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Caso Savoi, Vettori: "Una farsa le dimissioni. Il partito è commissariato e la sua carica già congelata. Prendono in giro gli elettori"

Dopo gli insulti a Katia Rossato e Alessia Ambrosi, colpevoli di essere passate dalla Lega a Fratelli d'Italia, Alessandro Savoi ha annunciato le dimissioni da presidente del Carroccio trentino. Il consigliere Carlo Vettori: "Una farsa. Il partito è commissariato e le cariche congelate"

Di Davide Leveghi - 20 marzo 2021 - 22:29

TRENTO. “Le dimissioni dalla carica di presidente? Una presa in giro. Come ci si può dimettere da una carica che non esiste?”. Continua la polemica attorno alle dichiarazioni del consigliere provinciale della Lega Trentino Alessandro Savoi (QUI l'articolo). L'annuncio delle sue dimissioni dalla carica di presidente del partito (QUI l'articolo), a seguito della bufera scatenata dalle dichiarazioni sopra le righe indirizzate a Katia Rossato e Alessia Ambrosi (“le tr**e restano tr**e), consigliere provinciali colpevoli di essere passate a Fratelli d'Italia in polemica con le scelte nazionali del Carroccio, è infatti destinato ad alzare un altro polverone.

 

A portare nel dibattito la questione è il consigliere provinciale di Alto Adige Autonomia Carlo Vettori, già membro della Lega e fuoriuscito ancora al tempo della svolta nazionalista del segretario nazionale Matteo Salvini. Il partito, evidenzia l'ex leghista, è stato infatti commissariato dopo il passaggio dalla Lega Nord alla Lega Salvini Premier e sui singoli territori v'è il commissario (in Trentino è il deputato Diego Binelli).

 

Con il commissariamento ogni carica verrebbe così congelata e il ruolo di presidente, già di per sé onorifico, subirebbe la stessa sorte. “E' un gioco delle tre carte – incalza Vettori – è risaputo che dal dicembre 2019 con lo scioglimento della Lega Nord e la confluenza nella Lega Salvini Premier il partito sia stato commissariato. Come ci si può dunque dimettere da una carica che non esiste?”.

 

La stessa carica di presidente del partito, d'altronde, non sarebbe altro che un titolo onorifico. Anch'esso però “congelato” dal commissariamento. “E' una carica onorifica – continua – ma piuttosto stai zitto invece che dimetterti. È la classica situazione in cui la pezza è peggio del buco”. Diverso invece l'effetto delle sue parole sul ruolo istituzionale che Savoi ricopre in quanto membro dell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

 

“Hai voglia a parlare di 8 marzo e poi assistere a queste uscite – afferma il consigliere di Bolzano – Savoi è infatti membro dell'Ufficio di presidente del Consiglio regionale e parole come queste finiscono per svalutare la stessa istituzione democratica. Bisogna fare un vaglio severo all'interno dell'istituzione stessa”.

 

Tante sono state le attestazioni di solidarietà ad Alessia Ambrosi e alla collega Katia Rossato (QUI l'articolo), per un caso che ha travalicato i confini provinciali ed è arrivato sul piano nazionale (QUI l'articolo). Dalla stessa giunta, è arrivata la presa di distanza dell'assessora alle Politiche sociali (con competenza alla “realizzazione di interventi per le pari opportunità”) Stefania Segnana, che senza nominare i protagonisti della vicenda ha espresso la sua posizione: “Se la discussione degenera in offesa questo non va bene” (QUI l'articolo).

 

L'uscita dei “leghisti di ferro” Ambrosi, Rossato e Demattè (consigliere comunale a Trento) dal partito e l'entrata in Fratelli d'Italia è nondimeno destinata a cambiare gli equilibri all'interno della maggioranza provinciale. “Siamo leali e per il Trentino dialogheremo anche con chi ci insulta – ha dichiarato al nostro giornale il consigliere Claudio Cia, primo esponente del Consiglio provinciale a entrare nel partito di Giorgia Meloni – ma la Lega deve iniziare a confrontarsi” (QUI l'articolo).

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