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Mentre Salvini suona campanelli e accusa cittadini di spacciare, l'ex leghista trentino beccato con tre etti di coca si dimette (solo ora, dopo 3 anni) dal consiglio

Mentre l'ex ministro dell'interno in barba a indagini delle forze dell'ordine, leggi e diritti ha lanciato un nuovo gioco al massacro, mettere alla gogna cittadini a lui sconosciuti solo in forza di fantomatiche segnalazioni (salvo poi, spenti i riflettori, abbandonare tutti con conseguenze drammatiche sia per chi resta sul posto) curiosamente proprio in questi giorni il consigliere leghista fermato tre anni fa dai carabinieri con 70 mila euro di cocaina in macchina ha deciso di dimettersi dal consiglio circoscrizionale 

Di Luca Pianesi - 24 gennaio 2020 - 10:09

TRENTO. Orwell, in confronto, era un dilettante: chi l'avrebbe mai anche solo immaginato che un ex ministro degli interni, per un pugno di voti, si sarebbe messo a suonare i campanelli di ignari cittadini chiedendo loro (nel caso specifico, tra l'altro a un minorenne) ''scusi lei è uno spacciatore?''. Il tutto, ovviamente, non a luci spente, magari per cercare di parlare con qualcuno, affrontare un qualche tipo di problema, entrare in punta di piedi in una comunità per conoscerne le criticità e affrontarle, con la consapevolezza che un personaggio tanto mediatico qual è il ''nostro'', può sconquassare una realtà intervenendo in maniera sbagliata.

 

Al contrario, ha trasformato i cittadini in carne da macello: si è avvicinato loro esclusivamente con telecamere accese e codazzo di giornalisti al seguito, ha trasformato i difficili rapporti di vicinato in clamore mediatico con il risultato di aver messo alla gogna tutte le parti in causa in questa vicenda: da un lato la fiduciosa signora che in Salvini aveva visto la possibilità, magari in buona fede, di risolvere un suo problema, convinta com'era che in quella casa qualcuno spacciasse, anch'essa incredula ma entusiasta nel vedere un ex ministro degli interni che, infischiandosene del lavoro di polizia e carabinieri, di indagini, leggi e diritti, dopo averla ascoltata per cinque secondi, senza esitazioni si dirigeva al campanello dei vicini umiliandoli pubblicamente; dall'altro, ovviamente, la famiglia che in quella casa abita che, perché di origine tunisina, sembrava quasi soffrire di una sorta di presunzione di colpevolezza per Salvini che non ha esitato un secondo ad attaccarsi al campanello e a chiedere a un ragazzo minorenne se lui fosse uno spacciatore. 

 

Il risultato, come detto, è stato devastante: nessun problema di quella comunità (il Pilastro di Bologna) è stato minimamente sfiorato; alla signora hanno sfasciato la macchina; la famiglia tunisina ora dovrà affrontare delle cause in tribunale per difendere la sua onorabilità. E Salvini? Avanti a testa bassa, tra un salame e un piatto di tortellini, implacabile come fosse una ruspa che, però, abbatte invece che costruire, e allora ecco un'altra ''denuncia'', avanti con un altro gioco al massacro. Oggi era a Modena: qualcuno gli ha detto che in un negozio si spaccia e allora ecco radunato, nuovamente, il solito codazzo di telecamere, giornalisti e supporter e via sotto i portici della cittadina per raggiungere l'esercizio commerciale.

 

E' chiuso? Non importa. Al Capitano non interessa nemmeno vedere chi lavora lì dentro, sapere cosa vendono, sapere se davvero esiste un negozio o magari qualcuno lo ha preso in giro e dietro quella saracinesca si nasconde un bar, la sede di un partito, un locale vuoto. Anche qui scatta la presunzione di colpevolezza (''di dove sono?'' chiede lui; ''nigeriani o marocchini'' risponde la denunciante, dimostrando, tra l'altro, il suo livello di affidabilità) e via di citazione in diretta Facebook di via e civico con frase ''qui si spaccia, adesso basta''.     

 

Ipotesi, illazioni, delazioni: il peggio che si possa augurare a una comunità. E intanto torna a fare il giro del web la notizia del leghista trentino che, lui davvero, incastrato da chi di giustizia e legge si occupa sul serio, era stato ''beccato'' tre anni fa dalle forze dell'ordine con a bordo dell'auto tre etti di cocaina. Era stato fermato al casello di Trento Sud in compagnia di un cittadino albanese con l'equivalente di 70 mila euro di sostanza stupefacente ed era poi stato condannato dal tribunale di Trento. Eppure, nonostante la condanna, in questi tre anni non aveva mai rinunciato al suo ruolo di consigliere circoscrizionale, pur non presentandosi mai in aula. Curiosamente, le dimissioni sono arrivate proprio in questi giorni mentre il Capitano Salvini andava dal ragazzo tunisino, a chiedergli ''scusi lei è uno spacciatore?'' e la vicenda dell'ex leghista trentino tornava a rimbalzare sui social di tutta Italia (con il meme del leghista trentino abbracciato a Salvini e la scritta ''scusi lei è uno spacciatore?'').

 

Insomma il tritacarne elettorale dell'ex ministro dell'interno non risparmia nessuno. Orwell, in confronto era un dilettante: la realtà sta superando, a destra e senza freccia, sempre di più la fantasia.

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