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Legge per lo sci e contro il dpcm? No, la Valle d'Aosta prende esempio dall'Alto Adige su come si esercita l'autonomia

Quanto successo ieri non è uno strappo con Roma ma un atto che la regione avrebbe voluto porre in essere mesi fa ma che non ha potuto fare perché il consiglio era sciolto fino a metà ottobre. Di fatto è stata votata una legge per prendere provvedimenti come ha fatto Bolzano nella Fase-2 e a fine ottobre quando prima ha provato a tenere i bar e ristoranti aperti e poi si è autoproclamata zona rossa. E' un modo di gestire l'autonomia diverso da quello di Trento che non ha mai legiferato in materia e va avanti a ordinanze facilmente sospendibili come successo a fine ottobre

Di Luca Pianesi - 03 dicembre 2020 - 12:42

AOSTA. Non è successo niente di catastrofico in Valle d'Aosta semplicemente la regione autonoma ha deciso di fare come ha fatto la provincia autonoma di Bolzano qualche mese fa: dotarsi di una legge che permetta di esercitare l'autonomia in maniera compiuta al contrario di quanto accade, per esempio, in un altro territorio a statuto speciale come la provincia di Trento. A spiegare quanto accaduto a il Dolomiti è il consigliere regionale valdostano Marco Carrel dell'opposizione eletto con il movimento Pour l’Autonomie.

 

Nessuno strappo con il governo centrale dunque, respinti al mittente i titoloni dei giornali che recitavano, più o meno, ''La Valle d'Aosta vara la legge anti Dpcm per tornare a sciare''. La Valle d'Aosta non ha votato per riaprire gli impianti. In realtà il consiglio regionale valdostano ha semplicemente ricalcato la legge varata dal consiglio provinciale dell'Alto Adige l'8 maggio scorso, quella annunciata da Kompatscher ''per poter gestire in autonomia la Fase-2 e la ripartenza'' e che è servita a fine ottobre a tentare di tenere aperti i bar e ristoranti per qualche giorni in più rispetto al dpcm di Conte, salvo poi rendersi conto della reale situazione che stava investendo il Trentino Alto Adige e decretare autonomamente la ''zona rossa'' per la provincia di Bolzano (anche se per il governo centrale sarebbe potuta restare ''zona gialla'' come il Trentino). 

 

Avere una legge o non averla è la differenza che c'è su come si gestisce l'autonomia tra Trento e Bolzano e quando contemporaneamente sia Fugatti che Kompatscher, a fine ottobre, avevano cercato di tenere aperti per più tempo bar e ristoranti il costituzionalista Palermo, a il Dolomiti aveva spiegato perfettamente cosa sarebbe successo: “La differenza sta nel fatto che Bolzano ha emanato un’ordinanza che si appoggia su una legge, Trento no. Non è detto che la legge altoatesina resista a un conflitto davanti ai giudici ma la procedura richiederebbe molto più tempo per essere esplicata”. Infatti, qualora l’ordinanza altoatesina fosse stata impugnata si sarebbe andrebbe davanti al Tar, considerando però che il provvedimento si poggiava su una legge, il tribunale molto probabilmente sarebbe stato costretto a rimandare la questione alla Corte costituzionale, allungando di molto i tempi per una pronuncia. Per il Trentino invece - concludeva Palermo - che ha prodotto solo un’ordinanza, il provvedimento può essere annullato semplicemente con un ricorso al Tar”. E infatti così è stato. Boccia ha impugnato e Fugatti ha ritirato l'ordinanza il giorno stesso che il Tar gliela sospendeva. 

 

''Noi non abbiamo potuto farla prima questa legge in quanto avevamo un consiglio sciolto sino al 20 ottobre - ci spiega il consigliere valdostano Carrel - quindi abbiamo adottato una legge simile a quella di Bolzano il prima possibile così da dare maggior forza alle ordinanze che farà il nostro presidente in base ai dati sanitari della nostra regione. Il testo di partenza è molto simile al testo della provincia di Bolzano, è poi stato emendato soprattutto per quanto riguarda il funzionamento e la composizione dell'unità di supporto e coordinamento per l'emergenza Covid-19''

 

''Il consiglio regionale - completa Carrel - ha approvato una legge quadro che dà la possibilità al presidente della regione di fare ordinanze che possono aprire o chiudere attività commerciali, negozi, impianti sciistici e dà la possibilità al presidente della regione di compiere determinate azioni in merito alla situazione sanitaria che si riscontra sul territorio valdostano e quindi dà la possibilità al governo regionale, che ha tutti i dati, anche quelli sanitari, di poter scegliere in un determinato modo rispetto a quanto potrebbero prevedere i vari dpcm nazionali. Da domani nulla cambia rispetto ad oggi. Stiamo aspettando i dpcm e poi vedremo cosa metteremo in atto senza mai dimenticare che l'obiettivo primario è quello di tutelare la salute dei valdostani''.

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