i lavoratori del comparto pubblico e fissare alcuni obiettivi. "A parole il presidente Fugatti è sempre pronto a confrontarsi - spiegano Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp), Marcella Tomasi (Uil Fpl) e Maurizio Valentinotti (Fenalt) - ma di fatto non incontra mai i rappresentanti dei dipendenti che ogni giorno gli consentono di governare l'amministrazione pubblica più efficiente in Italia".

 

Un comparto pubblico e sindacati reduci da un attacco da parte di Alessandro Savoi, consigliere provinciale della Lega, il quale ha definito "privilegiati" i primi e "parassiti" i secondi. Dichiarazioni dalle quali il governatore Fugatti si è smarcato dal presidente del partito alcune ore dopo (Qui articolo). "Le lavoratrici e i lavoratori - commenta Diaspro - sono spesso bersaglio di attacchi superficiali, strumentali e offensivi. Non si può creare un conflitto e una divisione tra categorie in questa crisi drammatica".

 

Le sigle Fp Cgil e Cisl Fp, Uil Fpl e Fenalt si sono trovate in piazza Dante in forma contigentata per rispettare le norme in materia di sicurezza ai tempi di Covid-19. "La pubblica amministrazione trentina è eccellente e deve essere un volano per la ripartenza - spiega Pallanch - una leva per la ripresa dello sviluppo e per il miglioramento dei servizi a cittadini e imprese è l’obiettivo comune".

 

 

La richiesta è quella di sospendere iniziative unilaterali e avviare un confronto con le rappresentanze dei lavoratori, valorizzare il lavoro pubblico, rinnovare e finanziare i contratti collettivi provinciali e sviluppare nuove modalità di servizi per implementare gli strumenti telematici la conciliazione familiare. E ancora la possibilità di sviluppare lo smart working quale modalità ordinaria di lavoro tra obiettivi, efficienza e qualità.

 

"Si deve rilanciare il valore del pubblico - continua Pallanch - un operato estremamente importante durante il lockdown. Non accettiamo offese e strumentalizzazioni, atteggiamenti che puntano a dividere i lavoratori. Dopo la seconda guerra mondiali il Trentino è uscito unito e coeso, anche in questo caso si esce tutti insieme: sono valori fondanti dell'autonomia e dei nostri padri".

 

Altri punti sono quelli di applicare le linee guida per la sicurezza e riconoscere il rischio di tutte le persone che hanno operato nell'emergenza attraverso un accordo sindacale e non una delibera di Giunta.

 

"Nel periodo pre-Covid erano circa 450 i telelavoratori, che sono diventati oltre 3.200 a causa dell'emergenza. I dipendenti - dice Tomasi - hanno usato mezzi propri e hanno potenziato la connessione a proprie spese. Interventi necessari per garantire i servizi in quanto si sono dovuti riorganizzare a domicilio. I buoni pasto non sono stati erogati perché contrattualmente non riconosciuti. Non è vero che la Provincia ha riconosciuto i costi".

C'è poi il tema dei 20 milioni già stanziati e stralciati, risorse nel resto d'Italia già liquidate in largo anticipo. "Sono spariti e non si sa nulla della destinazione. Sono poi tanti gli argomenti aperti per la riorganizzazione - evidenzia Tomasi - come le procedure per la sanificazione degli spazi. Non si possono modificare gli accordi senza confronto in questo momento delicato".

 

Le parti sociali chiedono un dialogo per affrontare quelle scelte indispensabili per avviare e sostenere processi di innovazione. "I lavoratori - - devono essere attivi protagonisti per non avere un peggioramento della situazione e non rispondere ai bisogni. I servizi possono essere erogati in modo ancora più tempestivo ma si devono semplificare e sburocratizzare le norme. I dipendenti portano sempre a termine i propri doveri, eventuali ritardi sono dovuti alla necessità di rispettare le legislazioni imposte. La Giunta deve incontrare i sindacati e non può decidere unilateralmente con formule demagogiche".

 

I sindacati chiedono un cambio di passo alla Provincia a trazione leghista. "La Giunta deve spiegare come intende declinare il tema della sicurezza con il rientro di massa negli uffici anziché favorire ancora il lavoro agile, nonostante l'ottima esperienza di smart working e i positivi risultati. Sembra invece che la presenza fisica dei dipendenti sia l'unico elemento considerato dal presidente che evidentemente in questi mesi di emergenza non ha apprezzato il mantenimento della qualità, e il moltiplicarsi della quantità, dei servizi erogati. Offensivo poi che si parli di 'rientro al lavoro' come se fossero stati tutti in vacanza", concludono Diaspro, Pallanch, Tomasi e Valentinotti. 

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